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Chirurgia dolce, che cos’è?

Pubblicato da Marco Mancini, in Chirurgia Ricostruttiva | 20 giugno 2009 | 11:07

chirurgia-dolce

Le terapie chirurgiche negli ultimi anni stanno viaggiando speditamente. Da quando sono state introdotte tecniche altamente tecnologiche come il laser o gli ultrasuoni, un’operazione chirurgica sembra essere diventata un’operazione di routine, una cosa da niente che si risolve in breve tempo e senza molta fatica.

Se però finora molti problemi erano anche di carattere psicologico, perché l’operazione lasciava una cicatrice che delle volte, dal punto di vista estetico, soprattutto femminile, poteva creare qualche disagio, ora è stata inventata una tecnica del tutto innovativa, che supera anche questo scoglio, la chirurgia dolce.

E’ chiamata dolce proprio perché è meno “aggressiva” rispetto alle tecniche normali, e garantisce una cicatrice quasi invisibile. Le sue applicazioni sono molteplici, ma da questo punto di vista è molto importante l’operazione alla tiroide, la quale di solito lascia una grossa cicatrice sul collo. L’operazione comune prevede un taglio di circa 10 cm, e delle volte comporta anche una piccola modifica della voce. Questa tecnica invece lascia una cicatrice di solo un centimetro e mezzo, praticamente impossibile da vedere, e non ha effetti sulle corde vocali.

La tecnica, messa a punto dai professori Paolo Miccoli dell’Università di Pisa e Rocco Bellantone del policlinico Gemelli di Roma, prevede che l’intervento venga eseguito con un bisturi ad ultrasuoni il quale permette una bassa dispersione del calore, riducendo i danni al nervo e riducendo al minimo la possibilità di infiammazione nei tessuti del collo. Altra caratteristica importante è che il paziente può essere dimesso nel giro di 24 ore.

Ma siamo sicuri che sia tutto rose e fiori? Di interventi di chirurgia dolce se ne parla già da tempo ed in diversi campi. Oltre che per problemi alla tiroide, se ne parla anche ad esempio negli interventi di ernia del disco, oppure per gli interventi agli organi riproduttivi femminili. Ma secondo gli specialisti in chirurgia plastica del sito chirurgiaestetica.com, non si può sempre parlare di chirurgia dolce, o perlomeno non lo si fa sempre a proposito. Dal sito:

I termini chirurgia dolce ed anestesia leggera sono abusati, e non corrispondono ad alcuna tecnica specifica; il loro valore in termini di marketing, nonostante l’ abuso che se ne fa, è invece ancora piuttosto alto e molti chirurghi continuano ad usare queste frasi al solo scopo di attrarre potenziali pazienti. Analogamente, propagandare l’ uso del laser per procedure in cui non offre alcun beneficio (ad es. la rinoplastica) o per le quali non è stato testato sufficientemente (ad es. la liposuzione) è una semplice e ricorrente manovra commerciale.

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