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	<title>MedicinaLive.com &#187; Biotecnologie</title>
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		<title>Un superpomodoro contro il tumore alla prostata</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 13:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cinzia Due</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione e prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[Biotecnologie]]></category>
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Neoplasie e patologie cardiovascolari, artriti e morbo di parkinson, alcuni esempi tra le 100 patologie che colpiscono l’uomo, a causa della formazione di radicali liberi e di stress ossidativi. Sappiamo che molto si può fare con la prevenzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-24921" title="pomodoro (450 x 300)" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/03/pomodoro-450-x-300.jpg" alt="pomodoro (450 x 300)" width="450" height="300" /></p>
<p><strong>Neoplasie</strong> e patologie <strong>cardiovascolari, artriti e morbo di</strong> parkinson, alcuni esempi tra le 100 patologie che colpiscono l’uomo, a <strong>causa della formazione di radicali liberi e di stress ossidativi</strong>. Sappiamo che molto si può fare con la prevenzione attraverso una sana alimentazione, magari basata sulla dieta mediterranea. <strong>Di questa il pomodoro è uno degli elementi principali. </strong></p>
<p>Lo splendido e gustoso frutto della natura contiene proprietà antiossidanti idrosolubili e liposolubili, in grado di proteggere tutte le cellule del nostro corpo.<br />
<strong>Partendo da questa base, i ricercatori dell’Istituto di chimica biomolecolare del Cnr di Napoli, hanno creato un “superpomodoro” con proprietà anti-ossidanti ancora maggiori.</strong></p>
<p><span id="more-24917"></span></p>
<p>Lo hanno annunciato in occasione della <strong>Settimana di prevenzione del</strong> tumore alla prostata <strong>della World Foundation of Urology (Wfu),</strong> perché proprio nella prevenzione di questa patologia sembra avere capacità eccezionali.<br />
Non si tratta di un OGM cioè di un prodotto geneticamente modificato, bensì di <strong>un incrocio  tra diverse varietà di pomodori.</strong></p>
<p>Il super ortaggio è nato infatti  dalla fusione (per impollinazione naturale) dei corredi genetici di alcune varietà di pomodori neri e di  San Marzano. <strong>E’ un semplice alimento, con un potere antiossidante  maggiore rispetto agli altri che  si trovano attualmente in commercio</strong>:  è caratterizzato da un alto contenuto di licopene ed è ricchissimo di vitamina C, tipici dei pomodori neri;</p>
<p><strong>Del San Marzano ha invece ereditato la potente capacità antinfiammatoria</strong>.  A queste caratteristiche se ne aggiungono altre: possiede antocianine, ovvero un nuovo gruppo di antiossidanti importanti per la prevenzione di alcune sindromi metaboliche e cardiovascolari quali il diabete, l’obesità e gli elevati livelli di colesterolo e trigliceridi. <strong>Nella cottura ad esempio della pizza, ovvero 5 minuti a 300°, perde soloil20% del suo potere antiossidante.</strong></p>
<p>Se ne parlava da parecchio ed ora è stato ufficialmente presentato. In attesa della commercializzazione di questo supereroe della tavola italiana, è opportuno <strong>proseguire con uno stile di vita adeguato.</strong>  Piccole accortezze nell’alimentazione, nella quantità oltre che nella qualità (con la dieta mediterranea), un’attività sportiva o comunque un moderato, ma costante movimento, sigarette nella spazzatura e consumo moderato di alcool: possono già aiutarci molto.</p>
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		<title>Biopharming: ottenere farmaci dalle piante OGM</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 16:26:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina News]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[biopharming]]></category>
		<category><![CDATA[nuove terapie]]></category>
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		<category><![CDATA[organismi geneticamente modificati]]></category>
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		<description><![CDATA[
La sigla OGM, utilizzata per indicare Organismi Geneticamente Modificati tramite avanzate tecniche di ingegneria genetica,  spesso spaventa perchè, nonostante le modificazioni di questo tipo siano antichissime, prima inconsapevoli e  praticate poi già nel &#8216;900, non si conoscono ancora con certezza i suoi effetti. L&#8217;utilizzo di OGM riguarda numerosi settori che spaziano dall&#8217;alimentazione, all&#8217;industria ed agricoltura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="ogm" src="http://protonutrizione.blogosfere.it/images/ogm_A02.jpg" alt="" width="447" height="338" /></p>
<p>La sigla <strong>OGM</strong>, utilizzata per indicare <strong>Organismi Geneticamente Modificati</strong> tramite avanzate tecniche di ingegneria genetica,  spesso spaventa perchè, nonostante le modificazioni di questo tipo siano antichissime, prima inconsapevoli e  praticate poi già nel &#8216;900, non si conoscono ancora con certezza i suoi effetti. L&#8217;utilizzo di <strong>OGM</strong> riguarda numerosi settori che spaziano dall&#8217;<strong>alimentazione</strong>, all&#8217;industria ed agricoltura e l&#8217;ultima frontiera è l&#8217;impiego di questi organismi nel campo della medicina e dei <strong>farmaci</strong>.</p>
<p>L&#8217;ultima novità si chiama<strong> biopharming</strong> e consiste nella coltivazione di <strong>piante</strong> ed organismi vegetali destinati a curare alcune importanti <strong>patologie</strong>. Questi nuovi prodotti, non ancora disponibili, ma riconosciuti dai primi<em> trial</em> clinici, si basano su molecole compatibili con la fisiologia umana, meno rischiosi per la salute e che, inoltre, vengono prodotti anche con processi più <strong>economici</strong>. Il futuro della medicina, insomma, potrebbe essere legato alle<strong> piante</strong> ed alle nuove tecniche di <strong>genetica</strong> per la produzione di<strong> OGM</strong>.</p>
<p><span id="more-23737"></span></p>
