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	<title>MedicinaLive.com &#187; Nuove frontiere mediche</title>
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		<title>Un chip di carta low cost potrebbe diagnosticare decine di malattie</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 11:20:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina News]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Aids]]></category>
		<category><![CDATA[diagnosi precoce]]></category>
		<category><![CDATA[malaria]]></category>
		<category><![CDATA[tubercolosi]]></category>

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Uno dei tanti ostacoli che, specialmente nel terzo mondo, non permettono la diagnosi efficace e tempestiva di diverse malattie come la malaria, l&#8217;Aids e la tubercolosi è proprio la mancanza di strutture adeguate. Tali strutture, presenti in tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-24656" title="whitesides" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/03/whitesides.jpg" alt="whitesides" width="450" height="348" /></p>
<p>Uno dei tanti ostacoli che, specialmente nel terzo mondo, non permettono la <strong>diagnosi efficace e tempestiva </strong>di diverse malattie come la malaria, l&#8217;Aids e la tubercolosi è proprio la <strong>mancanza di strutture adeguate</strong>. Tali strutture, presenti in tutti i Paesi Occidentali nelle città maggiori, sono molto costose, e per questo in zone come l&#8217;Africa ed il Medio Oriente sono assenti o molto scarse.</p>
<p>Ma una nuova invenzione progettata da un chimico dell&#8217;Università di Harvard, <strong>George Whitesides</strong>, potrebbe portare una rivoluzione in questo campo. Whitesides ha inventato un <strong>chip di carta</strong> a cui basta un semplice inchiostro resistente ai liquidi per funzionare. Esso è in grado di incanalare una goccia di sangue in varie zone del chip. Ogni area toccata dal sangue si colora e, in base al colore, <strong>emette una diagnosi</strong>.</p>
<p>Non serve nemmeno la presenza di un medico per diagnosticare la malattia, ma spiega ancora Whitesides, basterebbe <strong>scattare una foto del chip con il telefonino</strong> ed inviarla al proprio medico per ottenere il responso. Tutto questo a <strong>costi bassissimi</strong> perché trattandosi solo di carta e inchiostro, e basandosi su un processo chimico, non c&#8217;è nessuna altissima tecnologia da &#8220;pagare&#8221;. Se prodotto in quantità industriali, ogni chip potrebbe costare <strong>solo qualche centesimo di euro</strong>, diventando accessibile a tutti anche nelle aree più povere della Terra.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.repubblica.it" target="_blank">Repubblica</a>]</p>
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		<title>Celiachia, alla base di tutto potrebbe esserci un virus</title>
		<link>http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/ricerca-e-sperimentazione/celiachia-virus/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:04:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca e Sperimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[celiachia]]></category>
		<category><![CDATA[intolleranza al glutine]]></category>
		<category><![CDATA[sistema immunitario]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>

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I risultati delle ricerche più recenti indicano una possibile connessione tra infezioni da virus, il sistema immunitario e l&#8217;insorgenza di un&#8217;intolleranza al glutine, anche conosciuta come malattia celiaca o celiachia. Un progetto di ricerca sulla nutrizione l&#8217;alimentazione e la salute presso l&#8217;Accademia della Finlandia, ha portato nuove conoscenze sulla natura ereditaria dell&#8217;intolleranza al glutine e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4697" title="celiachia-finalmente-una-soluzione-in-pillole-foto" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2008/09/celiachia-finalmente-una-soluzione-in-pillole-foto.jpg" alt="celiachia-finalmente-una-soluzione-in-pillole-foto" width="450" height="310" /></p>
<p>I risultati delle ricerche più recenti indicano una possibile connessione tra infezioni da <strong>virus</strong>, il <strong>sistema immunitario</strong> e l&#8217;insorgenza di un&#8217;<strong>intolleranza </strong>al glutine, anche conosciuta come <strong>malattia celiaca</strong> o celiachia. Un progetto di ricerca sulla nutrizione l&#8217;alimentazione e la salute presso l&#8217;Accademia della Finlandia, ha portato nuove conoscenze sulla natura ereditaria dell&#8217;intolleranza al glutine e identificato i <strong>geni </strong>che comportano un rischio più elevato di sviluppare la malattia. La ricerca ha dimostrato che i geni in questione sono strettamente connessi con il sistema immunitario umano e la comparsa delle infiammazioni, invece di essere collegati con la ripartizione effettiva del glutine nel tratto digestivo.</p>
<blockquote><p>Alcuni dei geni che abbiamo individuato sono collegati con la difesa immunitaria umana contro il virus. Questo potrebbe indicare che le infezioni da virus possono essere collegate in qualche modo con la comparsa dell&#8217;intolleranza al glutine</p></blockquote>
<p>dice il ricercatore <strong>Päivi Saavalainen</strong>, che ha condotto la ricerca sui fattori di rischio ereditari per l&#8217;intolleranza al glutine.<span id="more-24599"></span></p>
