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		<title>La birra può aiutare a prevenire l&#8217;osteoporosi</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 11:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione e prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[Ortopedia]]></category>
		<category><![CDATA[Birra]]></category>
		<category><![CDATA[densità minerale ossea]]></category>
		<category><![CDATA[osteoporosi]]></category>

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Un nuovo studio suggerisce che la birra è una fonte significativa di silicio dietetico, un ingrediente fondamentale per aumentare la densità minerale ossea. I ricercatori del Department of Food Science &#38; Technology presso l&#8217;Università di California di Davis [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-23376" title="birra" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/birra.jpg" alt="birra" width="400" height="388" /></p>
<p>Un nuovo studio suggerisce che la <strong>birra </strong>è una fonte significativa di<strong> silicio dietetico</strong>, un ingrediente fondamentale per aumentare la <strong>densità minerale ossea</strong>. I ricercatori del Department of Food Science &amp; Technology presso l&#8217;Università di California di Davis hanno studiato la produzione di birra commerciale, per determinare la relazione tra i metodi di produzione della birra e il conseguente <strong>tenore di silicio</strong>, concludendo che la birra è una ricca fonte di silicio dietetico. Lo studio è stato pubblicato sul <em>Journal of the Science of Food and Agriculture</em>.</p>
<blockquote><p>I fattori di produzione di birra che influenzano i livelli di silicio non sono stati ampiamente studiati. Abbiamo esaminato una vasta gamma di stili di birra per il loro contenuto di silicio e l&#8217;impatto delle materie prime e il processo di fermentazione sulle quantità di silicio che entrano nel mosto e nella birra</p></blockquote>
<p>ha spiegato <strong>Charles Bamforth</strong>, autore principale dello studio. Il silicio è presente nella birra in forma solubile di<strong> acido ortosilicico</strong> (OSA), che produce il 50% di biodisponibilità, facendolo diventare una delle principali fonti di silicio nella dieta occidentale. <span id="more-23374"></span></p>
<p>Secondo il National Institutes of Health (NIH), il silicio alimentare può essere importante per la <strong>crescita e lo sviluppo delle ossa e del tessuto connettivo</strong>, e la birra sembra essere una delle principali fonti di assunzione. Sulla base di questi risultati, alcuni studi suggeriscono che il consumo moderato di birra può aiutare a combattere l&#8217;osteoporosi, una malattia del sistema scheletrico caratterizzata da ridotta massa ossea e dal deterioramento del tessuto osseo.</p>
<p>I ricercatori hanno esaminato una serie di campioni di materie prime ed hanno trovato pochi cambiamenti nel tenore di silicio durante il processo dell&#8217;orzo da birra. La maggior parte del silicio è nella buccia, che non è coinvolta nel processo del malto. <strong>I malti con il contenuto più elevato di silicio sono pallidi </strong>ed hanno meno stress da calore durante il processo. I prodotti più scuri dispongono di notevoli torrefazioni e contenuto di silicio molto inferiore rispetto agli altri malti per motivi che non sono ancora noti. I campioni analizzati hanno mostrato livelli sorprendentemente alti di silicio con fino a quattro volte in più del silicio che si trova nel malto. Tuttavia, il luppolo è sempre usato in quantità molto minore di quello di grano. Le birre con molto luppolo, tuttavia, dovrebbero contenere livelli ancora più elevati di silicio.</p>
<p>Lo studio ha anche testato <strong>100 birre commerciali</strong> per il contenuto di silicio e classificato i dati secondo lo stile e la fonte della birra. Il tenore medio di silicio è stato 6,4-56,5 mg/L.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.sciencedaily.com" target="_blank">Sciencedaily</a>]</p>
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		<title>Perché è così difficile perdere peso</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 11:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diete e Metabolismo]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina News]]></category>
		<category><![CDATA[attività fisica]]></category>
		<category><![CDATA[autodifesa del corpo]]></category>
		<category><![CDATA[perdere peso]]></category>

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Nonostante le rinunce a tavola, capita spesso che i chili che si perdono rimangono talmente pochi da farci demoralizzare, e magari riprendere a mangiare più di prima. Ma perché avviene questo? A spiegarlo è uno studio dei ricercatori danesi Martijn Katan e David Ludwig pubblicato sul Journal of American Medical Association. In breve, secondo loro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-23370" title="bilancia" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/bilancia.jpg" alt="bilancia" width="400" height="400" /></p>
