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	<title>MedicinaLive.com &#187; Ricerca e Sperimentazione</title>
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		<title>Ail, torna in piazza con le Uova di Pasqua</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 09:38:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cinzia Due</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca e Sperimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ail]]></category>
		<category><![CDATA[leucemia]]></category>
		<category><![CDATA[linfomi e mieloma]]></category>
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Tornano, per il 17° anno consecutivo le Uova di Pasqua dell’ AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mieloma). Da oggi e fino a tutta la giornata di domenica 21 marzo in circa 3.800 piazze italiane i [...]]]></description>
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<p><img class="alignleft size-full wp-image-25300" title="90043_Slide@1_178x267" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/03/ail2.jpg" alt="90043_Slide@1_178x267" width="250" height="269" /></p>
<p style="text-align: left;">Tornano, per il 17° anno consecutivo le <strong>Uova di Pasqua dell’ AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mieloma).</strong> Da oggi e fino a tutta la giornata di domenica 21 marzo in circa 3.800 piazze italiane i 18.000 volontari di questa storica associazione  saranno a vostra disposizione:</p>
<p>con soli 12 euro sarà possibile acquistare uno squisito uovo di cioccolato e contribuire a numerosi progetti. Dall’8 Aprile del 1969, data della sua costituzione, l’Ail si è occupata, di <strong>promuovere e sostenere la ricerca scientifica, sensibilizzare l’opinione pubblica</strong> circa la lotta alle malattie del sangue, <strong>aiutare malati e familiari</strong> a migliorare la qualità della loro vita. <strong>In particolare nel 2008 sono stati spesi 17.769.051 euro per queste finalità</strong>:</p>
<p><span id="more-25265"></span></p>
<p>7.324.016 euro sono serviti per i servizi di assistenza, 6.147.850 per la ricerca scientifica e 4.297.185 euro sono andati a sostegno dei centri di ematologia, 140 su tutto il territorio nazionale. <strong>715 i professionisti finanziati</strong> nei vari settori (medici, biologi, infermieri ecc.).</p>
<p>Solo delle cifre, ufficialmente pubblicate sul sito internet dell’ Ail,  ma importanti per capire quale grande lavoro svolge questa associazione che raccoglie <a title="ail" href="http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/ricerca-e-sperimentazione/stella-natale-leucemia/" target="_self">fondi</a> da più di 40 anni. Difficile dire quanti progetti siano stati portati a termine, ma <strong>la ricerca non si ferma mai, così come il numero dei pazienti</strong> che hanno bisogno di supporto.</p>
<p>Tante storie, da raccontare o da portare nel cuore. Vicende di dolore, ma anche di speranza e di desiderio di lottare, di sconfiggere una malattia come la leucemia,  insieme per uno scopo comune. Molta strada ancora da fare e molta sarà percorsa, ancora una volta grazie al contributo di tutti: <strong>a partire da questo week-end di primavera, acquistando le Uova di Pasqua dell’Ail. </strong></p>
<p>Sarà possibile scegliere tra cioccolato fondente o al latte ed in questo caso, il peccato di gola, potrete perdonarvelo!  Collegatevi al sito dell’ associazione per trovare la piazza più vicina a casa vostra. (<a target="_blank" title="ail" href="http://www.ail.it" target="_self">Qui</a> la pagina web).</p>
<p>Fonte Ail</p>
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		<title>Acufeni, la musica risolve il problema</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 17:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piera</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Salute degli Anziani]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca e Sperimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[acuifeni]]></category>
		<category><![CDATA[cura acufeni]]></category>
		<category><![CDATA[musicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[orecchio]]></category>
		<category><![CDATA[terapia disturbi orecchio]]></category>

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Molto spesso andando avanti con l&#8217;età l&#8217;udito tende a peggiorare e riesce più difficile ascoltare i suoni emessi ad alcune frequenze. In realtà, però, la diminuizione della capacità di ascolto, ovvero l&#8217;ipoacusia,  non è l&#8217;unico incoveniente legato alla vecchiaia e molte volte compare anche un fastidioso tintinnio o un ronzio che si avverte continuamente. Gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-25030" title="orecchie2" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/03/orecchie2.jpg" alt="orecchie2" width="450" height="298" /></p>
<p>Molto spesso andando avanti con l&#8217;età l&#8217;<strong>udito</strong> tende a peggiorare e riesce più difficile ascoltare i suoni emessi ad alcune frequenze. In realtà, però, la diminuizione della capacità di ascolto, ovvero l&#8217;<strong>ipoacusia</strong>,  non è l&#8217;unico incoveniente legato alla <strong>vecchiaia</strong> e molte volte compare anche un fastidioso tintinnio o un <strong>ronzio</strong> che si avverte continuamente. Gli <strong>acufeni,</strong> infatti, sono un problema molto diffuso, dato che si stima che a soffrirne sia stato circa il <strong>50%</strong> della popolazione <em>over 50,</em> e possono essere un grave impedimento.</p>