<p>Saavalainen spiega che i geni che predispongono le persone all&#8217;intolleranza al glutine sono molto diffusi nella popolazione e, di conseguenza, essi sono <strong>solo una piccola parte</strong> della spiegazione per il modo in cui l&#8217;intolleranza al glutine è <strong>ereditaria</strong>. Tuttavia, la conoscenza dei geni dietro l&#8217;intolleranza è preziosa in sé, in quanto aiuta i ricercatori ad esplorare le ragioni che stanno dietro, che a loro volta basano il potenziale per lo sviluppo di nuove terapie e metodi di prevenzione. Questo è essenziale, perché la condizione è spesso relativamente senza sintomi, ma può avere complicanze gravi, se non curata.</p>
<p>L&#8217;intolleranza al glutine è una <strong>reazione autoimmune nel piccolo intestino</strong>. Circa un italiano su 100 soffre di questa condizione. Il glutine che si trova in natura nei cereali come grano, orzo e segale provoca danni ai villi intestinali, e porta a problemi con l&#8217;assorbimento dei nutrienti e potenzialmente anche altri problemi. L&#8217;intolleranza al glutine è una predisposizione ereditaria, e quasi tutti i malati sono portatori dei geni che svolgono un ruolo chiave nell&#8217;insorgenza della malattia. L&#8217;unico trattamento efficace noto è <strong>evitare il glutine per tutta la vita</strong>.</p>
<p>La ricerca sarà pubblicata in uno dei prossimi numeri di <em>Nature Genetics</em>.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.sciencedaily.com" target="_blank">Sciencedaily</a>]</p>
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		<title>Cellulite addio con un nuovo laser</title>
		<link>http://www.medicinalive.com/cura-del-corpo/dermatologia/cellulite-nuovo-laser/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:30:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cinzia Due</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chirurgia Estetica]]></category>
		<category><![CDATA[Chirurgia Plastica]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Dermatologia]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[cellulite]]></category>
		<category><![CDATA[grasso]]></category>
		<category><![CDATA[lifting]]></category>
		<category><![CDATA[lipolisi]]></category>
		<category><![CDATA[liposuzione]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Siliprandi]]></category>
		<category><![CDATA[università di Padova]]></category>

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Se vi dicessero che esiste, una tecnica mini-invasiva, capace di sciogliere la cellulite ed il grasso in eccesso di tutto il corpo, viso compreso, rassodando ed effettuando contemporaneamente un lifting? Magari? Ebbene esiste e si chiama Accusculpt. Da circa un anno è utilizzata in Italia, dove sono stati trattati con successo già 86 pazienti. In Europa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-24383" title="Cellulite" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/03/Cellulite.jpg" alt="Cellulite" width="451" height="300" /></p>
<p>Se vi dicessero che esiste, una tecnica mini-invasiva, capace di <strong>sciogliere la</strong> <strong>cellulite ed il grasso in eccesso di tutto il corpo</strong>, viso compreso, rassodando ed effettuando contemporaneamente un <strong>lifting</strong>? Magari? Ebbene esiste e si chiama <em>Accusculpt</em>. Da circa un anno è utilizzata in Italia, dove sono stati trattati con successo già 86 pazienti. In Europa ha ottenuto la certificazione di sicurezza e negli Stati Uniti è stata già impiegata  su più di 2000 pazienti.</p>
<p>Questa nuova arma per <a title="Trattamento cellulite" href="http://www.medicinalive.com/cura-del-corpo/chirurgia-estetica/la-cellulite-trattamenti-vari-ed-efficacia/" target="_self">combattere la cellulite</a> si avvale del <em>laser 1444 nm</em> (dal numero dei nanometri della lunghezza d’onda utilizzata) molto <strong>più preciso e potente delle attuali tecniche di liposuzione</strong>. E’ privo di grandi effetti collaterali a tal punto da poter essere utilizzato anche sul viso (ed in questo caso assume il nome di <em>Acculift</em>) e su quelle aree difficili come l’interno coscia, il sottobraccio o il ginocchio.</p>
<p><span id="more-24379"></span></p>
<p>Ma in realtà come funziona? La <a title="Liposuzione" href="http://www.medicinalive.com/cura-del-corpo/chirurgia-plastica/liposuzioni-ritocchi-seno-estate-prova-costume/" target="_self">liposuzione tradizionale</a> <strong>avviene in modo meccanico con delle cannule di media grandezza che vengono inserite a livello sottocutaneo per distruggere e poi aspirare il tessuto adiposo in eccesso</strong>. In questo caso il grasso viene sciolto ed aspirato con <strong>tubicini di 1-2 millimetri. Il calore che però si sprigiona da questa arma di precisione è minimo, escludendo così i rischi connessi al laser finora usato. </strong></p>
<p>Coagula i piccoli vasi riducendo il sanguinamento ed i lividi correlati. In anestesia locale si effettuano una serie di infiltrazioni (con lidocaina, adrenalina e farmaco vasocostrittore) che rendono più morbido il grasso da togliere.</p>
<blockquote><p>In più- ha spiegato il prof. Luca Siliprandi dell’Istituto di Chirurgia Plastica dell’Università di Padova-<em> </em>l’energia del laser attraversando gli strati più superficiali dell’adipe, determina una retrazione cutanea simile ad un lifting e stimola la produzione naturale di collagene dermico. Per questi motivi questa tecnica di lipolisi può essere applicata anche ad ultrasessantenni, solitamente non trattabili a causa della scarsa elasticità della pelle.</p></blockquote>
<p>I poteri dell’Accusculpt però non finiscono qui: grazie a questo laser è ora possibile anche risolvere definitivamente l’iperidrosi idiomatica essenziale, ovvero la sudorazione eccessiva patologica, finora non trattabile in maniera efficace.</p>
<p><em>                         </em></p>
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		<title>Sclerosi multipla, la ricerca avanza</title>
