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Nuovo modo per combattere le influenze del futuro

Pubblicato da Marco Mancini, in Epidemie, Nuove frontiere mediche | 21 maggio 2009 | 09:00

virus-influenzale

Che cosa accadrà se la prossima mutazione del virus dell’influenza dimostrerà di essere resistente ai farmaci antivirali? La questione è stata presa in considerazione in questi giorni dagli scienziati e funzionari sanitari all’Assemblea mondiale della sanità di Ginevra, in Svizzera. Questo quesito sarà quello fondamentale nella lotta al virus A H1N1, la cosiddetta influenza suina, e per preparare il prossimo vaccino.

Una nuova e promettente ricerca è stata annunciata dal Rensselaer Polytechnic Institute. La scoperta è una lotta contro la malattia su due fronti che evitino un ulteriore passo in avanti nella mutazione che possa renderla resistente ai farmaci.

Siamo stati fortunati con l’H1N1 perché è ha risposto ai nostri farmaci. Ma se il virus muta sostanzialmente, attualmente non sono disponibili medicinali adatti. Prendendo di mira le due parti del virus, l’H e la N, è possibile interferire sulla cellula prima che si infetti e rilasci il virus

ha spiegato Robert Linhardt, Professore Ordinario di Ingegneria Metabolica presso l’Ann and John H. Broadbent Jr. ’59 Senior Constellation. Il virus influenzale A è classificato sulla base del modulo di due delle sue proteine estreme, emoagglutinina (H) e neuraminidasi (N). Ogni classificazione, per esempio H5N1 (influenza aviaria) o H1N1 (influenza suina), rappresenta una diversa mutazione delle due proteine.

I farmaci influenzali attualmente sul mercato hanno come obiettivo la proteina neuraminidasi, la quale blocca la capacità del virus di sfuggire e infettare altre cellule sane. Il nuovo processo sviluppato da Linhardt potenzia l’attacco alla emoagglutinina, che si lega all’acido sialico sulla superficie di una cellula sana.

Al momento però, nonostante i buoni risultati sulle sperimentazioni, nessun farmaco è stato immesso sul mercato. Nelle prossime tappe della sua ricerca, Linhardt esaminerà in che modo i composti si legano all’emoagglutinina, e metterà alla prova la capacità di bloccare i virus prima in colture cellulari e quindi in cavie animali infette. Conclude così Linhardt la sua relazione:

Siamo ancora all’inizio del processo. Ci sono molti passi per creare un nuovo farmaco, ma questa tecnica ci permette di muoverci molto rapidamente nella creazione di questi composti.

Fonte: [Sciencedaily]

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