<p>Non è ancora nota la causa precisa, nè si conosce una cura ad-hoc per questo problema, che per ora a volte  viene curata con farmaci neurologici, ma una<strong> ricerca</strong> condotta da <strong>Christo Pante</strong>v dell’Università di Munster in Germania sembra dare nuove speranze a chi soffre di <strong>acufeni</strong>. Ascoltare <strong>suoni dolci e rilassanti</strong> prendendo parte a sedute di <strong>musicoterapia</strong> sarebbe in grado di diminuire notevolmente fischi, ronzii ed altri disturbi e costituirebbe così un valido supporto nel trattamento di questo problema.</p>
<p><span id="more-25029"></span></p>
<p>Lo studio, pubblicato anche su <strong>Pnas</strong>, rivista dell’<strong>Accademia Americana delle Scienze</strong>, ha avuto dei risultati sorprendenti. I ricercatori hanno ri-arrangiato a computer alcuni <strong>brani musicali</strong> a cui è stata sottratta la frequenza corrispondente al rumore avvertito da ogni singolo paziente e, a lavoro ultimato, i brani sono infinte stati fatti ascoltare ai destinatari.</p>
<p>I ronzii, fischi e tintinni sono dei disturbi che si possono presentare raramente, solo per alcuni minuti, o al contrario essere persistenti ed accompagnare sempre gli individui. Il disturbo, che a volte può sfociare in pulsazioni e altre sensazioni, è legato ad una stimolazione anomala dei recettori uditivi o a cause come malattie, presenza di cerume, infiammazione dell&#8217;orecchio o dei nervi, e molte volte può essere indice di uno sbalzo di pressione.</p>
<p>Dopo un anno di trattamento, il gruppo che aveva ascoltato i brani appositamente realizzati per curare gli <strong>acufeni </strong>hanno evidenziato un netto miglioramento del problema, mentre non è stato lo stesso per i pazienti a cui è stata fatta ascoltare la musica originale.</p>
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		<title>Atassia: uno studio italiano ne individua le cause</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 13:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina News]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca e Sperimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[atassia]]></category>
		<category><![CDATA[causa genetica]]></category>

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L&#8217;atassia è una malattia che colpisce circa 5000 italiani e coinvolge delle difficoltà di movimento. Queste difficoltà cominciano dapprima lievemente, portando ad incontinzenza o difficoltà di deglutizione, fino a portare a condizioni cliniche più serie.
Finora tra le possibili cause individuate c&#8217;erano infezioni, intossicazioni o radiazioni. Ma una ricerca condotta presso l&#8217;Istituto Neurologico Carlo Besta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-24616" title="microscopio" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/03/microscopio.jpg" alt="microscopio" width="450" height="338" /></p>
<p>L&#8217;<strong>atassia </strong>è una malattia che colpisce circa <strong>5000 italiani</strong> e coinvolge delle difficoltà di movimento. Queste difficoltà cominciano dapprima lievemente, portando ad incontinzenza o difficoltà di deglutizione, fino a portare a condizioni cliniche più serie.</p>
<p>Finora tra le possibili cause individuate c&#8217;erano<strong> infezioni, intossicazioni o radiazioni</strong>. Ma una ricerca condotta presso l&#8217;Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, in collaborazione con l&#8217;Università degli studi di Milano, ha scoperto che la causa potrebbe essere <strong>genetica</strong>.</p>
<p>Più precisamente, sarebbe un particolare tipo di atassia, conosciuta come <strong>SCA28</strong> ed individuata per la prima volta al mondo proprio in Italia, ad essere causata da un difetto genetico. Spiega <strong>Franco Taroni</strong>, a capo della ricerca, che</p>
<blockquote><p>si trasmette con modalità autosomica dominante, ciò significa che deve ereditare una copia alterata del gene da uno dei genitori (affetto a sua volta) per manifestare la malattia.</p></blockquote>
<p>Una volta identificata la causa dunque sarà più facile diagnosticare la condizione, ed evitare il suo ripetersi in futuro.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://quotidianonet.ilsole24ore.com/" target="_blank">Il Quotidiano</a>]</p>
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		<title>Celiachia, alla base di tutto potrebbe esserci un virus</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:04:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca e Sperimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[celiachia]]></category>
		<category><![CDATA[intolleranza al glutine]]></category>
		<category><![CDATA[sistema immunitario]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>

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I risultati delle ricerche più recenti indicano una possibile connessione tra infezioni da virus, il sistema immunitario e l&#8217;insorgenza di un&#8217;intolleranza al glutine, anche conosciuta come malattia celiaca o celiachia. Un progetto di ricerca sulla nutrizione l&#8217;alimentazione e la salute presso l&#8217;Accademia della Finlandia, ha portato nuove conoscenze sulla natura ereditaria dell&#8217;intolleranza al glutine e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4697" title="celiachia-finalmente-una-soluzione-in-pillole-foto" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2008/09/celiachia-finalmente-una-soluzione-in-pillole-foto.jpg" alt="celiachia-finalmente-una-soluzione-in-pillole-foto" width="450" height="310" /></p>