		<link>http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/ricerca-e-sperimentazione/sclerosi-multipla-ricerca/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 15:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cinzia Due</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina News]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca e Sperimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Aism]]></category>
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		<category><![CDATA[Francesco Ria]]></category>
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		<category><![CDATA[malattia autoimmune]]></category>
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		<category><![CDATA[Università Cattolica del Sacro Cuore]]></category>

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Ancora una volta due ricercatori italiani pubblicano i risultati di un loro importante lavoro sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of Immunology: hanno immesso un innocuo batterio in alcuni topini da laboratorio, per poi osservare lo sviluppo di una malattia autoimmune simile alla sclerosi multipla. Sono il prof. Francesco Ria ed il prof. Giovanni Delogu , [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-24352" title="sclerosi-multipla" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/03/sclerosi-multipla.jpg" alt="sclerosi-multipla" width="400" height="300" /></p>
<p>Ancora una volta <strong>due ricercatori italiani</strong> pubblicano i risultati di un loro importante lavoro sulla prestigiosa rivista internazionale <em>Journal of</em> <em>Immunology</em>: hanno immesso un innocuo batterio in alcuni topini da laboratorio, per poi osservare lo sviluppo di una malattia autoimmune simile alla sclerosi multipla. Sono il <strong>prof. Francesco Ria ed il prof. Giovanni Delogu ,</strong> <strong>rispettivamente dell’Istituto di </strong>Patologia<strong> Generale e dell’Istituto di Microbiologia dell ’</strong><a target="_blank" href="http//www.rm.unicatt,it" target="_self">Università Cattolica di Roma</a>.</p>
<p>Il loro studio è durato 2 anni ed è stato indirizzato alla conoscenza della <strong>sclerosi multipla, malattia autoimmune che colpisce in Italia circa 58.000 persone. Come le altre </strong>patologie<strong> di questa categoria è dovuta ad una reazione infiammatoria causata dal sistema immunitario che si attiva in difesa di qualcosa che a tutt’oggi non è ancora chiaro. </strong>L’unica certezza che si ha è che c’è un fattore generico predisponente, ma ancora non si è capito quale agente esterno provoca la reazione immunologica che distrugge il rivestimento delle fibre nervose del sistema nervoso centrale.</p>
<p><span id="more-24165"></span></p>
<p>Per capire meglio: i due ricercatori hanno previsto un batterio o un virus con caratteristiche molto simili alle mieline, le molecole del sistema nervoso centrale. Di per se stessi questi batteri non sono patologici, anzi non provocano neppure la reazione degli anticorpi, ma vengono comunque individuati dalle cosiddette proteine T del sistema immunitario che si scatenano nell’aggressione degli intrusi. Per qualche motivo i batteri, eliminati in pochi giorni, trasferirebbero alle cellule T la capacità di entrare nel sistema nervoso centrale (cosa che abitualmente non succede).</p>
<p>Queste, nel nuovo ambiente, continuerebbero la loro opera di pulizia, scambiando le mieline per i somiglianti nemici batteri: ed ecco la malattia autoimmune!<br />
<strong>Quali gli elementi fondamentali di questa ricerca?</strong></p>
<blockquote><p>Prima di tutto, abbiamo dimostrato che in un modello animale, un agente non patogeno può condurre ad una malattia autoimmune- ha dichiarato il prof. Ria &#8211; In più possiamo dire che gli agenti infettivi che scatenano la reazione del sistema immunitario sono tra quelli, tantissimi, che non inducono produzione di anticorpi.</p></blockquote>
<p>Abbiamo fatto solo un piccolo passo per conoscere meglio la malattia, ma ancora dobbiamo individuare l’agente infettivo, capire se può davvero essere un buon modello sperimentale per la sclerosi multipla e cosa sarebbe accaduto se avessimo prolungato l’azione del batterio: avremmo favorito o sfavorito lo sviluppo della malattia?</p>
<blockquote><p>E ancora: quale parte del batterio assomiglia alla mielina, dove si deve cercare? Sulla superficie, al suo interno? Sono tutte domande – concludono Delogu e Ria – cui cercheremo di dare risposta nei prossimi anni.</p></blockquote>
<p>La ricerca , sostenuta dall’<a target="_blank" href="http://www.aism.it" target="_self">Aism</a> (Ass. Italiana Sclerosi Multipla) continuerà e non solo in questo senso. <strong>Sabato 6, domenica 7 e per la Festa della Donna, lunedì 8 marzo, in 3.000 piazze italiane torna l’iniziativa della “Gardenia dell’AISM”, volta alla raccolta fondi per la lotta alla sclerosi multipla. </strong>Tutti possono così contribuire a ricerche come quella della Cattolica, ma anche a nuovi studi, in particolare quelli che riguardano la<strong> CCSVI (insufficienza cerebro spinale venosa cronica) patologia vascolare che sembra rappresentare un importante fattore di rischio, ma soprattutto un decisivo punto di partenza per le terapie.</strong></p>
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		<title>Un dispositivo giapponese interpreterà il pianto del bambino</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 10:21:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Salute dei Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni infantili]]></category>
		<category><![CDATA[interpretare pianto]]></category>
		<category><![CDATA[pianto bambino]]></category>