<p>Anche se è un argomento piuttosto recente, sono già quasi venti anni che si riconoscono le potenzialità del <strong>biopharming</strong> e si lavora per affinare le tecniche. Basta pensare, infatti che l&#8217; UE ha stanziato 12 milioni di euro per condurre le <strong>prime sperimentazioni cliniche </strong>con organismi <strong>OGM</strong> che ha coinvolto un network pubblico e privato di circa 12 Paesi. L&#8217;attenzione a queste nuove scoperte arriva anche dall&#8217; <strong>Italia</strong>, prescisamente dall&#8217; l&#8217;<strong>Agenzia per la sicurezza alimentare</strong> dell&#8217;Unione Europea di Parma (Efsa), ma anche da alcuni colossi farmaceutici come la <strong>Bayer.</strong></p>
<p>L&#8217;azienda tedesca ha partecipato ad uno<strong> studio </strong>condotto in collaborazione conl&#8221;Università di Stanford, che prevedeva il prelievo di <strong>anticorpi</strong> da 16 malati di linfoma,la loro combinazione con il virus del tabacco e quindi l&#8217;innesto sulle piantagioni che hanno prodotto gli anticorpi adatti. Quest&#8217;ultimi sono stati somministrati ai malati e la reazione immunitaria è stata più che soddisfacente, essendo efficace nel <strong>47%</strong> dei soggetti.  Anche gli <strong>effetti collaterali</strong>, spesso temuti in questo tipo di terapie, sono stati quasi nulli. Questo dimostra non solo la potenzialità del <strong>biopharming</strong>, ma la possibilità di realizzare terapie ancora più personalizzate e specifiche.</p>
<p>L&#8217;altro vantaggio, davvero importante, è dato dall&#8217;enorme<strong> risparmio</strong> garantito dall&#8217;impiego di<strong> OGM</strong>: una rivista specializzata ha infatti pubblicato un dato interessante in cui evidenzia come produrre un grammo di <strong>bevacizumab, principio attivo </strong>del medicinale<strong> Avastin</strong> impiegato nelle neoplasie, costi intorno ai <strong>150 dollari</strong>, cifra che si riduce drasticamente toccando gli <strong>0,05 dollari </strong>utilizzando invece le piante, più economiche ancora rispetto le tecniche che impiegano gli animali.</p>
<p>[Fonte: <em>Salute-Espresso.it</em>]</p>
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		<title>Farmaci rari per malattie rare: cercasi sponsor</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 09:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liulai</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Legislazione]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina News]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci rari]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Nazionale dei Tumori]]></category>
		<category><![CDATA[Malattie Rare]]></category>
		<category><![CDATA[rarecare]]></category>

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		<description><![CDATA[
Oltre alle malattie &#8220;rare&#8221; esistono anche i &#8220;farmaci rari&#8220;. Ma ché cosa sono esattamente? Spiega Paolo Casali, responsabile dei trattamento dei nosocomi all&#8217;Istituto dei Tumori di Milano
«Ci sono i cosiddetti farmaci orfani, cioè quei farmaci privi di uno sponsor che ne finanzi la produzione perché destinati alla cura di patologie rare (le malattie con una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-22105" title="farmaci rari" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/01/farmaci-rari.jpg" alt="farmaci rari" width="450" height="284" /></p>
<p>Oltre alle malattie &#8220;rare&#8221; esistono anche i &#8220;<strong>farmaci rari</strong>&#8220;. <em>Ma ché cosa sono esattamente?</em> Spiega Paolo Casali, responsabile dei trattamento dei nosocomi all&#8217;Istituto dei Tumori di Milano</p>
<blockquote><p>«Ci sono i cosiddetti farmaci orfani, cioè quei farmaci privi di uno sponsor che ne finanzi la produzione perché destinati alla cura di patologie rare (le malattie con una frequenza inferiore a 10/100.000) e in ambito oncologico, i tumori meno frequenti: quelli pediatrici, ematologici e quelli soliti meno diffusi, come i sarcomi».</p></blockquote>
<p>Farmaci il cui sviluppo l&#8217; Istituto Nazionale dei Tumori sta incentivando attraverso un progetto europeo denominato <a target="_blank" href="www.rarecare.eu" target="_blank">RARECARE</a>­. Prosegue Marco Pierotti, direttore scientifico dell&#8217;Istituto Tumori</p>
<p><span id="more-21982"></span></p>
<blockquote><p> «Si tratta tra l&#8217;altro, di farmaci che, nati come orfani, si rivelano spesso efficaci per la cura di vari tumori. Un esempio è quello dell&#8217;Imatinib (noto come Glivec), creato come bersaglio per un gene alterato nelle Leucemie mieloidi croniche e utilissimo anche per la cura di un tumore gastrointestinale (il Gist) e di altre forme di cancro. Tutto ciò perché in oncologia si punta sempre più alla creazione di farmaci intelligenti che agiscano sui meccanismi molecolari alterati, prendendo quindi spunto dalla tipologia dei farmaci usati per curare tumori rari»</p></blockquote>
<p>Ma oltre ai farmaci orfani, precisa Corrado Sticco dell&#8217;Associazione Dossetti di Roma, particolarmente sensibile a queste tematiche</p>
<blockquote><p> «Ci sono i farmaci rari intesi come medicine innovative per la cura di malattie croniche (come l&#8217;artrite reumatoide), però irraggiungibili dai pazienti a causa di un prezzo elevatissimo e con una enorme disparità di accesso tra le regioni d&#8217;Italia: gratuiti in alcune zone, totalmente privi di rimborso in altre, e perciò causa di un triste turismo sanitario».</p></blockquote>
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		<title>Applicazioni biomediche per distruggere cellule cancerogene</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 09:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liulai</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[cellule tumorali]]></category>
		<category><![CDATA[chemioterapici]]></category>

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		<description><![CDATA[