<p>I risultati delle ricerche più recenti indicano una possibile connessione tra infezioni da <strong>virus</strong>, il <strong>sistema immunitario</strong> e l&#8217;insorgenza di un&#8217;<strong>intolleranza </strong>al glutine, anche conosciuta come <strong>malattia celiaca</strong> o celiachia. Un progetto di ricerca sulla nutrizione l&#8217;alimentazione e la salute presso l&#8217;Accademia della Finlandia, ha portato nuove conoscenze sulla natura ereditaria dell&#8217;intolleranza al glutine e identificato i <strong>geni </strong>che comportano un rischio più elevato di sviluppare la malattia. La ricerca ha dimostrato che i geni in questione sono strettamente connessi con il sistema immunitario umano e la comparsa delle infiammazioni, invece di essere collegati con la ripartizione effettiva del glutine nel tratto digestivo.</p>
<blockquote><p>Alcuni dei geni che abbiamo individuato sono collegati con la difesa immunitaria umana contro il virus. Questo potrebbe indicare che le infezioni da virus possono essere collegate in qualche modo con la comparsa dell&#8217;intolleranza al glutine</p></blockquote>
<p>dice il ricercatore <strong>Päivi Saavalainen</strong>, che ha condotto la ricerca sui fattori di rischio ereditari per l&#8217;intolleranza al glutine.<span id="more-24599"></span></p>
<p>Saavalainen spiega che i geni che predispongono le persone all&#8217;intolleranza al glutine sono molto diffusi nella popolazione e, di conseguenza, essi sono <strong>solo una piccola parte</strong> della spiegazione per il modo in cui l&#8217;intolleranza al glutine è <strong>ereditaria</strong>. Tuttavia, la conoscenza dei geni dietro l&#8217;intolleranza è preziosa in sé, in quanto aiuta i ricercatori ad esplorare le ragioni che stanno dietro, che a loro volta basano il potenziale per lo sviluppo di nuove terapie e metodi di prevenzione. Questo è essenziale, perché la condizione è spesso relativamente senza sintomi, ma può avere complicanze gravi, se non curata.</p>
<p>L&#8217;intolleranza al glutine è una <strong>reazione autoimmune nel piccolo intestino</strong>. Circa un italiano su 100 soffre di questa condizione. Il glutine che si trova in natura nei cereali come grano, orzo e segale provoca danni ai villi intestinali, e porta a problemi con l&#8217;assorbimento dei nutrienti e potenzialmente anche altri problemi. L&#8217;intolleranza al glutine è una predisposizione ereditaria, e quasi tutti i malati sono portatori dei geni che svolgono un ruolo chiave nell&#8217;insorgenza della malattia. L&#8217;unico trattamento efficace noto è <strong>evitare il glutine per tutta la vita</strong>.</p>
<p>La ricerca sarà pubblicata in uno dei prossimi numeri di <em>Nature Genetics</em>.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.sciencedaily.com" target="_blank">Sciencedaily</a>]</p>
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		<title>Malattie rare, un appello da firmare</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cinzia Due</dc:creator>
				<category><![CDATA[Malattie Rare]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca e Sperimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Garaci]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci orfani]]></category>
		<category><![CDATA[Iss]]></category>
		<category><![CDATA[Montalcini]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
 
Malattie rare: ne soffrono 36 milioni di persone in tutta Europa, 5 casi ogni 10.000 abitanti. Secondo l’ EURORDIS l’organizzazione europea  a queste dedicata, ne sono state identificate quasi 8.000 e costituiscono il 10% di tutte le patologie umane conosciute.
In Italia colpiscono 2 milioni di persone, il 70% dei quali bambini. Nell’ 80 % dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> <img class="aligncenter size-full wp-image-24356" title="giornata mondiale malattie rare" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/03/giornata-mondiale-malattie-rare.jpg" alt="giornata mondiale malattie rare" width="312" height="300" /></strong></p>
<p><strong>Malattie rare: ne soffrono 36 milioni di persone in tutta Europa, 5 casi ogni 10.000 abitanti. Secondo l’ EURORDIS l’organizzazione europea  a queste dedicata, ne sono state identificate quasi 8.000 e costituiscono il 10% di tutte le </strong>patologie<strong> umane conosciute.<br />
</strong>In Italia colpiscono 2 milioni di persone, il 70% dei quali bambini. Nell’ 80 % dei casi siamo in presenza di un puro difetto genetico, nel restante 20% c’è una concomitanza con fattori ambientali, non sempre ben identificati.</p>
<p>Col passare del tempo e lo sviluppo della scienza, il numero delle malattie rare e dei pazienti diagnosticati è destinato a crescere. <strong>L’Iss (Istituto Superiore di Sanità) è in Italia l’ente di riferimento</strong> con il suo Centro Nazionale per le Malattie Rare che coordina un Registro Nazionale censendone i casi. <strong>Il tema scelto quest’anno per la Giornata Mondiale di lotta alle malattie rare che si è appena svolta,  ha riguardato il rapporto tra la ricerca scientifica, nelle figure dei ricercatori, e lo stesso paziente.</strong></p>
<p><span id="more-24299"></span></p>