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Il baby monitor del futuro potrebbe tradurre il pianto del bambino, in modo che i genitori sappiano per certo se il loro bambino ha sonno, fame, ha bisogno di essere cambiato o soffre di qualche dolore. Degli scienziati giapponesi hanno comunicato di aver ideato un programma statistico in grado di analizzare il pianto del bambino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-24114" title="dispositivo pianto bambino" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/dispositivo-pianto-bambino.JPG" alt="dispositivo pianto bambino" width="450" height="245" /></p>
<p>Il <strong>baby monitor</strong> del futuro potrebbe <strong>tradurre il pianto del bambino</strong>, in modo che i genitori sappiano per certo se il loro bambino ha sonno, fame, ha bisogno di essere cambiato o soffre di qualche dolore. Degli scienziati giapponesi hanno comunicato di aver ideato un programma statistico in grado di <strong>analizzare il pianto del bambino al computer</strong>, come spiegano sul <em>Journal of Biometrics</em>.</p>
<p>Come ogni nuovo genitore sa, i bambini hanno un metodo molto forte per rivelare il loro stato emotivo: piangere. Purtroppo, il &#8220;manuale dei genitori&#8221; non offre indicazioni su come determinare il motivo del pianto. A volte i genitori imparano <strong>con l&#8217;esperienza</strong> ad interpretare questa comunicazione, ma non è sempre così facile.</p>
<p>Ora, gli ingegneri giapponesi si sono rivolti al problema con un approccio al design di prodotto, conosciuto come &#8220;<strong>ingegneria Kansei</strong>&#8220;, inventata nel 1970 dal <strong>professor Mitsuo Nagamachi</strong>, Preside della Hiroshima International University, che mira a &#8220;misurare&#8221; i sentimenti e le emozioni.<span id="more-24112"></span></p>
<p><strong>Tomomasa Nagashima</strong> del Dipartimento di Informatica e Ingegneria dei Sistemi, al Muroran Institute of Technology di Hokkaido e colleghi spiegano che il problema fondamentale nella costruzione di un rivelatore del pianto di un bambino è che<strong> il bambino non può confermare verbalmente ciò che le sue grida vogliono significare</strong>. Alcuni ricercatori hanno cercato di classificare le emozioni del bambino sulla base di un&#8217;analisi del modello di pianto, ma con scarso successo finora.</p>
<p>Il team ha utilizzato l&#8217;approccio di <strong>riconoscimento del suono</strong> che utilizza un modello di analisi statistica della frequenza delle grida e della funzione di potenza dello spettro audio per classificare i vari tipi di pianto. Sono stati quindi in grado di correlare le diverse registrazioni degli spettri audio con lo stato emotivo di un bambino, come confermato dai genitori dei bambini stessi. Nelle loro prove le registrazioni del pianto di bambini con una malattia genetica dolorosa, sono state utilizzate per fare una <strong>distinzione tra i bambini che provavano dolore e altri tipi di pianto</strong>. Adattando i parametri, hanno raggiunto il <strong>100% di tasso di successo</strong> per classificare un pianto &#8220;di dolore&#8221; o uno &#8220;normale&#8221;.</p>
<p>La ricerca ha sviluppato un metodo per la classificazione delle <strong>emozioni infantili</strong>, anche se limitate ad una specifica emozione, sulla base di un&#8217;analisi degli spettri audio del pianto del bambino. La tecnica potrebbe un giorno essere incorporata in un dispositivo portatile elettronico, o un&#8217;applicazione, per aiutare i genitori o i baby sitter a decidere cosa fare quando il bambino sta piangendo.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.health24.com" target="_blank">Health24</a>]</p>
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		<title>Sclerodermia: un bus medico girerà l&#8217;Italia per la diagnosi precoce</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 09:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mani e Unghie]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[autobus]]></category>
		<category><![CDATA[mani fredde]]></category>
		<category><![CDATA[sclerodermia]]></category>

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		<description><![CDATA[
La sclerodermia è una malattia considerata rara, ma colpisce soltanto in Italia circa mille persone l&#8217;anno. Essa si verifica con l&#8217;indurimento dei tessuti del cuore, polmoni e reni, e di conseguenza può portare in alcuni casi alla morte. Si tratta di una condizione difficile da diagnosticare, anche perché i suoi sintomi sono molto comuni ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-24106" title="mani fredde sclerodermia" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/mani-fredde-sclerodermia.jpg" alt="mani fredde sclerodermia" width="400" height="407" /></p>
<p>La <strong>sclerodermia </strong>è una malattia considerata rara, ma colpisce soltanto in Italia <strong>circa mille persone l&#8217;anno</strong>. Essa si verifica con <strong>l&#8217;indurimento dei tessuti del cuore, polmoni e reni</strong>, e di conseguenza può portare in alcuni casi alla morte. Si tratta di una condizione difficile da diagnosticare, anche perché i suoi sintomi sono molto comuni ad altre situazioni non gravi, la più comune è avere le <strong>mani fredde</strong>.</p>
<p>In particolare se le mani diventano fredde per uno sbalzo improvviso di temperatura, ma inoltre si induriscono e cambiano colore, può essere che non ci sia nulla di preoccupante, ma può anche darsi che si stanno manifestando i <strong>primi sintomi della sclerodermia</strong>. Per questo, dopo il congresso mondiale sulla malattia che si è tenuto a <strong>Firenze </strong>nei giorni scorsi, l&#8217;organizzazione italiana ha deciso di percorrere in lungo e in largo tutta l&#8217;Italia, a bordo di un <strong>autobus</strong>, per visitare tutte quelle persone che soffrono di queste manifestazioni alle mani, e possono sospettare che ci sia qualche malattia di sfondo.<span id="more-24104"></span></p>