In un cult movie di fantascienza del ‘66 (Viaggio allucinante), Raquel Welch, insieme a un team di scienziati veniva miniaturizzata in un sommergibile e iniettata nel corpo di uno scienziato malato, per riuscire ad operarlo dall&#8217;interno. Ma oggi qualcosa che ricorda quel film (che vinse l’oscar per la scenografia e gli effetti speciali) sta diventando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-21523" title="nuove cure per tumori" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2009/12/nuove-cure-per-tumori.jpg" alt="nuove cure per tumori" width="450" height="286" /></p>
<p>In un cult movie di fantascienza del ‘66 (Viaggio allucinante), Raquel Welch, insieme a un team di scienziati veniva miniaturizzata in un sommergibile e iniettata nel corpo di uno scienziato malato, per riuscire ad operarlo dall&#8217;interno. Ma oggi qualcosa che ricorda quel film (che vinse l’oscar per la scenografia e gli effetti speciali) sta diventando realtà. Un&#8217;equipe di ricercatori del Dipartimento di Scienze chimiche dell&#8217;Università di Cagliari, guidata dalla professoressa Anna Musinu, è riuscita a sintetizzare delle <strong>nano-particelle di ossido di ferro e di ferrite di cobalto</strong> della dimensione di circa 20 rniliardesimi di metro che, guidate da uno speciale campo magnetico, possono trasformarsi in tanti veicoli capaci di attaccare direttamente un tumore.</p>
<p><em>Il loro compito principale?</em> Ci spiega <strong>Anna Musinu</strong></p>
<blockquote><p>«Agganciare farmaci chemioterapici, essere guidate, proprio come delle micro-navicelle capaci di galleggiare nel flusso sanguigno verso la zona colpita dal tumore e poi, giunte a destinazione, rilasciare il loro carico di principi attivi solo dove necessario. Cosi i farmaci possono agire in modo mirato, senza danneggiare i tessuti sani circostanti»</p></blockquote>
<p><span id="more-21522"></span></p>
<p> Ma per queste speciali &#8220;navicelle magnetiche&#8221; è in fase di studio un&#8217;altra importante <strong>applicazione biomedica</strong>: la distruzione di un tumore localizzato attraverso l&#8217;ipertermia. Conclude Anna Musinu</p>
<blockquote><p>&#8220;Le cellule cancerogene possono essere soppresse innalzando la loro temperatura a 42/45°C e mantenendola a questi livelli per più di 30 minuti. Guidati fino all&#8217;esatto punto in cui si trova il tumore i nano-magneti possono agganciare le cellule tumorali e, sotto l&#8217;azione di un campo magnetico variabile e di intensità opportuna, essere costretti a oscillare liberando calore fino al raggiungimento della temperatura critica per la sopravvivenza delle cellule tumorali. Con queste modalità è possibile limitare la somministrazione di molecole di sintesi e ridurre ulteriormente la tossicità dei trattamenti”</p></blockquote>
<p> La ricerca, naturalmente, è ancora in corso: appena valutata la tossicità nelle cellule, è in programma infatti il passaggio alla sperimentazione in vitro e in vivo su cavie da laboratorio.</p>
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		<title>Farmaci bio-tech: nuove frontiere nel campo dell&#8217;ingegneria genetica</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 08:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liulai</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[dna]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci biotech]]></category>
		<category><![CDATA[ingegneria genetica]]></category>
		<category><![CDATA[produzione di ormoni]]></category>
		<category><![CDATA[terapia genica]]></category>

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Uno dei settori che negli ultimi trent&#8217;anni si è imposto come fiore all&#8217;occhiello dell&#8217;industria hi-tech è quello delle biotecnologie. In linea di principio, questo termine include una moltitudine di tecniche mutuate dalla biologia molecolare e cellulare, in pratica, nell&#8217;accezione più comune, le biotecnologie finiscono per essere quasi sempre identificate soltanto con le procedure che consentono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img class="aligncenter size-full wp-image-13268" title="farmaci-biotech" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2009/04/farmaci-biotech.jpg" alt="" width="450" height="338" /></p>
<p>Uno dei settori che negli ultimi trent&#8217;anni si è imposto come fiore all&#8217;occhiello dell&#8217;industria hi-tech è quello delle<strong> biotecnologie</strong>. In linea di principio, questo termine include una moltitudine di tecniche mutuate dalla biologia molecolare e cellulare, in pratica, nell&#8217;accezione più comune, le biotecnologie finiscono per essere quasi sempre identificate soltanto con le procedure che consentono di<strong> manipolare il genoma</strong> (<em>il DNA</em>) di qualsiasi organismo e che vanno sotto il nome di ingegneria genetica.</p>
<p>Nell&#8217;area delle scienze mediche gli sviluppi dell&#8217;ingegneria genetica con le ripercussioni pratiche più consistenti sono quelli che mirano a ottimizzare le possibilità di prevenzione e di cura delle malattie: la produzione di <strong>farmaci biotech e la terapia genica</strong>. Al momento, a poter vantare il maggior numero di successi sul piano applicativo è sicuramente il primo settore. Tradizionalmente, i <a target="_blank" href="http://www.guadagnorisparmiando.com/category/farmaci-generici/" target="_blank">farmaci</a> utilizzati per curare le malattie sono ottenuti grazie a protocolli di sintesi chimica oppure mediante processi di estrazione di principi attivi generati spontaneamente da piante e da altri organismi.</p>
<p><span id="more-13262"></span></p>
<p>I metodi dell&#8217;ingegneria genetica consentono di isolare i <strong>geni umani</strong> contenenti le istruzioni per la sintesi delle molecole proteiche. Il loro trapianto all&#8217;interno di organismi piú semplici (<em>batteri o funghi</em>) che possono produrle autonomamente, offre nuove opportunità nella cura di questo tipo di malattie. In pratica, i microrganismi geneticamente modificati attraverso l&#8217;introduzione di geni umani diventano vere e proprie fabbriche (<em>dette in gergo tecnico bioreattori</em>) di quelle stesse sostanze che negli individui malati sono deficitarie.</p>