<p>Per questo è stata lanciata anche una raccolta di firme: il premio Nobel Rita Levi Montalcini, il pres. dell’ISS prof. Enrico Garaci ed altri rappresentanti del mondo della scienza e della cultura, hanno voluto inaugurare questa iniziativa, rivolta a sottolineare la storia di tanti malati, a cui purtroppo non è ancora garantito il diritto alla salute. <strong>Basti pensare alla questione dei</strong> farmaci <strong>orfani</strong>, cioè di quei prodotti che potenzialmente possono alleviare sintomi o addirittura curare alcune di queste patologie, ma che non vengono immessi sul mercato (o addirittura ne vengono ritirati) perché il loro consumo non copre i costi di produzione.</p>
<p>Dal 2000 un regolamento dell’Unione Europea sostiene lo sviluppo dei farmaci orfani (EC Reg. 141/2000) e numerosi sono i progetti di legge anche in Italia, volti al potenziamento della ricerca e dell’assistenza per le <a target="_blank" href="http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/malattie-rare/malattie-reumatiche-conoscere-prevenire/" target="_self">malattie rare</a>. Ma molto c’è ancora da fare. Per aderire alla raccolta di firme basta inviare una e-mail a <a href="mailto:appellomalattierare@iss.it">appellomalattierare@iss.it</a> dichiarando la propria adesione, il proprio nome, cognome e data di nascita, autorizzando al trattamento dei dati. E’ attivo presso il Centro Nazionale per le Malattie Rare un numero verde gratuito 800.89.69.49 al quale è possibile richiedere informazioni non solo sulle patologie, ma anche sui presidi e sui centri per la diagnosi e la cura.</p>
<p>Fonte: <a target="_blank" href="http://www.iss.it/">www.iss.it</a></p>
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		<title>Le fibre stimolano il sistema immunitario</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 17:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione e prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca e Sperimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[anti-infiammatori]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<category><![CDATA[fibre]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[verdure]]></category>

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		<description><![CDATA[
Un&#8217; alimentazione sana e corretta deve prevedere il giusto apporto di nutrienti e la ripartizione ottimale di carboidrati, proteine e grassi, ma anche di altre sostanze importanti per il funzionamento dell&#8217;organismo. Tra queste, oltre vitamine e minerali, vi sono le fibre, degli elementi che il nostro corpo non è in grado di assimilare, contenuti sopratutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-24524 aligncenter" title="296110-52713-16" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/03/296110-52713-16.jpg" alt="296110-52713-16" width="404" height="404" /></p>
<p>Un&#8217; <strong>alimentazione sana e corretta </strong>deve prevedere il giusto apporto di <strong>nutrienti</strong> e la ripartizione ottimale di <strong>carboidrati, proteine e grassi</strong>, ma anche di altre sostanze importanti per il funzionamento dell&#8217;organismo. Tra queste, oltre vitamine e minerali, vi sono le <strong>fibre</strong>, degli elementi che il nostro <strong>corpo</strong> non è in grado di assimilare, contenuti sopratutto in alimenti di<strong> origine vegetale</strong>.  Pur essendo<strong> zuccheri</strong>, non apportano <strong>calorie</strong> e si distinguono tra due tipologie, quelle <strong>solubili</strong>, che abbassano <strong>colesterolo</strong> e <strong>glicemia</strong>, e quelle <strong>insolubili</strong> più adatte, invece, a svolgere la loro attività sul <strong>tratto gastrointestinale.</strong></p>
<p>I loro <strong>benefici</strong>, noti fin dal 1970, anno della loro scoperta, oggi, vengono invece ampliati grazie agli studi condotti presso l&#8217;<strong>Università dell&#8217; Illinois</strong> dove un&#8217;equipe di esperti ha dimostrato che le<strong> fibre</strong> sono utili anche nel stimolare il <strong>sistema immunitario </strong>ed aiutano quindi a svolgere un&#8217;azione<strong> anti-infiammatoria.</strong></p>
<p><span id="more-24522"></span></p>
<p><strong>Frutta </strong>e <strong>verdura, cereali, noci, </strong><strong>semi </strong>e                  <strong>legumi </strong>sono i principali alimenti in cui vi è un&#8217;altra concentrazione di<strong> fibre</strong>: ad esempio, la<strong> crusca </strong>ne contiene circa <strong>42,5 g per 100g, </strong>mentre al secondo posto vi sono le<strong> fave,</strong> con<strong> 21 g</strong>, e poi <strong>fagioli </strong>e<strong> piselli. </strong>Ottimi, dal punto di vista del quantitativo di<strong> fibre</strong>, anche i <strong>pop corn, </strong>il tipicosnack da cinema, che ne contano<strong> 15,10 gr </strong>per 100g di prodotto.</p>
<p>Le cavie che sono state utilizzate per la <strong>ricerca</strong> sono state divise in due gruppi: entrambi hanno seguito un regime a basso contenuto di grassi, ma ad uno sono state somministrate <strong>fibre solubili</strong> ed all&#8217;altro quelle insolubili.  La dieta, durata 6 settimane, si è conclusa l&#8217;iniezione di  una sostanza per simulare un&#8217;<strong>infezione batterica</strong>. Christina Sherr, responsabile dello studio presso l&#8217; <strong>Università dell&#8217; Illinois</strong>, ha spiegato che: &#8220;<em>Due ore dopo l&#8217;iniezione i topi che avevano assunto fibre solubili avevano un&#8217;infezione inferiore del 50 per cento rispetto agli altri e sono guariti in metà tempo»</em>.Le cavie che avevano assunto questo tipo di fibre, contenuto sopratutto nella frutta, hanno beneficiato della capacità di produzione da parte dell&#8217;organismo dell&#8217;<strong>interleuchina 4</strong>, una proteina con una spiccata funzione <strong>anti-infiammatoria.</strong></p>