<p>Nonostante le rinunce a tavola, capita spesso che i chili che si perdono rimangono talmente pochi da farci <strong>demoralizzare</strong>, e magari riprendere a mangiare più di prima. Ma perché avviene questo? A spiegarlo è uno studio dei ricercatori danesi <strong>Martijn Katan</strong> e <strong>David Ludwig</strong> pubblicato sul<em> Journal of American Medical Association</em>. In breve, secondo loro, è tutta questione di <strong>meccanismi di autodifesa del corpo</strong>.</p>
<p>Se ad esempio decidiamo di rinunciare ad un certo numero di calorie, che possono provenire da un dolce, ogni giorno, senza però cambiare le nostre abitudini di attività fisica, il meccanismo che si instaura nel corpo porta ad una<strong> perdita di peso nell&#8217;immediato</strong>. Purtroppo però, a lungo andare, l&#8217;alleggerimento si ferma, in quanto, a causa della diminuzione delle calorie introdotte, avverranno <strong>modificazioni ormonali e del sistema nervoso autonomo</strong>, che porteranno il corpo ad adattarsi alla nuova situazione, e bloccando quindi la perdita di peso.</p>
<p>Ma avviene anche il contrario. Se cioè siamo stanchi della dieta e riprendiamo a mangiare quel dolce, <strong>il corpo riprenderà i chili perduti</strong> e, se non esageriamo ma continuiamo a mangiare sempre lo stesso quantitativo di calorie, il corpo finirà con <strong>l&#8217;adattarsi a quella quantità</strong>, bloccando la quantità di grasso prodotta dopo alcuni chili.</p>
<p>La soluzione? Un cambiamento dello stile di vita che comprenda una dieta ipocalorica e <strong>molta attività fisica </strong>potrebbero bastare a perdere peso in maniera duratura.</p>
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		<title>Soft drink e tumori, l&#8217;iniziativa di Coldiretti</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 11:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione e prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[Costume e Società]]></category>
		<category><![CDATA[La Salute dei Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina News]]></category>
		<category><![CDATA[bibite gassate]]></category>
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		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[soft drink]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>

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I più giovani sono assidui consumatori dei soft drink, ovvero una particolare categoria di bevande composta da bibite analcoliche, sopratutto alla frutta, molto zuccherate, naturali o con una lieve effervescenza. Sono facilmente reperibili nei supermercati, spesso venduto a basso costo, ma sopratutto sempre presenti nei distributori automatici delle scuole, una tentazione inevitabile, quindi, che però [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="bibite soft drink" src="http://images.pingmag.jp/images/title/vendis7.jpg" alt="" width="449" height="325" /></p>
<p>I più giovani sono assidui consumatori dei <strong>soft drink</strong>, ovvero una particolare categoria di bevande composta da <strong>bibite analcoliche</strong>, sopratutto alla frutta, molto <strong>zuccherate</strong>, naturali o con una lieve effervescenza. Sono facilmente reperibili nei supermercati, spesso venduto a basso costo, ma sopratutto sempre presenti nei distributori automatici delle scuole, una tentazione inevitabile, quindi, che però costituisce un pericolo per la<strong> salute</strong>. Infatti, l&#8217;allarme arriva dalla <strong>American Association for cancer research</strong> che, dopo aver svolto alcune ricerche, ha evidenziato come  il consumo di <strong>soft drink </strong>può aumentare, fino a raddoppiare, il rischio di <strong>cancro al pancreas</strong>, una delle forme tumorali più pericolose perchè difficile da curare.</p>
<p>In seguito a questa allarmante scoperta, quindi, la <strong>Coldiretti</strong>, anche per limitare questa abitudine che sta prendendo piede anche in Italia, ha proposto di sostituire i <strong>soft drink</strong> con <strong>succhi di frutta </strong>o con <strong>frutta fresca</strong>. In questo modo, si può limitare il rischio di sviluppare tumori nei più giovani, ma anche nei più grandi che spesso scelgono bevande edulcorate come break o <strong>aperitivo.</strong></p>
<p><span id="more-23358"></span></p>
<p>Il primo studio pubblicato anche sulla rivista <em>Cancer Epidemiology</em>, realizzato da <strong>Mark Pereira</strong>,  della University of Minnesota, ha evidenziato come l&#8217;alto contenuto di<strong> zuccheri</strong> di queste bibite sia responsabile dell&#8217;innalzamento del livello di <strong>insulina</strong> e, quindi, favorirebbe la crescita delle<strong> cellule tumorali</strong>.</p>
<p>Sulla base di questi studi, invece, in Italia, è subito scattato l&#8217;allarme anche per l&#8217;alta percentuale di <strong>bambini </strong>con problemi di peso, che sarebbero circa il 2,3 per cento se si parla di <strong>obesità</strong>, mentre il 23,6 per cento è  in sovrappeso a causa di una scorretta alimentazione. La colpa, secondo l&#8217;associazione, però, sarebbe nella scarsa informazione e, per questo motivo, la <strong>Coldiretti</strong> ha realizzato un protocollo con il Ministero dell&#8217;Istruzione dell&#8217;Universita&#8217; e della Ricerca per promuovere azioni di informazione, sopratutto presso le scuole.</p>