<p>Il loro DNA, che a questo punto è composto di sequenze originate da organismi diversi, viene definito<strong> DNA ricombinante</strong>. I vantaggi delle tecniche del DNA ricombinante rispetto ai sistemi di produzione tradizionali sembrano convincenti:<strong> le proteine così ottenute sono disponibili in quantità pressoché illimitata e in tempi estremamente rapidi e, inoltre, corrispondono a quelle prodotte in condizioni normali dall&#8217;organismo, cosicché non comportano il rischio di reazioni avverse</strong>. Esistono naturalmente molti composti di interesse farmacologico che possono essere prodotti con l&#8217;ingegneria genetica. Basti pensare che circa la metà delle nuove molecole proteiche utilizzate a scopo terapeutico sono il risultato dell&#8217;ingegneria genetica e che 200 (delle quali il 40 per cento viene prescritto in oncologia) sono quelle già in commercio.</p>
<p>Tra queste ci sono <strong>vari tipi di ormoni</strong>, come per esempio <em>l&#8217;ormone della crescita</em>, responsabile dello sviluppo corporeo, e <strong>l&#8217;ormone follicolo-stimolante</strong>, regolatore dei principali eventi del ciclo riproduttivo, che sono normalmente prodotti dall&#8217;ipofisi. Altre sostanze di grande importanza prodotte per via ricombinante sono: <strong>l&#8217;interferone</strong>, che può essere impiegato nella cura delle leucemie e di alcune malattie epatiche; le <strong>interleuchine</strong>, usate come coadiuvanti nelle terapie antitumorali; i fattori di stimolo delle colonie di granulociti, anche questi di grande aiuto nei soggetti malati di tumore; l&#8217;eritropoietina, fondamentale per fronteggiare l&#8217;anemia; i fattori della coagulazione, essenziali per i malati di emofilia; la dienneasi (DNAsi) attiva contro la fibrosi cistica; gli anticorpi monocionaii efficaci in oncologia e in altri contesti clinici.</p>
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		<title>Cellule staminali da liquido amniotico: feti curabili in utero</title>
		<link>http://www.medicinalive.com/costume/bioetica/cellule-staminali-liquido-amniotico-feti-curabili/</link>
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		<pubDate>Sat, 29 Nov 2008 09:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liulai</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[Biotecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[amniocentesi]]></category>
		<category><![CDATA[biocell di Busto Arsizio]]></category>
		<category><![CDATA[cellule staminali]]></category>
		<category><![CDATA[feto]]></category>
		<category><![CDATA[liquido amniotico]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
E&#8217; di alcuni giorni la notizia che dei centri hanno dato avvio ad un servizio di conservazione delle cellule staminali contenute nel liquido amniotico. Una novità positiva, poiché lo studio delle possibili applicazioni delle staminali del liquido placentare è tra le frontiere della medicina prenatale.
 Il BioCell di Busto Arsizio è attivo da molti anni nello studio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img class="aligncenter size-full wp-image-7181" title="cellule-staminali" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2008/11/cellule-staminali.jpg" alt="" width="450" height="300" /> </p>
<p>E&#8217; di alcuni giorni la notizia che dei centri hanno dato avvio ad un servizio di conservazione delle<strong> cellule staminali contenute nel liquido amniotico</strong>. Una novità positiva, poiché lo studio delle possibili applicazioni delle <a href="http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/medicina-biologica/cellule-staminali-ora-e-possibile-conservare-anche-quelle-del-liquido-amniotico/" target="_blank">staminali</a> del liquido placentare è tra le frontiere della medicina prenatale.</p>
<p> Il <strong>BioCell di Busto Arsizio</strong> è attivo da molti anni nello studio e nelle applicazioni delle terapie cellulari e dai risultati ottenuti possiamo affermare che le staminali rappresentano una delle frontiere della conoscenza scientifica del nostro tempo. Quelle &#8220;<em>multi potenti</em>&#8221; del liquido amniotico sono poi tra le più giovani e con maggiori qualità. E si prestano a svariate applicazioni.</p>
<p><span id="more-7180"></span></p>
<p>Occupandosi infatti di medicina prenatale, nel centro sono riusciti ad effettuare <strong>sette trapianti di staminali in utero</strong>, applicando una cura ancor prima della nascita. Si trattava di casi in cui l&#8217;<a href="http://www.medicinalive.com/costume-societa-non-selezionare/medicina-news-costume-societa-non-selezionare/sindrome-di-down-diagnosi-da-test-del-sangue-senza-amniocentesi/" target="_blank">amniocentesi</a> rivelava una malattia genetica, corretta con un trapianto prima della nascita prelevando staminali dal papà o dalla mamma.</p>
<p>Ora si mira ad utilizzare le staminali del liquido amniotico per curare i bimbi con difetti genetici del sangue prima della nascita. Le staminali da liquido amniotico appartengono al <a href="http://www.medicinalive.com/le-eta-della-salute/maternita-e-puericultura/inquinamento-causa-danni-al-dna-del-feto/" target="_blank">feto</a> e come tali non danno problemi di compatibilità o rigetto. L&#8217;idea è quella di prenderle e di trasformarle in &#8220;<em>navicelle spaziali</em>&#8221; con a bordo il gene corretto, usandole come strumento terapeutico per curare malattie ereditarie.</p>
<p> Se i test clinici troveranno riscontri positivi, la scienza avrà fatto un altro importante passo in avanti senza interferire con le nostre coscienze. Infatti <strong>le tecniche che utilizzano il liquido amniotico non comportano problemi etici e anzi sono in parte sostitutive delle ricerche sulle staminali embrionali</strong>. Essere all&#8217;avanguardia sia dal punto di vista scientifico sia da quello bioetico sprona a proseguire con rinnovato vigore.</p>
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		<title>La neuroetica raccontata da Peter Reiner: &#8220;Un giorno le sostanze serviranno a farci godere la vita&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Nov 2008 18:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<mce:style><!  st1\:*{behavior:url(#ieooui) } --></p>
<p><!--[endif]--></p>
<p><!--[if gte mso 10]><br />