<p>Una dieta ricca di fibre, quindi, stimola l&#8217;organismo ad abbassare la <strong>glicemia</strong>, regolarizzare la funzione intestinale e limitare l&#8217;assorbimento dei <strong>grassi</strong>, ma permette anche di tenere lontano raffreddori, influenze ed infezioni. Non bisogna però esagerare: infatti, è consigliabile consumare circa <strong>25 grammi </strong>al giorno, quantitativo oltre al quale si può rischiare di limitare l&#8217;assorbimento di ferro e minerali preziosi per l&#8217;organismo.</p>
<p>[Fonte: <em>Sanihelp.it</em>]</p>
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		<title>Sclerosi multipla, la ricerca avanza</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 15:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cinzia Due</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina News]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
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		<category><![CDATA[CCSVI]]></category>
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		<category><![CDATA[sclerosi multipla]]></category>
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Ancora una volta due ricercatori italiani pubblicano i risultati di un loro importante lavoro sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of Immunology: hanno immesso un innocuo batterio in alcuni topini da laboratorio, per poi osservare lo sviluppo di una malattia autoimmune simile alla sclerosi multipla. Sono il prof. Francesco Ria ed il prof. Giovanni Delogu , [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-24352" title="sclerosi-multipla" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/03/sclerosi-multipla.jpg" alt="sclerosi-multipla" width="400" height="300" /></p>
<p>Ancora una volta <strong>due ricercatori italiani</strong> pubblicano i risultati di un loro importante lavoro sulla prestigiosa rivista internazionale <em>Journal of</em> <em>Immunology</em>: hanno immesso un innocuo batterio in alcuni topini da laboratorio, per poi osservare lo sviluppo di una malattia autoimmune simile alla sclerosi multipla. Sono il <strong>prof. Francesco Ria ed il prof. Giovanni Delogu ,</strong> <strong>rispettivamente dell’Istituto di </strong>Patologia<strong> Generale e dell’Istituto di Microbiologia dell ’</strong><a target="_blank" href="http//www.rm.unicatt,it" target="_self">Università Cattolica di Roma</a>.</p>
<p>Il loro studio è durato 2 anni ed è stato indirizzato alla conoscenza della <strong>sclerosi multipla, malattia autoimmune che colpisce in Italia circa 58.000 persone. Come le altre </strong>patologie<strong> di questa categoria è dovuta ad una reazione infiammatoria causata dal sistema immunitario che si attiva in difesa di qualcosa che a tutt’oggi non è ancora chiaro. </strong>L’unica certezza che si ha è che c’è un fattore generico predisponente, ma ancora non si è capito quale agente esterno provoca la reazione immunologica che distrugge il rivestimento delle fibre nervose del sistema nervoso centrale.</p>
<p><span id="more-24165"></span></p>
<p>Per capire meglio: i due ricercatori hanno previsto un batterio o un virus con caratteristiche molto simili alle mieline, le molecole del sistema nervoso centrale. Di per se stessi questi batteri non sono patologici, anzi non provocano neppure la reazione degli anticorpi, ma vengono comunque individuati dalle cosiddette proteine T del sistema immunitario che si scatenano nell’aggressione degli intrusi. Per qualche motivo i batteri, eliminati in pochi giorni, trasferirebbero alle cellule T la capacità di entrare nel sistema nervoso centrale (cosa che abitualmente non succede).</p>
<p>Queste, nel nuovo ambiente, continuerebbero la loro opera di pulizia, scambiando le mieline per i somiglianti nemici batteri: ed ecco la malattia autoimmune!<br />
<strong>Quali gli elementi fondamentali di questa ricerca?</strong></p>
<blockquote><p>Prima di tutto, abbiamo dimostrato che in un modello animale, un agente non patogeno può condurre ad una malattia autoimmune- ha dichiarato il prof. Ria &#8211; In più possiamo dire che gli agenti infettivi che scatenano la reazione del sistema immunitario sono tra quelli, tantissimi, che non inducono produzione di anticorpi.</p></blockquote>
<p>Abbiamo fatto solo un piccolo passo per conoscere meglio la malattia, ma ancora dobbiamo individuare l’agente infettivo, capire se può davvero essere un buon modello sperimentale per la sclerosi multipla e cosa sarebbe accaduto se avessimo prolungato l’azione del batterio: avremmo favorito o sfavorito lo sviluppo della malattia?</p>
<blockquote><p>E ancora: quale parte del batterio assomiglia alla mielina, dove si deve cercare? Sulla superficie, al suo interno? Sono tutte domande – concludono Delogu e Ria – cui cercheremo di dare risposta nei prossimi anni.</p></blockquote>
<p>La ricerca , sostenuta dall’<a target="_blank" href="http://www.aism.it" target="_self">Aism</a> (Ass. Italiana Sclerosi Multipla) continuerà e non solo in questo senso. <strong>Sabato 6, domenica 7 e per la Festa della Donna, lunedì 8 marzo, in 3.000 piazze italiane torna l’iniziativa della “Gardenia dell’AISM”, volta alla raccolta fondi per la lotta alla sclerosi multipla. </strong>Tutti possono così contribuire a ricerche come quella della Cattolica, ma anche a nuovi studi, in particolare quelli che riguardano la<strong> CCSVI (insufficienza cerebro spinale venosa cronica) patologia vascolare che sembra rappresentare un importante fattore di rischio, ma soprattutto un decisivo punto di partenza per le terapie.</strong></p>