<p>Gli alunni delle elementari e delle medie potranno prendere parte a <strong>seminari</strong>, giornate organizzate in fattorie didattiche e ed inoltre saranno allestiti laboratori del gusto per educare i bambini ad un <strong>regime alimentare </strong>sano e corretto che, come si ripete spesso, deve includere almeno 4/5 porzioni di frutta fresca o verdura, alimenti spesso non amati dai palati dei più piccoli.</p>
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		<title>Inutile avere mille amici su Facebook, il cervello ne gestisce al massimo 150</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 09:53:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[rapporti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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Andate a dare un&#8217;occhiata al numero di amici che avete su Facebook, Myspace o qualsiasi altro social network utilizziate. Se superano i 150 (e nella maggior parte dei casi è così), allora molti sono inutili. Il motivo? Non riuscirete mai a gestirli tutti. Il cervello umano, da quando è comparso l&#8217;uomo delle caverne fino ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-23359" title="amiche chat facebook" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/amiche-chat-facebook.jpg" alt="amiche chat facebook" width="450" height="338" /></p>
<p>Andate a dare un&#8217;occhiata al numero di amici che avete su <strong>Facebook, Myspace</strong> o qualsiasi altro <strong>social network</strong> utilizziate. Se superano i 150 (e nella maggior parte dei casi è così), allora molti sono <strong>inutili</strong>. Il motivo? <strong>Non riuscirete mai a gestirli tutti</strong>. Il cervello umano, da quando è comparso l&#8217;uomo delle caverne fino ad oggi, avrà imparato tante cose, ma dal punto di vista sociale, <strong>non si è evoluto più di tanto</strong>. Esso è infatti in grado di gestire <strong>al massimo 150 relazioni</strong>, la maggior parte delle quali riguardano rapporti di parentela, e dunque se per migliaia di anni una persona conosceva più persone di questo numero, queste erano perlopiù <strong>semplici conoscenti</strong> e persone che, proprio come accade online, al massimo si salutano una volta ogni tanto.</p>
<p>Spiega <strong>Robin Dunbar</strong>, della Oxford University, che scambiarsi centinaia di inviti all&#8217;amicizia è destinato a far cadere queste persone nell&#8217;oblìo. La mente umana tratta i rapporti sociali con una <strong>scala gerarchica</strong>: al primo posto mette la persona con cui si ha una relazione forte (moglie/marito, fidanzato/fidanzata, ecc.), dopodiché le persone con cui si ha un contatto di lavoro e le amicizie vere, che di solito non superano mai le 5-6 persone. Dopodiché si va a scalare, considerando paradossalmente di più le persone con cui abbiamo <strong>contatti in carne ed ossa</strong> che non quelle conosciute in modo virtuale. Se poi nella lista ci sono cugini e parenti vari, questi hanno spesso la precedenza sulle amicizie.<span id="more-23355"></span></p>
<p>Quando poi, come detto, si superano le 150, arrivando a superare anche le mille, come spesso accade oggi, si finisce con l&#8217;avere delle <strong>persone semi-sconosciute nella lista degli amici</strong>, con cui al massimo si può chattare una volta ogni tanto, scambiarsi un saluto o magari qualche augurio per Natale, ma il rapporto finisce lì. Principalmente, e questo è il secondo paradosso, il motivo per cui è nato Facebook, e cioè il far reincontrare i vecchi compagni di scuola o dell&#8217;Università, finisce per far diventare queste persone <strong>soltanto dei nomi sulla lista</strong>, a cui, dopo aver chiesto a distanza di anni cosa fa e come si è evoluta la sua vita, non si rivolgerà più la parola.</p>
<blockquote><p>Così finisce che i nostri migliori amici su Facebook sono in genere quelli che incontriamo tutti i giorni</p></blockquote>
<p>spiega <strong>Mirella Galeotta</strong> dell&#8217;Ospedale Moscati di Avellino. Ma allora perché sono così tante le persone che superano i mille contatti? Ce lo spiega <strong>David Smallwood</strong>, psicologo britannico esperto in dipendenze, che in un&#8217;intervista a <em>Repubblica </em>ha spiegato che si tratta di una</p>
<blockquote><p>sorta di inutile corsa ad accumulare sempre più amici nel tentativo di apparire più popolari e di successo.</p></blockquote>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.repubblica.it" target="_blank">Repubblica</a>]</p>
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		<title>La meditazione dimezza il rischio di malattie cardiache ed ictus</title>
		<link>http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/cardiologia/meditazione-dimezza-malattie-cardiache-ictus/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 09:29:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cardiologia]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofie Orientali]]></category>
		<category><![CDATA[ictus]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[yoga]]></category>

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Che la meditazione facesse bene, questo era risaputo. Non fa tanto parte della cultura italiana, dove è preponderante la preghiera, ma nella medicina asiatica, e da qualche decennio anche in quella americana, le prescrizioni di medicinali vengono associate allo yoga o ad altre pratiche di controllo del corpo e della mente.