<p><strong>Marco Matucci Cerinic</strong>, direttore del Centro Regionale di Riferimento per la Sclerosi Sistemica all&#8217;ospedale Careggi di Firenze e coordinatoore dell&#8217;iniziativa ha spiegato al <em>Corriere della Sera</em>:</p>
<blockquote><p>Nelle piazze i bus saranno a disposizione per tutti i cittadini che sospettano di avere i sintomi della sclerodermia: tipicamente le mani fredde, che si intorpidiscono e cambiano colore diventando bianche, blu, rosse. Il motivo è un attacco di contrazione dei vasi sanguigni scatenato in genere dal freddo, ma anche da fattori emotivi: si chiama fenomeno di Raynaud e nella maggior parte dei casi è del tutto benigno, talvolta però è legato alla sclerodermia.</p></blockquote>
<p>Il test, della durata di <strong>15 minuti</strong>, è <strong>indolore e non invasivo</strong>. Consiste semplicemente nel poggiare una goccia di olio di cedro sul fondo delle unghie di ogni dito (può essere che all&#8217;inizio della malattia, essa si manifesti in un solo dito e non in tutta la mano) e osservarla tramite una sonda ottica che invia le immagini sul monitor in cui il medico può notare se nei capillari c&#8217;è qualcosa che non va.</p>
<p>In caso di esito positivo, il paziente verrà indirizzato verso la struttura più adatta a curare il suo problema, dato che è possibile <strong>rallentare la malattia e controllarla</strong>, anche se finora non esistono terapie per curarla del tutto. Il tour inizierà nel prossimo mese di maggio.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.corriere.it" target="_blank">Corriere della Sera</a>]</p>
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		<title>Danni ai reni: un test delle urine potrebbe individuare la causa</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 08:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Organi interni]]></category>
		<category><![CDATA[insufficienza renale]]></category>
		<category><![CDATA[lupus]]></category>
		<category><![CDATA[malattia renale]]></category>
		<category><![CDATA[test delle urine]]></category>

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Un semplice test delle urine su quattro proteine potrebbe essere in grado di individuare la malattia renale precoce nelle persone affette da lupus, dicono i ricercatori della UT Southwestern Medical Center che hanno effettuato questa scoperta in uno studio sugli animali. Anche se potrebbero volerci anni prima che un test sia pronto, i risultati suggeriscono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-24070" title="dr. chandra e dr. wu" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/dr.-chandra-e-dr.-wu.jpg" alt="dr. chandra e dr. wu" width="450" height="300" /></p>
<p>Un semplice <strong>test delle urine</strong> su quattro proteine potrebbe essere in grado di individuare la <strong>malattia renale precoce</strong> nelle persone affette da lupus, dicono i ricercatori della UT Southwestern Medical Center che hanno effettuato questa scoperta in uno studio sugli animali. Anche se potrebbero volerci anni prima che un test sia pronto, i risultati suggeriscono che potrebbe individuare una malattia renale <strong>meglio dei test attualmente in uso</strong>.</p>
<blockquote><p>Il nostro obiettivo era quello di rilevare con precisione qualcosa nelle urine, che appare solo nella malattia. Se questo test si rivela efficace sugli esseri umani, i medici potrebbero essere in grado di prevedere e di diagnosticare non invasivamente i danni renali, oltre a controllare se le terapie stanno funzionando</p></blockquote>
<p>ha spiegato il <strong>dottor Chandra Mohan</strong>, professore di medicina interna e immunologia presso UT Southwestern e autore senior dello studio, pubblicato sul <em>The Journal of Immunology</em>.<span id="more-24068"></span></p>
<p>L&#8217;insufficienza renale è la principale causa di morte e di disabilità in pazienti affetti da lupus. La diagnosi precoce e il trattamento permettono di condurre una vita più lunga e di migliore qualità. I ricercatori hanno scoperto che nei topi, quattro proteine (<strong>proteasi, PGDS, SAP e SOD</strong>) appaiono in grandi quantità nelle urine a seguito di un danno renale. Ognuna di queste proteine è presente negli esseri umani o ha un equivalente umano. I ricercatori attualmente stanno studiando se la stessa correlazione tra i livelli delle proteine urinarie e la malattia si verifica nell&#8217;uomo.</p>
<p>Il lupus è una delle tante malattie autoimmuni in cui gli organi , i tessuti, le articolazioni e in altre parti del corpo subiscono un attacco interno. I ricercatori hanno focalizzato il lupus eritematoso sistemico che interessa i reni, la forma più comune e più grave delle quali è il lupus.</p>
<p>Attualmente, <strong>danni renali</strong> nell&#8217;uomo vengono rilevati eseguendo una <strong>biopsia renale</strong>. Questa procedura consiste nel prelievo di un campione di tessuto con un ago, un processo invasivo che può essere molto stressante per i pazienti. In questo studio, i ricercatori hanno utilizzato dei topi che hanno una condizione del lupus simile a quella umana. Hanno analizzato le proteine nelle urine e hanno scoperto che 71 proteine apparivano nelle urine dopo che la malattia era diventata fisicamente evidente.</p>
<p>I ricercatori hanno poi focalizzato l&#8217;attenzione su quattro proteine che erano presenti in livelli elevati dopo la comparsa dei sintomi. Queste proteine, o i loro omologhi umani, precedentemente alla malattia <strong>non erano viste nelle urine </strong>dei pazienti o nei topi.</p>