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		<title>Hiv e farmacogenomica</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 08:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cinzia Due</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aids]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca e Sperimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Virologia]]></category>
		<category><![CDATA[dna]]></category>
		<category><![CDATA[farmaco antivirale]]></category>
		<category><![CDATA[GlaxoSmithKline]]></category>
		<category><![CDATA[HIV]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Navarra]]></category>
		<category><![CDATA[Policlinico A. Gemelli]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Cauda]]></category>
		<category><![CDATA[Università Cattolica del Sacro Cuore]]></category>

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E&#8217; una delle prime applicazioni nella pratica clinica della farmacogenomica, ovvero di quella branca della farmacologia, estremamente innovativa, che tende a personalizzare i farmaci in base al patrimonio genetico. Riguarda un test del dna che evidenzia molto rapidamente, la predisposizione ad una reazione tossica all&#8217;uso dell&#8217; Abacavir, un importante farmaco antivirale, usato nella terapia contro l&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-24002" title="hiv-5" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/hiv-5.JPG" alt="hiv-5" width="486" height="342" /></p>
<p>E&#8217; una delle prime applicazioni nella <strong>pratica clinica della</strong> <strong>farmacogenomica</strong>, ovvero di quella branca della farmacologia, estremamente innovativa, che tende a personalizzare i farmaci in base al <a title="patrimonio genetico" href="http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/medicina-biologica/sei-un-fumatore-incallito-e-una-questione-genetica/" target="_self">patrimonio genetico</a>. Riguarda un <a title="test dna" href="http://www.medicinalive.com/costume/societa/dna-antenati/" target="_self">test del dna</a> che evidenzia molto rapidamente, la <strong>predisposizione ad una reazione tossica all&#8217;uso dell&#8217; Abacavir, un importante</strong> farmaco <strong>antivirale, usato nella terapia contro</strong> l&#8217;<strong> </strong>hiv. In genere è ben tollerato e per questo è anche tra i più usati, ma il 5/8% dei pazienti trattati, nel giro di un mese e mezzo, ha una reazione avversa, spesso molto seria.</p>
<p><span id="more-23958"></span> Da questi elementi  è partito il team <strong>dell&#8217;Istituto di Farmacologia</strong> dell&#8217; <a target="_blank" title="Univ. Cattolica Sacro Cuore" href="http://www.roma.unicatt.it" target="_self">Università Cattolica di Roma</a> <strong>guidato dal prof.  Pierluigi Navarra</strong>. In due anni di lavoro, il gruppo di ricerca, una volta individuato il gene e la sua alterazione, tipica dell&#8217;8% della popolazione caucasica, ha progettato e messo a punto il test identificatore, che è poi stato convalidato con l&#8217;ausilio della <strong>Clinica delle Malattie Infettive diretta dal Prof.</strong> <a title="Roberto Cauda" href="http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/aids/al-via-nuova-commissione-nazionale-per-lotta-allaids/" target="_self">Roberto Cauda</a><strong>, della stessa Cattolica</strong>.</p>
<p><strong>La </strong><a target="_blank" title="Casa Farmaceutica" href="http://www.gsk.it" target="_self">GlaxosmithKline</a><strong>, produttrice del farmaco, ha fornito i campioni per convalidare la metodica.<br />
</strong>Il test è già a disposizione dei pazienti del <strong>Policlinico Gemelli di Roma</strong> e di coloro che attraverso l&#8217;impegnativa del medico curante lo richiederanno. E&#8217; ovviamente un&#8217;indagine diagnostica da fare su indicazione e controllo di uno specialsta in malattie infettive.</p>
<p>Si tratta di un importante passo avanti non solo per la terapia contro l&#8217; Aids, ma più in generale per la medicina del futuro, ed in particolare per la <a target="_blank" title="Farmacogenomica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Farmacogenomica" target="_self">farmacogenomica</a>, sempre più mirata ad una risposta farmacologica individuale, , che vedrà l&#8217;utilizzo di una pillola intelligente, <strong>un farmaco per una </strong>patologia<strong> in un paziente specifico. Il tutto a partire da un semplice prelievo di sangue o di saliva.</strong></p>
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		<title>Ansia e dolore cronico, un aiuto dallo sport</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 13:38:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Fitness e Allenamento]]></category>
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		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[curare l'ansia]]></category>
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		<category><![CDATA[tumore]]></category>
		<category><![CDATA[umore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Alcune patologie, anche gravi, come la fibromialgia, i tumori, la sclerosi multipla ed alcuni problemi cardiovascolari, comportano al paziente, non solo i dolori causati dalla malattia, ma anche un costante e perenne stato di ansia che interferisce con l&#8217;umore e rende il percorso di cura più difficile.