In effetti, ciò che avviene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-23349" title="meditazione" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/meditazione.jpg" alt="meditazione" width="450" height="319" /></p>
<p>Che la <strong>meditazione </strong>facesse bene, questo era risaputo. Non fa tanto parte della cultura italiana, dove è preponderante la preghiera, ma nella medicina asiatica, e da qualche decennio anche in quella americana, le prescrizioni di medicinali vengono associate allo <strong>yoga </strong>o ad altre pratiche di controllo del corpo e della mente.</p>
<p>In effetti, ciò che avviene con tali pratiche, in un certo senso rispecchia anche quello che avviene con la preghiera, e cioè un certo senso di appagamento, di miglioramento della salute fisica (principalmente controllo del dolore) e mentale, e tutto un <strong>lavoro psicologico</strong> che pare fare bene anche ai valori del sangue e al nostro cuore. Secondo una nuova ricerca effettuata alla Maharishi University of Management di Fairfield, in Iowa alle Scientific Sessions dell’American Heart Association di Orlando, pare che ciò avvenga veramente e ha prove testabili scientificamente.<span id="more-23347"></span></p>
<p>Spiega <strong>Robert Schneider</strong>, uno degli autori dello studio, che per quanto riguarda alcune malattie come quelle cardiache e gli ictus, mentre le statine che abbassano il colesterolo sono in grado di diminuire del <strong>30-40%</strong> l&#8217;insorgere di tali condizioni, e i farmaci <strong>antipertentensivi</strong> abbassano la probabilità di soffrirne del <strong>25-30%</strong>, una regolare sessione quotidiana di meditazione può avere un beneficio in <strong>quasi il 50% dei casi</strong>.</p>
<p>In una ricerca, effettuata su 200 pazienti che avevano riscontrato un ridotto afflusso di sangue al cuore rilevato da una coronografia, questi sono stati suddivisi in due gruppi: ad un gruppo veniva insegnato a seguire uno <strong>stile di vita più sano</strong>, l&#8217;altro seguiva le stesse lezioni, ma in più effettuava anche <strong>15-20 minuti di meditazione al giorno</strong>.</p>
<p>Lo studio è durato 5 anni, e alla fine di essi il risultato è stato che chi aveva seguito lo yoga presentava un <strong>abbassamento del 47% di probabilità di subire attacchi cardiaci, ictus o morte </strong>rispetto all&#8217;altro gruppo.</p>
<blockquote><p>La progressione lenta e subdola della malattia ostruttiva delle coronarie e i fenomeni che scatenano l’infarto cardiaco sono talmente complessi che è riduttivo pensare di risolvere il problema solo con i farmaci o con interventi che dilatano le coronarie là dove sono maggiormente ristrette. Ben vengano quindi ricerche nella quali si verifica se intervenire su altri aspetti della vita può ridurre il rischio</p></blockquote>
<p>ha commentato <strong>Marco Bobbio</strong>, primario di cardiologia presso l’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.corriere.it" target="_blank">Corriere della Sera</a>]</p>
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		<title>Differenze di linguaggio tra uomini e donne!</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 09:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>liulai</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[facoltà del linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio femminile]]></category>

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Pur usando lo stesso idioma, donne e uomini adottano diverse sfumature del linguaggio. In politica, questi differenza supererebbe le divergenze di partito, accomunando le esponenti di entrambi gli schieramenti e, sul lato opposto, i colleghi maschi. Lo conferma Grazia Basile, docente di Linguistica generale all&#8217;Università di Salerno, che ha confrontato interviste rilasciate &#8211; neli ultimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-23234" title="linguaggio femminile e maschile" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/linguaggio-femminile-e-maschile.jpg" alt="linguaggio femminile e maschile" width="400" height="266" /></p>
<p>Pur usando lo stesso idioma, <strong>donne e uomini</strong> adottano diverse sfumature del<strong> linguaggio</strong>. In politica, questi differenza supererebbe le divergenze di partito, accomunando le esponenti di entrambi gli schieramenti e, sul lato opposto, i colleghi maschi. Lo conferma Grazia Basile, docente di Linguistica generale all&#8217;Università di Salerno, che ha confrontato interviste rilasciate &#8211; neli ultimi mesi da nove donne e nove uomini politici, da Rosy Bindi a Mara Carfagna, da Massino D&#8217;Alema a Sandro Bondi a  Napolitano: <strong>gli uomini</strong> scelgono un<strong> linguaggio personalizzante</strong>, con espressioni tipo «<em>Noi diciamo</em>» o «<em>Noi vogliamo</em>»;<strong> le donne</strong> preferiscono presentare in maniera <strong>oggettiva i fatti </strong>‑ <em>opinione comune, si pensa</em> &#8211; oppure &#8220;<strong>attenuarli</strong>&#8221; ‑ « <em>Sembrerebbe</em>».</p>
