A cosa serve dormire?

 
Marco Mancini
23 agosto 2009
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Pipistrelli, uccelli, tartarughe, esseri umani e molti altri animali hanno in comune almeno una cosa: dormono. L’uomo, infatti, trascorre circa un terzo della propria vita dormendo, ma i ricercatori del sonno ancora non sanno perché. Secondo la rivista Science, la funzione del sonno è uno dei 125 più grandi misteri irrisolti nel campo della scienza. Alcune teorie vanno dalla funzione di “manutenzione” del cervello – tra cui il consolidamento della memoria – all’inversione dei danni da stress ossidativo, fino alla promozione della longevità. Nessuna di queste teorie sono completamente riconosciute, e molte si escludono a vicenda.

Ora, una nuova analisi effettuata da Jerome Siegel, professore di psichiatria all’UCLA e direttore del Center for Sleep Research al Semel Institute for Neuroscience and Human Behavior della Sepulveda Veterans Affairs Medical Center, ha concluso che la funzione primaria del sonno è di aumentare l’efficienza e ridurre al minimo il rischio, regolamentando la durata e il calendario del proprio comportamento. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Reviews Neuroscience.

Dormire è stato generalmente considerato come qualcosa di negativo per la sopravvivenza perché, a causa del sonno, gli animali possono essere più vulnerabili e non possono eseguire i comportamenti che garantiscono la sopravvivenza. Quindi si pensa che il sonno debba servire a qualcosa, come una non ancora identificata funzione fisiologica o neurale che non può essere realizzata quando gli animali sono svegli.

Una nuova indagine effettuata su una vasta gamma di animali di diverse specie, dimensioni e abitudini, ha concluso che il sonno è molto adattabile, e avviene anche in molti casi in cui non c’è un sistema nervoso, come nelle piante. Questo sfida l’idea che il sonno serva per qualche funzione del cervello, spiega Siegel.

Il letargo è un esempio di un’attività che regola il comportamento per la sopravvivenza. Non tutti gli animali possono migrare verso un clima più caldo in inverno. Così andando in letargo tagliano in modo efficace i loro consumi di energia e quindi le loro necessità di cibo, rimanendo al sicuro dai predatori nella tana sotterranea.

La durata del sonno, quindi, è determinata in ogni specie. Tuttavia, a differenza del letargo, il sonno è rapidamente reversibile, e gli unici animali che possono svegliarsi rapidamente sono i mammiferi, perché questo permette l’adattamento ed una relativamente rapida risposta a segnali sensoriali. L’uomo rientra in questa analisi. L’aspetto più interessante, secondo Siegel, non è la reazione o la vulnerabilità, ma piuttosto la capacità di ridurre il metabolismo del corpo e del cervello, pur consentendo un alto livello di risposta agli stimoli ambientali.

Negli esseri umani, il cervello costituisce, in media, solo il 2% del totale del peso corporeo, ma consuma il 20% dell’energia utilizzata durante la veglia tranquilla, così questi risparmi hanno un notevole significato adattativo. Oltre a conservare l’energia, i benefici che il sonno invoca riguardano la sopravvivenza per l’uomo:

per esempio una riduzione del rischio di lesioni, il ridotto consumo di risorse e, da un punto di vista evolutivo, la riduzione dei rischi di rilevamento da parte dei predatori. Questa prospettiva darwiniana può spiegare i cambiamenti nelle abitudini del sonno umano. Dobbiamo dormire più profondamente quando siamo giovani, perché abbiamo un alto tasso metabolico che è notevolmente ridotto durante il sonno, ma anche perché ci sono persone che ci proteggono. Il nostro sonno cambia quando siamo anziani perché si riduce il ritmo metabolico e, al contrario, dobbiamo avvertire i pericoli per proteggere qualcuno.

[Fonte: Sciencedaily]

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