Lo sport, attività che consente la produzione di endorfine, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-24091 aligncenter" title="anziani" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/1238151100575_vacanze_anziani.jpg" alt="anziani" width="334" height="422" /></p>
<p>Alcune <strong>patologie</strong>, anche gravi, come la <strong>fibromialgia</strong>, i <strong>tumori, la sclerosi multipla</strong> ed alcuni <strong>problemi cardiovascolari, </strong>comportano al paziente, non solo i <strong>dolori</strong> causati dalla malattia, ma anche un costante e perenne stato di <strong>ansia</strong> che interferisce con l&#8217;<strong>umore </strong>e rende il percorso di cura più difficile.</p>
<p>Lo <strong>sport</strong>, attività che consente la produzione di <strong>endorfine</strong>, sostanze legate al buon umore, al piacere ed alla riduzione dello stress e del dolore, avrebbe un effetto positivo sulla psiche e costituirebbe un ottimo alleato contro la<strong> depressione</strong> e per la cura di queste patologie, secondo un ultima ricerca condotta dal Dipartimento di Kinesiologia presso l&#8217;<strong> Università della Georgia. </strong>Un esercizio fisico costante, quindi, permette di contrastare l&#8217;ansia dei pazienti affetti da <strong>disturbi cronici. </strong><strong></strong></p>
<p><span id="more-24089"></span></p>
<p>Ad arrivare a questa scoperta, che costituisce un passo avanti anche per la medicina, è stato lo staff del professore <strong>Matthew Herring</strong> che ha effettuato un&#8217;analisi su circa 3mila soggetti volontari. Solo uno dei due gruppi di pazienti ha praticato in maniera costante alcuni <strong>esercizi </strong>e sono stati proprio quest&#8217;ultimi a notare particolari <strong>benefici</strong>:  stati d&#8217;ansia, dolori ed altri disturbi sono stati ridotti di circa il 20% . Una particolarità che è emersa dallo studio, poi, è che ad essere maggiormente benefica sull&#8217;umore dei soggetti è stata l&#8217;<strong>attività fisica</strong> con una programmazione a breve termine, segno che tra i motivi d&#8217;ansia, vi è anche lo sguardo al futuro. Per godere di questo effetto, infatti, non vi è bisogno di un allenamento estenuante, ma basta anche solo <strong>mezz&#8217;ora al giorno</strong>, magari facendo una passeggiata a ritmo sostenuto o altri movimenti, ovviamente in base alle caratteristiche del paziente, almeno per un periodo compreso tra le tre e le dodici settimane.</p>
<p>I risultati, pubblicati anche sull&#8217;autorevole <em>Archives of Internal Medicine </em>hanno confermato la già nota azione antidepressiva del <strong>fitness</strong>, ma non era ancora stato indagato a fondo il rapporto tra sport e <strong>ansia</strong>, anche se strettamente correlati tra loro.</p>
<p>Con l&#8217;aumento della durata della vita, purtroppo, crescono anche i disturbi legati all<strong>&#8216;invecchiamento</strong> e si presentano così patologie croniche ed invalidanti dove, però, si può trovare un ottima soluzione dalla pratica dell&#8217; attività fisica.</p>
<p>[Fonte: <em>Corriere.it -Salute-</em>]</p>
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		<title>Radiografia in 3d, un aiuto alla chirurgia dall&#8217; Università di Pisa</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 14:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina News]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca e Sperimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[chirurgia]]></category>
		<category><![CDATA[diagnostica per immagini]]></category>
		<category><![CDATA[immagini 3d medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[radiologia tridimensionale]]></category>

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La radiologia, tecnica diagnostica ideata già nel 1895 dal fisico tedesco Wilhelm Conrad Röntgen, viene impiegata in medicina per la diagnosi di eventuali problematiche, ma anche come valido supporto per le operazioni chirurgiche. Dalla sua nascita ad oggi sono state tante le evoluzioni che hanno interessato le radiografia, dovute sopratutto alla conoscenza e lo sviluppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="radiologia 3d" src="http://www.radiologiapasta.it/images/casistica/caso06/foto03.jpg" alt="" width="427" height="443" /></p>
<p>La <strong>radiologia</strong>, tecnica diagnostica ideata già nel 1895 dal fisico tedesco <strong>Wilhelm Conrad Röntgen</strong>, viene impiegata in medicina per la diagnosi di eventuali problematiche, ma anche come valido supporto per le operazioni chirurgiche. Dalla sua nascita ad oggi sono state tante le evoluzioni che hanno interessato le <strong>radiografia</strong>, dovute sopratutto alla conoscenza e lo sviluppo delle <strong>nuove tecnologie</strong>.</p>
<p>Il team di ricerca operativo presso l&#8217;<strong>Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa</strong>, ha fatto un vero e proprio passo avanti in questa direzione sviluppando un <strong>software </strong>per la <strong>radiologia tridimensionale</strong>, grazie anche al <em>know how </em>di <strong>Vincenzo Ferrari</strong>, giovane ingegnere premiato dal Movimento italiano modellistica e simulazione per la sua tesi di dottorato sul&#8217;argomento del 3d in medicina, una tecnologia che può essere di grande aiuto sopratutto nelle varie fasi della <strong>chirurgia</strong>.</p>
<p><span id="more-23829"></span></p>