<p>Anche<strong> le metafore dividono i sessi</strong>: le onorevoli usano quelle legate al movimento, come «<em>Facciamo passi avanti</em>»; gli onorevoli quelle belliche, come «<em>Siamo pronti alla battaglia</em>». «Questa disparità linguistica può indicare una<strong> maggiore attitudine alla collaborazione da parte femminile</strong>. A sottolineare che le donne in posizioni di vertice non si sentono più obbligate ad assumere modalità di comportamento mutuate dai colleghi maschi» conclude Basile.</p>
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		<title>Scoperto il gene dell&#8217;invecchiamento precoce</title>
		<link>http://www.medicinalive.com/medicina-tradizionale/nuove-frontiere/scoperto-il-gene-dellinvecchiamento-precoce/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 17:14:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piera</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Salute degli Anziani]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina News]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[cromosoma]]></category>
		<category><![CDATA[DNA; invecchiamento]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiamento precoce]]></category>

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		<description><![CDATA[
Con il passare degli anni si rimpiange sempre di più la forma fisica dei 20 anni, periodo in cui l&#8217;organismo raggiunge il suo apice e, man mano che il tempo passa si cerca di lottare contro l &#8216; invecchiamento che, però è naturale ed inevitabile. Si tratta di un processo degenerativo che, a causa dell&#8217;accumulo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="gene invecchiamento" src="http://www.blogscienze.com/wp-content/uploads/2010/02/img_telomeri.jpg" alt="" width="450" height="336" /></p>
<p>Con il passare degli anni si rimpiange sempre di più la forma fisica dei 20 anni, periodo in cui l&#8217;organismo raggiunge il suo apice e, man mano che il tempo passa si cerca di lottare contro l &#8216; <strong>invecchiamento </strong>che, però è naturale ed inevitabile. Si tratta di un processo degenerativo che, a causa dell&#8217;accumulo di <strong>danni e tossine</strong>, genera un indebolimento generale dell&#8217;organismo che, così, risulta più vulnerabile a patologie e germi. Ciò non interessa solo il fisico, ma anche la mente dato che dopo i 50 anni scompaiono gradualmente il 5% dei<strong> neuroni</strong>.</p>
<p>A volte, però, questo processo può arrivare prima del previsto e, in questo caso, si parla di <strong>invecchiamento precoce</strong>. Grazie alle <strong>ricerche </strong>condotte dal team dell ’ Universita’ di Leicester<a id="ed_Id_1" style="border-bottom: 3px double #000099; text-decoration: none; color: #000099; cursor: pointer;"></a> e del King’s College di Londra, svolte in collaborazione con gli studiosi olandesi dell’Universita’  di Groningen, si è individuato il <strong>gene</strong> responsabile di questo fenomeno.</p>
<p><span id="more-23338"></span></p>
<p>A causare un rapido <strong>processo degenerativo</strong>, anticipato anche di 4 anni, vi sarebbe il <strong>teloma</strong>, la parte che ricopre le estremità dei <strong>cromosomi </strong>considerati marker dell’ invecchiamento. Più precisamente sarebbe la lunghezza di queste sequenze ad accelerare l&#8217;invecchiamento, un fattore sicuramente genetico, ma che tuttavia viene influenzato anche da fattori esterni come   <strong>stress, fumo </strong>ed un&#8217;<strong> alimentazione non corretta</strong>.</p>
<p>Nilesh Samani, dell&#8217;equipe dell&#8217; Università di Londra, dichiara che, dopo aver effettuato ricerche e studi su 500mila varianti del <strong>gene Terc</strong>, responsabile dell&#8217;invecchiamento &#8220;le persone che trasportano specifiche varianti genetiche hanno telomeri piu’ brevi e sembrano biologicamente piu’ anziane”.</p>
<p>L<strong>&#8216;età biologica </strong>di un individuo, ovverò quella reale del suo organismo e non legata all&#8217;aspetto estetico, sarebbe misurabile tramite un prelievo di sangue per misurare la lunghezza del teloma, una protezione che ricopre le estremità dei cromosomi del <strong>DNA</strong>.</p>
<p>Aver individuato la modifica genetica responsabile dell&#8217;<strong>invecchiamento precoce</strong> costituisce un passo importante per trovare un rimedio che consenta di decelerare questo processo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un composto industriale aumenta il rischio di ammalarsi di Parkinson</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:27:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Salute degli Anziani]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca e Sperimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[fattori di rischio ambientali]]></category>