<mce:style><!   /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ansi-language:#0400; 	mso-fareast-language:#0400; 	mso-bidi-language:#0400;} --></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-6310" title="neuroetica" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2008/11/neuroetica.jpg" alt="" width="350" height="333" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Nel periodo in cui i <strong>temi morali </strong>piu’ scottanti vengono trattati con le pinze dalla <strong>politica</strong>, dalla <strong>scienza</strong> e dalla <strong>religione</strong>, dall’altro i cittadini cominciano a pretendere di dire la loro sulle <strong>questioni etiche</strong> piu’ personali che riguardano la <strong>ricerca scientifica</strong>. Organizzati a <strong>Roma </strong>dalla <strong>Fondazione Sigma-Tau</strong> presso l’<strong>Auditorium Parco della Musica</strong>, i <strong>Tribunali di bioetica</strong>, programmati per i prossimi 9 novembre e 14 dicembre, puntano ad aprire il dibattito e agevolare la richiesta di rendere soggettive alcune decisioni fondamentali: <strong>Stefano Rodotà e Stefano Ferracuti </strong>stimoleranno, nelle due occasioni di dibattito, le tematiche della <strong>sperimentazione </strong>umana dei medicinali e della volontarietà o meno di un omicidio premeditato. Al centro della disputa sempre attualissima, la <strong>bioetica del terzo millennio</strong>: <strong>pillole che promettono la felicità </strong>e <strong>neurochirurgia </strong>che sarebbe <strong>in grado di alterare le funzioni cerebrali</strong>, ma dove si nasconde, in verità, la felicità delle persone? <span id="more-6306"></span>Il <strong>cervello</strong> è il luogo additato dai piu’, scienziati e non, per andare a ripescare motivazioni, <strong>cause ed effetti</strong> delle nostre emozioni e degli stati d’animo. Motivo per il quale, si sta cominciando a fare uso di <strong>tecnologie avanzate </strong>per studiare e metter mano nella scatola cranica. A stabilire il confine etico degli interventi sul cervello, tuttavia, ci hanno pensato i ricercatori che, nel maggio del 2006 in <strong>California</strong>, hanno dato vita alla <strong>Neuroethic Society</strong>, un’<strong>assemblea internazionale</strong> che terrà il suo primo simposio a <strong>Washington </strong>tra qualche giorno. Guru indiscusso della nuova bioetica è <strong>Peter Reiner</strong>, docente dell’<strong>Università Pennsylvania e della British Columbia</strong>: “<em>Il cervello è l’essenza di cio’ che siamo – dice – e accettare il progresso non significa trascurarne le conseguenze. <strong>Occorre tenere a bada la tecnologia</strong> che pretende di intervenire nel processo di conoscenza”. </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Spesso, infatti, accade che <strong>farmaci </strong>studiati per curare una <strong>patologia</strong> vengano poi usati per migliorare una condizione tutt’altro che patologica: è il caso del <strong>Prozac</strong>, divenuto un must in troppe famiglie e appuntamento quotidiano per uomini e donne ai quali non occorrerebbe; è il caso del <strong>Viagra</strong>, di cui si fa un abuso evidente; è il caso del <strong>Modafinil</strong>, un farmaco anti-narcolessia che negli Usa prendono tutti coloro che necessitano, per motivi futili, di allungare la resistenza contro il sonno naturale e la stanchezza; è il caso, opposto, dello <strong>Zolpidem</strong>, sonnifero ad azione rapida. I dati dicono che il 15% degli studenti americani usa il <strong>Ritalin</strong> per affrontare gli esami scolastici. Il futuro, inoltre, riserva una serie di novità farmacologiche: quelli per <strong>potenziare la memoria e intervenire sul processo di invecchiamento</strong>, ormoni per eliminare le resistenze psicologiche.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Il dubbio enorme dei <strong>ricercatori</strong> è che il corpo umano non sia pronto a ricevere quantità sempre maggiori di medicinali anche se il <strong>70% degli abituali consumatori di medicine dichiara di non aver paura delle controindicazioni</strong>. Accanto ai farmaci si studiano anche strumenti diversi come la <strong>stimolazione magnetica transuranica e la meditazione per aiutare l’attenzione</strong>. <em>“La cosa che colpisce e lascia l’amaro in bocca – continua <strong>Reiner</strong> – è pensare al fatto che <strong>ogni novità diventa funzionale ad incrementare i ritmi frenetici di lavoro</strong>. Ogni scoperta ci porta ad essere sempre <strong>piu’ ansiosi e in ritardo</strong>, manca sempre tempo e diventa difficilissimo ritagliare spazio per se stessi. Oggi ne sappiamo molto piu’ di dieci anni fa e molto meno di quel che sapremo fra vent’anni. <strong>Spero solo che ogni scoperta ed ogni sostanza da assimilare per stare meglio non sia per forza legata all’implicita condizione di lavorare di piu’ e godere meno la vita</strong>. Forse, e me lo auguro, tornerà il tempo di cominciare a fare il contrario”. </em></p>
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		<title>Cellule staminali: Ora è possibile conservare anche quelle del liquido amniotico</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Sep 2008 10:35:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Da oggi è possibile, anche in Italia, attraverso il Bioscience Institute di San Marino e la BioCell di Busto Arsizio, mettere a frutto le enormi potenzialità delle cellule staminali estratte dal liquido amniotico utilizzato per l&#8217;effettuazione dell&#8217;amniocentesi, esame di diagnosi prenatale molto diffuso.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4436" title="Cellule Staminali" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2008/09/11.jpg" alt="" width="450" height="678" /></p>
<p>Da oggi è possibile, anche in Italia, attraverso il <strong>Bioscience Institute di San Marino </strong>e la<strong> BioCell di Busto Arsizio, mettere a frutto le enormi potenzialità delle cellule staminali estratte dal liquido amniotico utilizzato per l&#8217;effettuazione dell&#8217;amniocentesi</strong>, esame di diagnosi prenatale molto diffuso.<br />