<p>Il <strong>Centro di ricerca</strong> per la <strong>chirurgia assistita al calcolatore</strong>, diretto da Franco Mosca presso l&#8217;Ateneo toscano è sempre stato attivo nella ricerca di nuove soluzioni per migliorare le pratiche mediche. La realizzazione di un <strong>software</strong> interamente dedicato alla <strong>radiologia tridimensionale</strong> consente di avere delle attendibili e precise riproduzioni in 3d delle varie parti del corpo umano. La maggiore definizione delle immagini e la possibilità di visualizzarne le varie superfici, avendo una visione maggiormente realistica, consente di svolgere con più efficacia le varie<strong> operazioni</strong> previste nella <strong>chirurgia</strong>. Inoltre tale applicazione può essere integrata anche con i <strong>sistemi di navigazione chirurgica</strong> e con le soluzioni innovative sviluppate nel vicino <strong>EndoCas</strong>, un altro centro di ricerca, attivo all&#8217;<strong>ospedale di Cisanello, </strong>dove una squadra formata da specialisti dei vari settori dell&#8217;ingegneria, informatica e della fisica lavorano alla creazione di <strong>prototipi</strong> per l&#8217;applicazione pratica della chirurgia con<strong> supporto 3d</strong>.</p>
<p>Le due strutture, quella di Pisa ed il centro EndoCas, dovrebbero svolgere un lavoro simultaneo e da questa <strong>partnership</strong>, come già avvenuto all&#8217;estero, in Europa e negli USA,  dovrebbe prendere forma il <strong>primo centro italiano interuniversitario per la  formazione e la simulazione in medicina </strong>con l&#8217;obiettivo principale di sviluppare questa bnuova metodologia, ma anche permettere l&#8217;adozione della radiologia tridimensionale in alcuni campi specifici come la <strong>chirurgia mininvasiva e d&#8217;urgenza</strong> oltre che, ovviamente, la diagnostica per immagini.</p>
<p><em>[Fonte: Ansa.it ]</em></p>
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		<title>Rabarbaro britannico, un antitumorale in giardino</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oncologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca e Sperimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[antitumorale]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[piante anti-cancro]]></category>
		<category><![CDATA[rabarbaro britannico]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>

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		<description><![CDATA[Che l&#8217;alimentazione biologica e la natura in genere ci offrissero numerose soluzioni per la prevenzione dell&#8217;insorgenza di tumori era cosa nota da tempo. Le proprietà anti-cancro di numerosi ortaggi e frutti, pensiamo al pomodoro, ai mirtilli, all&#8217;uva, e tantissimi altri, sono da tempo al vaglio degli studiosi, che cercano il modo di potenziarne l&#8217;efficacia in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-23694" title="rabarbaro britannico cancro" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/rabarbaro-britannico-cancro.jpg" alt="rabarbaro britannico cancro" width="424" height="283" />Che l&#8217;alimentazione biologica e la natura in genere ci offrissero numerose soluzioni per la prevenzione dell&#8217;insorgenza di tumori era cosa nota da tempo. Le <strong>proprietà anti-cancro</strong> di numerosi ortaggi e frutti, pensiamo al pomodoro, ai mirtilli, all&#8217;uva, e tantissimi altri, sono da tempo al vaglio degli studiosi, che cercano il modo di potenziarne l&#8217;efficacia in laboratorio, creando nuovi farmaci sempre più potenti. Alla lista va ora ad aggiungersi anche il <strong>rabarbaro britannico</strong>. Una buona notizia, dunque, per chi è alla ricerca di soluzioni gustose per mantenersi in salute. <strong>Il rabarbaro cotto sembrerebbe d&#8217;aiuto nel combattere il cancro</strong>.</p>
<p>I ricercatori hanno scoperto che la cottura del rabarbaro per 20 minuti  aumenterebbe i livelli di sostanze anti-cancro chiamate <strong>polifenoli</strong>. Precedenti ricerche hanno dimostrato che i polifenoli uccidono selettivamente o impediscono del tutto la crescita delle cellule tumorali.<span id="more-23693"></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La nostra ricerca ha dimostrato che il rabarbaro britannico è una fonte potenziale di agenti farmacologici che possono essere utilizzati per sviluppare nuovi farmaci anti-tumorali,&#8221; ha spiegato il dottor <em>Nikki Jordan-Mahy</em>, del <em>Biomedical Research Center</em> della <em>Sheffield Hallam University</em>.</p>
</blockquote>
<p>Si tratta in assoluto del primo studio che esamina i <strong>vantaggi del rabarbaro britannico</strong>, in particolare una varietà coltivata nel <em>South Yorkshire</em>. Una precedente ricerca aveva studiato il rabarbaro orientale, che è stato usato nella medicina tradizionale cinese per migliaia di anni.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I trattamenti attuali non si rivelano efficaci contro tutti i tipi di tumori e la resistenza ai farmaci anticancro è un problema comune,&#8221; ha detto Jordan-Mahy. &#8220;E&#8217; dunque di fondamentale importanza riuscire a  scoprire nuovi trattamenti meno tossici, che possono superare la resistenza e sconfiggere il cancro.&#8221;</p>
</blockquote>
<p>Dopo aver esaminato le <strong>potenzialità del rabarbaro britannico come </strong>farmaco<strong> anti-cancro</strong>, ora i ricercatori intendono studiare nello specifico l&#8217;effetto dei polifenoli contenuti nel rabarbaro nella lotta alla leucemia. I risultati completi dello studio sono stati pubblicati dalla rivista di divulgazione scientifica <em>Food Chemistry</em>.</p>
<p>[Fonte: <em>Health.com</em>]</p>
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