<p>Il Dr. Mohan ha aggiunto che il monitoraggio dei livelli urinari di queste quattro proteine potrebbe anche rivelare di più sui meccanismi del lupus. I test per queste proteine potrebbero anche avere la possibilità di monitorare i danni ai reni che derivano dal diabete, l&#8217;ipertensione e altre condizioni.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.sciencedaily.com" target="_blank">Sciencedaily</a>]</p>
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		<title>Radiografia in 3d, un aiuto alla chirurgia dall&#8217; Università di Pisa</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 14:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina News]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca e Sperimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[diagnostica per immagini]]></category>
		<category><![CDATA[immagini 3d medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[radiologia tridimensionale]]></category>

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La radiologia, tecnica diagnostica ideata già nel 1895 dal fisico tedesco Wilhelm Conrad Röntgen, viene impiegata in medicina per la diagnosi di eventuali problematiche, ma anche come valido supporto per le operazioni chirurgiche. Dalla sua nascita ad oggi sono state tante le evoluzioni che hanno interessato le radiografia, dovute sopratutto alla conoscenza e lo sviluppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="radiologia 3d" src="http://www.radiologiapasta.it/images/casistica/caso06/foto03.jpg" alt="" width="427" height="443" /></p>
<p>La <strong>radiologia</strong>, tecnica diagnostica ideata già nel 1895 dal fisico tedesco <strong>Wilhelm Conrad Röntgen</strong>, viene impiegata in medicina per la diagnosi di eventuali problematiche, ma anche come valido supporto per le operazioni chirurgiche. Dalla sua nascita ad oggi sono state tante le evoluzioni che hanno interessato le <strong>radiografia</strong>, dovute sopratutto alla conoscenza e lo sviluppo delle <strong>nuove tecnologie</strong>.</p>
<p>Il team di ricerca operativo presso l&#8217;<strong>Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa</strong>, ha fatto un vero e proprio passo avanti in questa direzione sviluppando un <strong>software </strong>per la <strong>radiologia tridimensionale</strong>, grazie anche al <em>know how </em>di <strong>Vincenzo Ferrari</strong>, giovane ingegnere premiato dal Movimento italiano modellistica e simulazione per la sua tesi di dottorato sul&#8217;argomento del 3d in medicina, una tecnologia che può essere di grande aiuto sopratutto nelle varie fasi della <strong>chirurgia</strong>.</p>
<p><span id="more-23829"></span></p>
<p>Il <strong>Centro di ricerca</strong> per la <strong>chirurgia assistita al calcolatore</strong>, diretto da Franco Mosca presso l&#8217;Ateneo toscano è sempre stato attivo nella ricerca di nuove soluzioni per migliorare le pratiche mediche. La realizzazione di un <strong>software</strong> interamente dedicato alla <strong>radiologia tridimensionale</strong> consente di avere delle attendibili e precise riproduzioni in 3d delle varie parti del corpo umano. La maggiore definizione delle immagini e la possibilità di visualizzarne le varie superfici, avendo una visione maggiormente realistica, consente di svolgere con più efficacia le varie<strong> operazioni</strong> previste nella <strong>chirurgia</strong>. Inoltre tale applicazione può essere integrata anche con i <strong>sistemi di navigazione chirurgica</strong> e con le soluzioni innovative sviluppate nel vicino <strong>EndoCas</strong>, un altro centro di ricerca, attivo all&#8217;<strong>ospedale di Cisanello, </strong>dove una squadra formata da specialisti dei vari settori dell&#8217;ingegneria, informatica e della fisica lavorano alla creazione di <strong>prototipi</strong> per l&#8217;applicazione pratica della chirurgia con<strong> supporto 3d</strong>.</p>
<p>Le due strutture, quella di Pisa ed il centro EndoCas, dovrebbero svolgere un lavoro simultaneo e da questa <strong>partnership</strong>, come già avvenuto all&#8217;estero, in Europa e negli USA,  dovrebbe prendere forma il <strong>primo centro italiano interuniversitario per la  formazione e la simulazione in medicina </strong>con l&#8217;obiettivo principale di sviluppare questa bnuova metodologia, ma anche permettere l&#8217;adozione della radiologia tridimensionale in alcuni campi specifici come la <strong>chirurgia mininvasiva e d&#8217;urgenza</strong> oltre che, ovviamente, la diagnostica per immagini.</p>
<p><em>[Fonte: Ansa.it ]</em></p>
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		<title>Biopharming: ottenere farmaci dalle piante OGM</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 16:26:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biotecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina News]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[biopharming]]></category>
		<category><![CDATA[nuove terapie]]></category>
		<category><![CDATA[ogm]]></category>
		<category><![CDATA[organismi geneticamente modificati]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[
La sigla OGM, utilizzata per indicare Organismi Geneticamente Modificati tramite avanzate tecniche di ingegneria genetica,  spesso spaventa perchè, nonostante le modificazioni di questo tipo siano antichissime, prima inconsapevoli e  praticate poi già nel &#8216;900, non si conoscono ancora con certezza i suoi effetti. L&#8217;utilizzo di OGM riguarda numerosi settori che spaziano dall&#8217;alimentazione, all&#8217;industria ed agricoltura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="ogm" src="http://protonutrizione.blogosfere.it/images/ogm_A02.jpg" alt="" width="447" height="338" /></p>