Si tratta di un&#8217;ulteriore opzione che viene messa a disposizione dei genitori del nascituro e che <strong>si aggiunge a quella largamente sperimentata ed efficace delle <a href="http://www.medicinalive.com/?s=cellule+staminali">cellule staminali</a> da sangue del cordone ombelicale.</strong> In concreto, e senza comportare variazione alle normali procedure dell&#8217;amniocentesi, basta non buttar via, come avviene adesso, i primi tre millilitri di liquido amniotico estratti e inviarli tramite corriere al Bioscience Institute di San Marino. <strong>In laboratorio, da questo piccolo quantitativo di liquido aminiotico, vengono estratte le cellule staminali, analizzate e avviate al congelamento programmato</strong> fino a raggiungere i -196° C dei contenitori criobiologici ai vapori di azoto, dove saranno conservate per venti anni. Tutti i processi sono effettuati in camere sterili (camere bianche) in condizioni di assoluta sicurezza biologica, garantita dalla certificazione <strong>GMP (<em>Good Manufacturing Practice</em>)</strong>, il più elevato standard qualitativo riconosciuto all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea.  L&#8217;operazione è sicura e di facilissima realizzazione attraverso uno specifico kit di prelievo che la futura mamma consegnerà al ginecologo prima di effettuare l&#8217;amniocentesi.</p>
<p><span id="more-4426"></span><br />
E&#8217; assolutamente fondamentale precisare che la conservazione di staminali da <a href="http://www.medicinalive.com/tag/liquido-amniotico/">liquido amniotico</a> non è né sostitutiva né alternativa di quelle delle staminali da cordone ombelicale, poiché le  staminali del liquido amniotico hanno caratteristiche differenti.<br />
Studi effettuati dal <em>Dipartimento di Biotecnologie dell&#8217;Università di Seoul</em> – Womens University, recentemente pubblicati (Cell Proliferation, 2007), hanno dimostrato la sensazionale capacità delle cellule staminali<br />
del liquido amniotico di permanere in coltura per otto mesi, subire ben 27 passaggi di espansione cellulare e amplificarsi fino a 66 volte senza perdere la capacità di differenziarsi e diventare senescenti. Da considerare che altre cellule staminali adulte, come quelle del cordone ombelicale e del tessuto adiposo, hanno una capacità di espandersi decisamente inferiore. Nel liquido amniotico, infatti, <strong>è stato individuato un tipo di cellula che presenta molte delle caratteristiche delle cellule embrionali umane, compresa la capacità di svilupparsi in elementi del sistema nervoso centrale, cellule muscolari, e in altri tessuti che potrebbero essere usati per trattare una grande varietà di malattie</strong> (<em>De Coppi P. et al. Nature Biotechnology 25: 100-106, 2007</em>). «Le cellule staminali derivate dal liquido amniotico», <strong>afferma il prof. Carlo Ventura</strong>, direttore scientifico di <em>Bioscience Institute</em> e direttore del <em>Laboratorio di Biologia Molecolare e Bioingegneria delle cellule staminali dell&#8217;Università di Bologna</em>, «sono potenzialmente utilizzabili a fini terapeutici attraverso la cosiddetta &#8220;medicina rigenerativa&#8221;, poichè si isolano facilmente,si moltiplicano in fretta e sembrano versatili come quelle dell&#8217;embrione. Oltre alla facile reperibilità e a non determinare problemi di tipo etico, le staminali del liquido amniotico sembrano avere il vantaggio di non andare incontro a trasformazione tumorale, uno dei rischi associati alle staminali embrionali vere e proprie».</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4440" title="Cellule Staminali" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2008/09/1.jpg" alt="" width="450" height="678" /></p>
<p>Presso il <strong>Bioscience Institute di San Marino</strong> sono da tempo in corso ricerche per lo studio delle implicazioni terapeutiche di diverse tipologie di cellule staminali adulte isolate da diverse sorgenti, quali cordone ombelicale, midollo osseo, placenta a termine e tessuto adiposo. E&#8217; attualmente in atto una collaborazione tra il Bioscience Institute e la dottoressa Margherita Maioli del Dipartimento di Scienze Biomediche<br />
dell&#8217;Università di Sassari per la caratterizzazione delle proprietà biologiche delle cellule staminali del liquido amniotico. In particolare, si cercherà di analizzare a fondo la possibilità di trasformare tali cellule in<br />
cellule adulte, quali cellule muscolari cardiache, ossee, sanguigne, nervose, del grasso ed epatiche.<br />
Questa nuova opportunità offerta alle future mamme è frutto della collaborazione tra BioCell e Bioscience Institute,</p>
<blockquote><p>«La condivisione dei protocolli di ricerca e delle procedure»</p></blockquote>
<p>afferma Giuseppe Mucci, amministratore delegato di Bioscience Institute,</p>
<blockquote><p>«costituisce una ulteriore integrazione e un fattore aggiuntivo di articolazione delle attività di conservazione e ricerca del nostro istituto che, di fatto, amplia le possibilità di prevenzione messe a disposizione degli utenti da Bioscience Institute. La conservazione di cellule staminali autologhe da liquido amniotico, cordone ombelicale e tessuto adiposo, in caso di necessità, permette di disporre di maggiori quantitativi di cellule staminali. Un&#8217;assicurazione biologica di cui avvalersi a scopo terapeutico per la rigenerazione di organi e tessuti, oltre che per la cura di numerose patologie ematologiche, immunologiche, metaboliche e oncologiche».</p></blockquote>
<p>[<em>Sul sito internet <a target="_blank" href="http://www.biocellcenter.it/" target="_blank">www.biocellcenter.it</a> è possibile reperire ulteriori informazioni sull'argomento, i curricula degli scienziati e dei medici citati, una rassegna stampa specialistica, l'elenco delle pubblicazioni scientifiche sull'argomento, il contratto e il depliant illustrativo</em>]</p>
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		<title>Nanotecnologie: è la forma, non la dimensione, a fare la differenza</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Aug 2008 10:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie]]></category>
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Nel campo delle nanotecnologie, sempre più impiegate in medicina, gli scienziati hanno sempre ritenuto importante il fattore dimensionale.