		<category><![CDATA[morbo di Parkinson]]></category>

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		<description><![CDATA[I lavoratori esposti al tricoloroetilene (TCE), un prodotto chimico usato per la pulizia di metallo, ma anche nell&#8217;industria della componentistica auto, possono essere esposti ad un rischio significativamente più elevato di sviluppare il morbo di Parkinson, secondo uno studio pubblicato oggi, che sarà presentato al 62esimo meeting annual dell&#8217;American Academy of Neurology che si terrà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-23333" title="mani alzheimers" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/mani-alzheimers.jpg" alt="mani alzheimers" width="250" height="292" />I lavoratori esposti al <strong>tricoloroetilene </strong>(TCE), un prodotto chimico usato per la <strong>pulizia di metallo</strong>, ma anche nell&#8217;industria della componentistica auto, possono essere esposti ad un rischio significativamente più elevato di sviluppare il morbo di Parkinson, secondo uno studio pubblicato oggi, che sarà presentato al 62esimo meeting annual dell&#8217;American Academy of Neurology che si terrà a Toronto da 10 al 17 aprile.</p>
<blockquote><p>Questa è la prima volta che uno studio basato sulla popolazione ha confermato i rapporti dei casi che vedevano l&#8217;esposizione al TCE collegata all&#8217;aumento del rischio di una persona di sviluppare il morbo di Parkinson. Il TCE è un solvente industriale diffuso che è ancora ampiamente utilizzato per lavare il grasso dalle parti di metallo</p></blockquote>
<p>ha spiegato l&#8217;autore dello studio <strong>Samuel Goldman</strong>, del Parkinson&#8217;s Institute a Sunnyvale, in California, e membro dell&#8217;American Academy of Neurology.<span id="more-23331"></span></p>
<p>Per lo studio, i ricercatori hanno effettuato delle interviste sulle storie di<strong> 99 gemelli lavoratori</strong> di cui solo uno dei due era affetto dal morbo di Parkinson. Tutti i gemelli considerati nello studio erano uomini e identificati dallo studio su un gruppo di gemelli veterani della seconda guerra mondiale. Gli scienziati hanno considerato le coppie di gemelli nello studio perché sono <strong>geneticamente identici</strong> o molto simili e sono in grado di fornire un&#8217;ideale per la valutazione dei <strong>fattori di rischio ambientali</strong>.</p>
<p>Lo studio ha rilevato che i lavoratori che erano esposti a TCE avevano <strong>cinque volte e mezzo più probabilità </strong>di avere il morbo di Parkinson rispetto alle persone non esposte a questa sostanza chimica. Coloro che sono stati esposti alla TCE infatti hanno lavorato in passato in posti come le tintorie, o facevano i macchinisti, elettricisti e meccanici, tutti lavoro in cui si viene a contatto con queste sostanze. Lo studio è stato sostenuto dalle concessioni dal National Institute of Neurological Disorders and Stroke, dalla Valley Foundation e il James e Sharron Clark Family Fund.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.medicalnewstoday.com/" target="_blank">Medical News Today</a>]</p>
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		<title>Allo studio il dottore in pillola</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina News]]></category>
		<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[malattie cardiache]]></category>
		<category><![CDATA[pillola]]></category>
		<category><![CDATA[wireless]]></category>

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		<description><![CDATA[
Basta nodi al fazzoletto. Se dovete seguire una cura, ma dimenticate spesso di prendere i vostri medicinali, la soluzione ve la troverà una pillola. Ancora allo studio nei laboratori Novartis e Proteus Biomedical, la nuova pillola sarà dotata di una tecnologia wireless e sarà in grado di inviare direttamente al medico i dati sul vostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-23327" title="microchip_pillola" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/microchip_pillola.jpg" alt="microchip_pillola" width="400" height="400" /></p>
<p>Basta nodi al fazzoletto. Se dovete seguire una cura, ma dimenticate spesso di prendere i vostri medicinali, la soluzione ve la troverà una <strong>pillola</strong>. Ancora allo studio nei laboratori <strong>Novartis </strong>e <strong>Proteus Biomedical</strong>, la nuova pillola sarà dotata di una tecnologia wireless e sarà in grado di inviare direttamente al medico i <strong>dati sul vostro stato di salute</strong>, diagnosticare alcune malattie ancor prima che ve ne accorgiate tramite i sintomi, e <strong>rilasciare gradualmente il quantitativo di medicinale</strong> che il medico vi ha consigliato di prendere.</p>