<p>La sigla <strong>OGM</strong>, utilizzata per indicare <strong>Organismi Geneticamente Modificati</strong> tramite avanzate tecniche di ingegneria genetica,  spesso spaventa perchè, nonostante le modificazioni di questo tipo siano antichissime, prima inconsapevoli e  praticate poi già nel &#8216;900, non si conoscono ancora con certezza i suoi effetti. L&#8217;utilizzo di <strong>OGM</strong> riguarda numerosi settori che spaziano dall&#8217;<strong>alimentazione</strong>, all&#8217;industria ed agricoltura e l&#8217;ultima frontiera è l&#8217;impiego di questi organismi nel campo della medicina e dei <strong>farmaci</strong>.</p>
<p>L&#8217;ultima novità si chiama<strong> biopharming</strong> e consiste nella coltivazione di <strong>piante</strong> ed organismi vegetali destinati a curare alcune importanti <strong>patologie</strong>. Questi nuovi prodotti, non ancora disponibili, ma riconosciuti dai primi<em> trial</em> clinici, si basano su molecole compatibili con la fisiologia umana, meno rischiosi per la salute e che, inoltre, vengono prodotti anche con processi più <strong>economici</strong>. Il futuro della medicina, insomma, potrebbe essere legato alle<strong> piante</strong> ed alle nuove tecniche di <strong>genetica</strong> per la produzione di<strong> OGM</strong>.</p>
<p><span id="more-23737"></span></p>
<p>Anche se è un argomento piuttosto recente, sono già quasi venti anni che si riconoscono le potenzialità del <strong>biopharming</strong> e si lavora per affinare le tecniche. Basta pensare, infatti che l&#8217; UE ha stanziato 12 milioni di euro per condurre le <strong>prime sperimentazioni cliniche </strong>con organismi <strong>OGM</strong> che ha coinvolto un network pubblico e privato di circa 12 Paesi. L&#8217;attenzione a queste nuove scoperte arriva anche dall&#8217; <strong>Italia</strong>, prescisamente dall&#8217; l&#8217;<strong>Agenzia per la sicurezza alimentare</strong> dell&#8217;Unione Europea di Parma (Efsa), ma anche da alcuni colossi farmaceutici come la <strong>Bayer.</strong></p>
<p>L&#8217;azienda tedesca ha partecipato ad uno<strong> studio </strong>condotto in collaborazione conl&#8221;Università di Stanford, che prevedeva il prelievo di <strong>anticorpi</strong> da 16 malati di linfoma,la loro combinazione con il virus del tabacco e quindi l&#8217;innesto sulle piantagioni che hanno prodotto gli anticorpi adatti. Quest&#8217;ultimi sono stati somministrati ai malati e la reazione immunitaria è stata più che soddisfacente, essendo efficace nel <strong>47%</strong> dei soggetti.  Anche gli <strong>effetti collaterali</strong>, spesso temuti in questo tipo di terapie, sono stati quasi nulli. Questo dimostra non solo la potenzialità del <strong>biopharming</strong>, ma la possibilità di realizzare terapie ancora più personalizzate e specifiche.</p>
<p>L&#8217;altro vantaggio, davvero importante, è dato dall&#8217;enorme<strong> risparmio</strong> garantito dall&#8217;impiego di<strong> OGM</strong>: una rivista specializzata ha infatti pubblicato un dato interessante in cui evidenzia come produrre un grammo di <strong>bevacizumab, principio attivo </strong>del medicinale<strong> Avastin</strong> impiegato nelle neoplasie, costi intorno ai <strong>150 dollari</strong>, cifra che si riduce drasticamente toccando gli <strong>0,05 dollari </strong>utilizzando invece le piante, più economiche ancora rispetto le tecniche che impiegano gli animali.</p>
<p>[Fonte: <em>Salute-Espresso.it</em>]</p>
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		<title>Laser al plasma per curare la carie</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 09:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liulai</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bocca e Denti]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[batteri dentali]]></category>
		<category><![CDATA[carie]]></category>
		<category><![CDATA[laser al plasma]]></category>

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		<description><![CDATA[
La poltrona del dentista non farà più paura: nel giro di 3-5 anni la carie si curerà con un getto di plasma, ossia con un gas al plasma freddo che, spruzzato nella cavità ripulisce da tutti i batteri patogeni ed elimina tessuto infetto senza danneggiare il dente; soluzione rivoluzionaria è dell&#8217;equipe del dott. Rupi. Secondo quanto riferito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-23704" title="laser al plasma per curare la carie" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/laser-al-plasma-per-curare-la-carie.jpg" alt="laser al plasma per curare la carie" width="450" height="338" /></p>
<p>La poltrona del dentista non farà più paura: nel giro di 3-5 anni <strong>la carie</strong> si curerà con un <strong>getto di plasma</strong>, ossia con un <strong>gas al plasma freddo</strong> che, spruzzato nella cavità ripulisce da tutti i batteri patogeni ed elimina tessuto infetto senza danneggiare il dente; soluzione rivoluzionaria è dell&#8217;equipe del dott. Rupi. Secondo quanto riferito sul <strong>Journal of  Microbiology</strong>, i lampi di plasma nel giro di pochi secondi sono in grado di ridurre di 10 mila volte la concentrazione di <strong>batteri dentali</strong>.</p>
<p>Attualmente per rimuovere la carie (il risultato di un&#8217;infezione batterica che corrode smalto e dentina) si usa il trapario, rimuovendo il tessuto infetto e quindi intaccando l&#8217;interità del tessuto. Il  <strong>&#8216;gas plasma&#8217;</strong> consiste di una nube reattiva di particelle cariche elettriche (<em>radicali liberi</em>) prodotta dall&#8217;azione di un <strong>forte campo elettromagnetico</strong> su <strong>dentina ossigenata vaporizzata</strong>. Oggi è già in uso per la<strong> sterilizzazione di strumenti chirurgici</strong> sensibili al calore poiché la temperatura di questo processo con il plasma non supera i 50 gradi.</p>