Nuove ricerche suggeriscono, invece, che a contare maggiormemente è la forma, scoperta che apre la strada alla messa a punto di nuovi microdispositivi in particolare per la cura delle formazioni tumorali.
Lo studio, effettuato dai ricercatori della University of [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><strong><img src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2008/08/nanotecnologie-e-la-forma-non-la-dimensione-a-fare-la-differenza.jpg" alt="" title="nanotecnologie-e-la-forma-non-la-dimensione-a-fare-la-differenza" width="450" height="247" class="alignnone size-full wp-image-3229" /></strong></div>
<p>Nel campo delle <strong>nanotecnologie</strong>, sempre più impiegate in medicina, gli scienziati hanno sempre ritenuto importante il <strong>fattore dimensionale</strong>.<br />
Nuove ricerche suggeriscono, invece, che a contare maggiormemente è la <strong>forma</strong>, scoperta che apre la strada alla messa a punto di <strong>nuovi microdispositivi in particolare per la cura delle formazioni tumorali</strong>.</p>
<p>Lo studio, effettuato dai ricercatori della <em>University of North Carolina</em> a <em>Chapel Hill</em>, risulta altresì utile per <strong>ideare terapie efficaci contro patologie come il diabete, la sclerosi multipla, l’artrite e l’obesità</strong>.<br />
I ricercatori hanno dimostrato che <strong>le nanoparticelle disegnate con una particolare forma, taglia e superficie chimica, interagiscono diversamente con le cellule dell’organismo</strong> proprio sulla base di questi attributi.<br />
I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista <em>Proceedings of the National Academy of Sciences</em>.</p>
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		<title>Tumori: la diagnosi in un biochip</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 12:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
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Diagnosticare il cancro tempestivamente, aumentando le possibilità di una guarigione completa, sarà presto possibile grazie ad un particolare biochip, ultimo progetto in lavorazione tra le nanotecnologie. 

Si tratta di una scatola elettronica di piccole dimensioni che, collegata ad un computer, dovrebbe consentire velocemente l&#8217;identificazione di ben quattro tipi di tumore. 

 
La realizzazione di questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><strong><img src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2008/06/tumori-la-diagnosi-in-un-biochip-foto.jpg" alt="" title="tumori-la-diagnosi-in-un-biochip-foto" width="360" height="278" class="alignnone size-full wp-image-2290" /></strong></div>
<div align="justify"><strong>Diagnosticare il cancro</strong> tempestivamente, aumentando le possibilità di una guarigione completa, sarà presto possibile grazie ad un particolare <strong>biochip</strong>, ultimo progetto in lavorazione tra le <strong>nanotecnologie</strong>. </div>
<p></p>
<div align="justify">Si tratta di una scatola elettronica di piccole dimensioni che, collegata ad un computer, dovrebbe consentire velocemente l&#8217;identificazione di ben quattro tipi di <strong>tumore</strong>. </div>
<p><span id="more-2289"></span><br />
 <!-- adman --></p>
<div align="justify">La realizzazione di questo straordinario dispositivo vede uniti gli sforzi del <a target="_blank" href="http://www.cnr.it/" target="blank">Cnr</a> di Roma, del’Ics Unido di Trieste e dei ricercatori delle università di Pisa, Venezia, Padova, Brescia, Bologna.<br />
Il progetto, cofinanziato dal <a target="_blank" href="http://www.miur.it/" target="blank">Miur</a>, vede la partecipazione di Olivetti e Xeptagen.  </div>
<p></p>
<div align="justify">Il <strong>biochip</strong> collegato al computer, utilizzando i comuni marcatori biologici, ha il vantaggio di fornire risultati immediati con una sola goccia di sangue, diminuendo non soltanto i tempi di attesa, ma anche i costi.<br />
Un esempio? Un <strong>esame diagnostico</strong>, effettuato con questo metodo costa intorno alle venti euro.  </div>
<p></p>
<div align="justify">Non sorprende che le <em>nanotecnologie</em> siano indicate come gli strumenti della medicina moderna, considerato il fatto che permettono di risparmiare tempo e denaro.<br />
La macchinetta per la <strong>diagnosi preventiva dei tumori</strong> non costa migliaia di euro come ci si aspetterebbe vista l&#8217;alta funzionalità e la tempestività dei risultati, ma soltanto trecento euro.<br />
Cosa sono trecento euro rispetto al valore inestimabile di una vita salvata?</div>
<p></p>
<div align="justify">In un futuro non molto lontano, questo dispositivo troverà posto a fianco all&#8217;aspirapolvere e alla lavatrice, come un normale elettrodomestico e ci permetterà di effettuare controlli costanti senza lunghe file e spese mediche costose, direttamente da casa nostra.</div>
<p></p>
<div align="justify">La sperimentazione per testarne l&#8217;efficacia terminerà l&#8217;anno prossimo.<br />
