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  • 23
  • mag
  • 2009

Individuato metodo per la diagnosi precoce dell’Alzheimer

Pubblicato da Paola, in La Salute degli Anziani, Nuove frontiere mediche | 23 maggio 2009 | 11:48

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Una scoperta fatta dai ricercatori dell’Università di McGill e del Lady Davis Research Institute for Medical Research del Montreal’s Jewish General Hospital offre nuove speranze per la diagnosi precoce e il trattamento del morbo di Alzheimer. In uno studio pubblicato sul Journal of Biological Chemistry il dr. Hemant Paudel, con i suoi studenti, ha spiegato che l’aggiunta di un singolo fosfato di un aminoacido in una proteina del cervello è una delle cause principali del morbo di Alzheimer.

Identificare questo fosfato, uno su due dozzine di tali molecole, potrebbe servire per una prima diagnosi del morbo e potrebbe rendere possibile, a più lungo termine, lo sviluppo di farmaci per bloccarlo. La proteina fondamentale, chiamata proteina tau, è normalmente nel cervello e nel sistema nervoso centrale. Ma nei pazienti con il morbo di Alzheimer, le proteine tau sono fuori controllo e si aggrovigliano con le placche senili, le quali sono la causa primaria della malattia degenerativa.

Diversi anni fa, si è scoperto che in condizioni normali le proteine tau contenevano solo tre o quattro fosfati, mentre le proteine anormali nei pazienti malati erano dovunque, con 21-25 ulteriori fosfati. Paudel e il suo team hanno scoperto che con l’aggiunta di un unico fosfato all’aminoacido Ser202 all’interno della proteina tau del cervello, si potrebbe trovare il principale responsabile del morbo di Alzheimer.

Spiega Paudel che:

L’impatto di questo studio è duplice. Possiamo fare l’imaging cerebrale sin dalle prime fasi della malattia. Non cerchiamo diversi tau fosfati, ma solo questo singolo fosfato. La possibilità della diagnosi precoce ora esiste. In secondo luogo, l’enzima che inserisce il fosfato nel tau può essere combattuto con un farmaco, così che qualche terapia possa essere sviluppata. Questa scoperta ci dà, per la prima volta, una chiara direzione verso la diagnosi precoce e il trattamento del morbo di Alzheimer.

Paudel ed i suoi studenti hanno lavorato per anni per escludere i fosfati non direttamente responsabili che provocano sintomi. Sono riusciti finalmente lavorando sull’FTDP-17, una malattia genetica con sintomi simili al morbo di Alzheimer, ma trasmessa tramite mutazioni. Manipolando geneticamente queste mutazioni, sono stati in grado di dimostrare che il fosfato Ser202 da solo è stato capace di provocare le anomalie al tau che poi portano sia all’FTDP-17 che al morbo di Alzheimer.

La malattia porta alla degenerazione mentale grave e quasi inevitabilmente alla morte, e non vi è alcuna cura conosciuta, e nemmeno uno tecnica affidabile per la diagnosi precoce. Almeno fino a questo momento.

[Fonte: Sciencedaily]

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