<p><span id="more-23702"></span></p>
<p>Il plasma usato dai ricercatori tedeschi è un <strong>plasma indolore</strong>; gli esperti lo hanno testato su dentina estratta da denti umani e cariata dai due principali batteri della carie, Streptococcus mutans e Lactobacillus; gli  esperti hanno bombardato i denti in provetta per 6, 12 o 18 secondi e visto che basta ad <strong>eliminare il tessuto infetto</strong>. Più a lungo il dente è esposto al getto maggiore è la densità di batteri eliminata.</p>
<blockquote><p> &#8221;Grazie alla bassa temperatura si può uccidere i microbi preservando i denti&#8221;</p></blockquote>
<p> In questo modo privo di contatto fisico col dente stesso, il sorriso é al sicuro e la <strong>seduta dal dentista cessa di essere un incubo</strong>.</p>
<blockquote><p>&#8216;La ricerca in questo campo ha l&#8217;atto già enormi passi</p></blockquote>
<p>- conclude Rupi`-</p>
<blockquote><p> e da qui a 3-5 anni il trattamento clinico delle carie col plasma sarà realtà&#8221;.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Arriva la macchina che misura la fertilità maschile</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 09:38:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disfunzioni Sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[infertilità maschile]]></category>
		<category><![CDATA[spermatozoi]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quante coppie si sfasciano perché non riescono ad avere figli. Spesso accade che la &#8220;colpa&#8221; è nei problemi di infertilità maschile, ma capita che gli uomini non vogliano sottoporsi a controlli accurati. Per questo un nuovo chip di fertilità è stato sviluppato dia ricercatori dell&#8217;Università di Twente MESA e dall&#8217;Istituto di nanotecnologia, il quale può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-23614" title="misuratore spermatozoi" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/misuratore-spermatozoi.jpg" alt="misuratore spermatozoi" width="450" height="371" /></p>
<p>Quante coppie si sfasciano perché non riescono ad avere figli. Spesso accade che la &#8220;colpa&#8221; è nei problemi di <strong>infertilità maschile</strong>, ma capita che gli uomini non vogliano sottoporsi a controlli accurati. Per questo un nuovo <strong>chip di fertilità</strong> è stato sviluppato dia ricercatori dell&#8217;Università di Twente MESA e dall&#8217;Istituto di nanotecnologia, il quale può contare con precisione<strong> quanti spermatozoi sono presenti nello sperma.</strong> Questo è un passo importante verso lo sviluppo di un dispositivo compatto per affidabili pre-scansioni della fertilità maschile. I ricercatori stanno pubblicando l&#8217;invenzione del chip sulla rivista scientifica <em>Lab on a chip</em>.</p>
<p>L&#8217;idea è venuta dopo che sono stati resi noti i risultati di una ricerca che ha individuato come ogni anno più di <strong>10.000 coppie nei Paesi Bassi</strong> cercano un aiuto a causa della sterilità involontaria. L&#8217;analisi dello sperma è in genere il primo passo. La qualità del test sullo sperma richiede rigorosi test pre-preparati e un laboratorio specializzato. Le prove spesso devono essere ripetute <strong>due-cinque volte </strong>per avere un&#8217;affidabilità sufficiente. Inoltre, i ricercatori pensano che i costi sanitari in questo modo potranno essere ridotti.<span id="more-23612"></span></p>
<p>Il chip sviluppato dal ricercatore <strong>Loes Segerink </strong>può contare con precisione gli spermatozoi. La concentrazione è un importante indicatore del numero di spermatozoi: la norma per la fertilità è di 20 milioni di spermatozoi per millilitro di liquido seminale. In realtà un test semplice da fare in casa è disponibile, ma questo spesso può solo indicare se il numero è &#8220;sopra o sotto la norma&#8221;. Questi test sono troppo limitati, perché in realtà non misurano la concentrazione di spermatozoi.</p>
<p>Sul nuovo chip, il flusso di spermatozoi attraversa un canale fluido, sopra il quale sono montati degli elettrodi. Quando una cella scorre sotto questo &#8220;ponte&#8221;, avvengono cambiamenti sulla resistenza elettrica per qualche istante, e questo evento viene contato. È importante che il conteggio <strong>distingua tra spermatozoi e altre particelle o cellule</strong> nel liquido: se le altre particelle sono incluse, il conteggio sarà inaffidabile. Segerink ha aggiunto al fluido delle minuscole palline per testare la sua selettività. Il metodo si è rivelato abbastanza selettivo nel distinguere tra le palline e gli spermatozoi. I globuli bianchi sono stati distinti anche dal chip. Il numero di globuli bianchi ci dice qualcosa sulla qualità dello sperma e quindi questo è importante per fornire ulteriori informazioni all&#8217;urologo.</p>
<p>Ma la concentrazione non è l&#8217;unico indicatore della qualità dello sperma. L&#8217;attività spontanea, nota anche come <strong>motilità</strong>, e la <strong>forma </strong>degli spermatozoi sono anche fattori importanti. Ulteriori ricerche dovranno stabilire se queste due caratteristiche di qualità possono essere misurate in modo analogo, in modo che un dispositivo compatto può essere sviluppato in un chip che può essere inserito per uso singolo. L&#8217;utente sarà solo in grado di vedere se il test è stato completato con successo, e poi informerà il medico dei risultati raggiunti.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.sciencedaily.com" target="_blank">Sciencedaily</a>]</p>
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