Attendiamo con ansia i risultati di una così straordinaria invenzione che farebbe della prevenzione e della diagnosi precoce la cura migliore al <a href="http://www.medicinalive.com/cura-del-corpo/dermatologia/cancro-alle-labbra-rossetti-e-lucidalabbra-rappresentano-un-pericolo/">cancro</a>, il male del millennio.</div>
<div align="left">[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.corriere.it" target="blank">www.corriere.it</a>]</div>
<p></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Fidatevi del “dica 33”</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 08:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liulai</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie]]></category>
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		<category><![CDATA[salute di polmoni e bronchi]]></category>
		<category><![CDATA[stetoscopio]]></category>
		<category><![CDATA[stetoscopio elettronico]]></category>

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Nel settembre dello  scorso anno una notizia in arrivo da Copenhagen (Danimarca) annunciava :&#8221;Lo stetoscopio potrebbe essere soppiantato dai lettori Mp3 di ultima generazione che fanno impazzire i ragazzi&#8221;. Questo perché una ricerca danese aveva evidenziato come la gran parte dei medici avesse difficoltà nel distinguere i suoni provenienti dagli organi &#8220;sotto esame&#8220;, nonostante [...]]]></description>
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<div align="center"><img src='http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2008/06/fonenoscopio.jpg' alt='fonenoscopio.jpg' /></div>
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</p>
<div align="justify">Nel settembre dello  scorso anno una notizia in arrivo da Copenhagen (Danimarca) annunciava <strong>:&#8221;Lo stetoscopio potrebbe essere soppiantato dai lettori Mp3 di ultima generazione che fanno impazzire i ragazzi&#8221;. </strong>Questo perché una ricerca danese aveva evidenziato come la gran parte dei medici avesse difficoltà nel distinguere i suoni provenienti dagli organi &#8220;<em>sotto esame</em>&#8220;, nonostante l&#8217;arrivo dello <strong>stetoscopio elettronico</strong>.</div>
<p></p>
<div align="justify"> Così, un ricercatore canadese, <strong>Neil Skjodt </strong>del Dipartimento di Medicina dell&#8217;<a target="_blank" href="http://www.ualberta.ca/"target="blank">Università dell&#8217;Alberta </a>di Edmonton, con il supporto del collega otorino <strong>Bill Hodgets </strong>aveva sostituito il classico stetoscopio con un registratore appoggiando l&#8217;insolito strumento sulla cassa toracica dei pazienti, il ricercatore aveva registrato i suoni provenienti dai <a href="http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/dizionario-termini-medici/la-broncopatia-e-una-malattia-sociale-conosciamola-meglio-in-occasione-della-giornata-nazionale-del-respiro/"target="blank">bronchi e polmoni </a>arrivando alla conclusione che «<em>la loro qualità è molto alta, di gran lunga migliore di quella ottenuta dai migliori stetoscopi</em>».</div>
<p><span id="more-2115"></span><br />
<!-- adman --><br />
</p>
<div align="justify">Ma nell&#8217;era dell&#8217;elettronica e mentre lo stetoscopio rischia di essere soppiantato dai <a target="_blank" href="http://www.geekissimo.com/2007/12/31/mp3-ovvero-la-morte-dellalta-fedelta/"target="blank">lettori Mp3</a>, ecco arrivare una buona notizia, che tranquillizza chi ama i metodi tradizionali della medicina: il celebre &#8220;<em>Dica 33</em>&#8221; continua ad essere richiesto ai pazienti da medici di famiglia e da pneumologi. Come tutti sanno, questo antico metodo consente di testare la salute dei nostri polmoni con un semplice esame che consiste nel posare una mano esperta, quella del camice bianco, sul torace del paziente intento a pronunciare, appunto, il fatidico trentatré. Spiega <strong>Franco Falcone</strong>, vicepresidente dell&#8217;<a target="_blank" href="http://www.aiponet.it/aiponet/0,0,31,12,28,0.ashx"target="blank">Associazione pneumologi ospedalieri </a>(Aipo)</div>
<p></p>
<blockquote><div align="justify">Il modo in cui &#8220;risuona&#8221; questa parola ci fornisce indizi importantissimi sulla salute dei polmoni del paziente». </div>
</blockquote>
<p></p>
<div align="justify">Il 33, dunque, è ben lontano dal tramonto, e ancora oggi rappresenta un valido alleato dei camici bianchi. Tanto che, in alcuni casi, è in grado di sostituire anche strumentazioni di ultima generazione. L&#8217;esame del &#8220;33&#8243; eseguito con un buon <strong>fonendoscopio</strong> è in grado di sostituire tranquillamente un&#8217;ecografia, con risparmi considerevoli per il <a target="_blank" href="http://www.ministerosalute.it/ministero/sezMinistero.jsp?label=ssn"target="blank">Servizio sanitario nazionale</a>. L&#8217;esame è estremamente semplice da eseguire e, infatti, facile comprendere lo stato di salute dei polmoni agendo in questo modo. Quanto meno, si capisce immediatamente se ci sono difficoltà e se è, dunque, preferibile approfondire la diagnosi.</div>
<p></p>
<div align="justify">
</div>
<p></p>
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