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Il colpo di frusta: gradi e cure

Pubblicato da liulai, in Muscoli, Ortopedia | 19 maggio 2010 | 10:00

Molte persone hanno sentito parlare o vis­suto, se sfortunatamente coinvolte in incidenti stradali o di altro tipo, il cosiddetto “colpo di frusta” meglio definito come

“esperienza traumatica di breve durata, con movimento ve­loce in due direzioni opposte per cambiamento di inerzia, al limite delle capacità fisiologiche, che im­plica tutte le strutture del corpo in globalità” (Harakal Jh. D.O.).

II meccanismo di base è relativo a un corpo in movimento che subi­sce un improvviso arresto o ad un corpo in quiete che viene improv­visamente posto in movimento e, nel caso specifico, avviene ad un corpo umano impreparato a tale movimento. Sono quattro i diversi gradi di con­seguenze cliniche classificati in seguito al colpo di frusta:

  • grado 0: il paziente apparente­mente non ha segni importanti, ma i sintomi sono in prevalenza legati all’ambito psicologico (de­pressione, apatia, etc);
  • grado 1: lieve dolore o fastidio al collo e alla nuca, non ci sono evi­denti segni fisici. Solo una radio­grafia può evidenziare una riduzione fisiologica della lordosi cervicale.
  • grado 2: dolori alla nuca, al collo ed in altre parti del corpo con riduzione dei movimenti e punti do­lorosi alla palpazione;
  • grado 3: segni neurologici (oltre a quelli precedenti) come altera­zione dei riflessi muscolari, della sensibilità e della forza, i soggetti sono spesso ospedalizzati, infatti la priorità è spesso chirurgica e/o neurologica;
  • grado 4: tutti i sintomi e segni pre­cedenti oltre a fratture documen­tate radiologicamente.

A seconda della direzione dalla quale giunge il trauma si possono distinguere quattro tipi di colpi di frusta:

  • Posteroanteriore (diretto in avanti);
  • Anteroposteriore (diretto indietro);
  • Laterale da destra a sinistra;
  • Laterale da sinistra a destra.

Essenzialmente si possono distin­guere due fasi:

1)  Accellerazione: Il centro di gravità del corpo tende subito a sfuggire in alto-avanti e la colonna vertebrale è sottoposta ad un’estensione. Contempora­neamente, la base dell’osso sacro è proiettata in avanti, seguendo un movimento ‘meccanico’ di fles­sione. La parte posteriore del cra­nio (nuca) viene spinta in avanti.

2)    Decelerazione: Il centro di gravità del corpo sarà proiettato verso il terreno; l’osso sacro tende a fissarsi tra le ossa iliache, stabilizzandosi nella posi­zione anteriore acquisita nella fase precedente. La testa tende a ricadere sulla prima vertebra cervicale. Le arti­colazioni tra la nuca ed il tempo­rale (forma la base della scatola cranica) vengono traumatizzate con importanti ripercussioni sui nervi cranici e conseguenti di­sturbi neurovegetativi e muscolari. Cefalee da congestione si pos­sono avere quando la compres­sione sul seno sigmoideo (cioè la parte cranica della vena giugu­lare) può ostacolare il reflusso del sangue.

I meccanismi che si scatenano potranno portare problemi alle strutture muscolari, legamentose, ossee, osteoarticolari e nervose del collo (midollo spinale, simpa­tico, radici nervose); al capo, coin­volgendo spesso l’apparato vestibolare (vertigini), ma talora anche l’apparato visivo (diplopia, cioè disturbo visivo caratterizzato dallo sdoppiamento, in senso oriz­zontale, verticale o obliquo, dell’immagine), aree diverse dell’en­cefalo, l’apparato stomatognatico (sublussazione della mandibola), viscerale ed endocrino (disturbi ti­roidei) e dar luogo talvolta anche a reazioni psichiche di tipo nevrotico o depressivo.

Consiglio importante da dare al paziente è sia quello di evitare di immobilizzare troppo a lungo il proprio collo, comportandosi nor­malmente, sia, all’opposto, di evi­tare movimenti che provochino dolore. Infatti le persone che superano più facilmente il colpo di frusta sono quelle che restano attive, esercitando il proprio collo e prose­guendo le proprie attività quoti­diane nonostante il dolore.

Nella fase acuta il medico può prescrivere analgesici o antin­fiammatori che vengano in aiuto del paziente per superare le fasi più critiche. Il programma di trattamento del­l’osteopata, invece, comporterà un’informazione sull’uso corretto della colonna cervicale, un riequi­librio dolce e progressivo dei si­stemi che il trauma ha condotto ad uno stato di lesione (riduzione par­ziale o totale di movimento di una struttura), con tecniche manuali che agiscano in profondità, ma senza nuovi traumi, basate sul ri­lassamento e sul “dialogo” che può instaurarsi solo attraverso il contatto intelligente tra una mano terapeutica ed il corpo del pa­ziente riconducendolo ad uno stato di benessere.

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