<p>Dopodiché i dati sul vostro stato di salute, ma anche sugli effetti della cura, vengono inviati sul <strong>telefonino del paziente</strong>, che ne prende visione e può decidere, a seconda dei risultati, se recarsi dal medico per un consulto, riuscendo così a curare la malattia per tempo, oppure se evitare di sottoporsi a controlli, avendo già i risultati delle analisi sul cellulare.</p>
<p>I primi test che sono stati effettuati servono per curare <strong>malattie cardiache</strong>, ipertensione e tubercolosi, e a livello commerciale dovrebbe essere disponibile a fine 2011.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.repubblica.it" target="_blank">Repubblica</a>]</p>
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		<title>Come riconoscere un attacco d&#8217;asma prima che si verifichi</title>
		<link>http://www.medicinalive.com/costume/societa/riconoscere-attacco-asma/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 13:14:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pagliaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume e Società]]></category>
		<category><![CDATA[asma]]></category>
		<category><![CDATA[broncodilatatore]]></category>
		<category><![CDATA[cortisone]]></category>

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		<description><![CDATA[
L&#8217;asma può essere pericoloso per la vita. Chi ne è affetto spesso conosce i consigli del medico, ma guardare qualcuno senza fiato è un&#8217;esperienza terrificante ed essere ben preparati all&#8217;eventualità è il miglior consiglio.
Con asma grave è importante avere un programma scritto visibile in un posto in rilievo in modo che ognuno sappia cosa fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-23319" title="bimba asma" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/bimba-asma.jpg" alt="bimba asma" width="450" height="367" /></p>
<p>L&#8217;asma può essere pericoloso per la vita. Chi ne è affetto spesso conosce i consigli del medico, ma guardare qualcuno senza fiato è un&#8217;esperienza terrificante ed essere ben preparati all&#8217;eventualità è il miglior consiglio.</p>
<p>Con asma grave è importante avere un <strong>programma scritto visibile in un posto in rilievo</strong> in modo che ognuno sappia cosa fare quando si verifica un attacco. Agli asmatici gravi si consiglia anche di avere <strong>ossigeno </strong>a portata di mano e arrivare al pronto soccorso il più velocemente possibile.</p>
<p>Negli attacchi più miti, il malato può ottenere sollievo usando il broncodilatatore. Se si vive lontano dai servizi medici, o se essi sono difficili da raggiungere, il cortisone per via orale può essere un aiuto. Tuttavia, consultare il medico prima di prenderlo.<span id="more-23316"></span></p>
<p>Di solito ci sono molti <strong>segni premonitori</strong> di un imminente attacco d&#8217;asma, e uno di questi è <strong>l&#8217;abbassamento della respirazione</strong>. È possibile monitorare la condizione e verificarla regolarmente. Altri sintomi possono non essere altrettanto evidenti e si potrebbe chiedere ad ad amici, familiari e colleghi di lavoro di impararli, insieme ad un piano d&#8217;azione e ad una serie di istruzioni su cosa fare in caso di emergenza. I seguenti sintomi possono predire un attacco:</p>
<ul>
<li>Colpo di tosse;</li>
<li>Sudorazione;</li>
<li>Pallore;</li>
<li>Allargamento narici;</li>
<li>Respirazione veloce;</li>
<li>Vomito;</li>
<li>Apparire ansiosi;</li>
<li>Ingobbimento;</li>
<li>Agitazione durante il sonno;</li>
<li>Stanchezza;</li>
<li>Gli spazi tra le costole diventano visibili quando si risucchia l&#8217;aria;</li>
<li>Schiarirsi la gola;</li>
<li>Respiro affannoso;</li>
<li>Respirazione rumorosa e irregolare.</li>
</ul>
<p>Correre all&#8217;ospedale più vicino se:</p>
<ul>
<li>I sintomi peggiorano, anche dopo l&#8217;assunzione dei farmaci;</li>
<li>Si respira a fatica;</li>
<li>Non si riesce a parlare o camminare;</li>
<li>Le labbra e le unghie stanno diventando blu-grigio.</li>
</ul>
<p>Inoltre, per evitare attacchi più frequenti, o per evitare il peggioramento fino alla morte, è bene ricordare che <strong>si è a maggior rischio se si fa uso di droga, se si è allergici</strong> a qualcosa a cui si viene esposti (come la muffa o la polvere), o se si vive in <strong>posti con aria sporca</strong> come il centro cittadino.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.health24.com" target="_blank">Health24</a>]</p>
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		<title>Far ricrescere le cartilagini, oggi è possibile</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 12:11:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Mancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuove frontiere mediche]]></category>
		<category><![CDATA[cellule staminali]]></category>
		<category><![CDATA[crescita cartilagine]]></category>
		<category><![CDATA[osteoartrosi]]></category>

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		<description><![CDATA[
I ricercatori della Northwestern University sono i primi a progettare un nanomateriale bioattivo che favorisce la crescita di nuova cartilagine in vivo e senza l&#8217;uso di fattori di crescita costosi. Minimamente invasiva, la terapia attiva le cellule staminali del midollo osseo e produce cartilagine naturale. Nessuna terapia convenzionale può fare questo. I risultati saranno pubblicati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-23311" title="cartilagine rotta" src="http://www.medicinalive.com/wp-content/uploads/2010/02/cartilagine-rotta.jpg" alt="cartilagine rotta" width="450" height="388" /></p>
<p>I ricercatori della Northwestern University sono i primi a progettare un <strong>nanomateriale bioattivo</strong> che favorisce la <strong>crescita di nuova cartilagine in vivo</strong> e senza l&#8217;uso di fattori di crescita costosi. Minimamente invasiva, la terapia attiva le <strong>cellule staminali </strong>del midollo osseo e produce cartilagine naturale. Nessuna terapia convenzionale può fare questo. I risultati saranno pubblicati sulla rivista <em>Proceedings of the National Academy of Sciences</em> (PNAS).</p>
<blockquote><p>A differenza delle ossa, le cartilagini non ricrescono, e quindi le strategie cliniche per rigenerare questo tessuto sono di grande interesse</p></blockquote>
<p>ha spiegato <strong>Samuel I. Stupp</strong>, autore senior, docente di Chimica, Scienza dei Materiali e Ingegneria e Medicina, e a capo dell&#8217;Istituto per le bionanotecnologie in Medicina. Innumerevoli persone, atleti e persone con le articolazioni consumate, imparano questa lezione fin troppo bene quando si fanno male a ginocchia, spalle e gomiti.</p>
<p>La cartilagine danneggiata può portare a <strong>dolore e perdita della funzione fisica</strong> e infine all&#8217;osteoartrosi. Con un invecchiamento della popolazione sempre maggiore, questo problema è destinato a crescere.<span id="more-23309"></span></p>
<blockquote><p>La cartilagine non si rigenera negli adulti. Una volta che si sono completamente sviluppati, quelle cartilagini saranno le uniche che avranno per tutta la vita</p></blockquote>
<p>ha aggiunto il primo autore <strong>Ramille N. Shah</strong>, assistente professore di scienza dei materiali e ingegneria presso il McCormick School of Engineering and Applied Science. Il <strong>collagene di tipo II</strong> è la principale proteina nella cartilagine articolare, il tessuto connettivo bianco e liscio che ricopre le estremità delle ossa in cui si unisce per formare le articolazioni.</p>
<blockquote><p>Il nostro materiale di fibre nanoscopiche stimola le cellule staminali presenti nel midollo osseo a produrre cartilagine che contiene il collagene di tipo II per riparare i danni alla giuntura. Una procedura chiamata microfrattura è la tecnica attualmente più usata dai medici, ma tende a produrre una cartilagine prevalentemente con collagene di tipo I, che è più simile al tessuto cicatriziale.</p></blockquote>
<p>Il <strong>gel </strong>viene iniettato come un liquido nell&#8217;area del punto danneggiato, dove poi si auto-assembla e si consolida. Questa matrice extracellulare, che imita quello che di solito accade nelle cellule, si lega a fattori più importanti di crescita per la <strong>riparazione e rigenerazione della cartilagine</strong>. Mantenendo il fattore di crescita concentrata e localizzata, le cellule della cartilagine hanno la possibilità di rigenerarsi.</p>
<p>Finora gli esperimenti sono stati effettuati solo sugli animali, in tre modi: con la microfrattura da sola; la microfrattura curata con il gel con nanofibre e con un fattore di crescita aggiunto; e con la microfrattura e il gel con nanofibre, ma senza il fattore di crescita aggiunto.</p>
<p>I ricercatori hanno capito che la loro tecnica ha prodotto <strong>risultati molto migliori</strong> rispetto alla procedura con solo la microfrattura da sola e, cosa ancora più importante, hanno scoperto che l&#8217;aggiunta del <strong>fattore di crescita costoso non era necessario</strong> per ottenere i risultati migliori. Invece, a causa della progettazione molecolare del materiale gel, il fattore di crescita è già presente nel corpo ed è sufficiente a rigenerare la cartilagine.</p>
<p>[Fonte: <a target="_blank" href="http://www.sciencedaily.com" target="_blank">Sciencedaily</a>]</p>
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