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Inghilterra: primo essere umano infettato da un virus informatico

Pubblicato da Marco Mancini, in Curiosità, Virologia | 31 maggio 2010 | 11:54

I dispositivi impiantabili, come ad esempio i pacemaker, defibrillatori e gli impianti cocleari, stanno diventando vulnerabili all’infezione dei virus informatici, avverte un ricercatore inglese. Per dimostrare la sua teoria, Mark Gasson, uno scienziato dell’Università di Reading della Scuola di Ingegneria dei Sistemi, ha deciso di fare di sé stesso il “paziente zero”.

Gasson ha ammesso di essere la prima persona al mondo ad essere infettata da un virus informatico, dopo aver “contaminato” con un alto livello di identificazione in radiofrequenza (RFID) un chip per computer che si era impiantato nella mano sinistra.

Il punto, afferma Gasson, è stato quello di richiamare l’attenzione sui rischi connessi con l’utilizzo di tecnologie sempre più sofisticate nei dispositivi medici impiantabili.

La nostra ricerca dimostra che la tecnologia impiantabile si è sviluppata al punto in cui gli impianti sono in grado di comunicare, memorizzare e manipolare i dati. Sono essenzialmente mini computer. Questo significa che, come i computer tradizionali, possono essere infettati dai virus e la tecnologia dovrà necessariamente tenere il passo in modo che gli impianti, compresi i dispositivi medici, possano essere tranquillamente utilizzati in futuro

ha spiegato in un comunicato stampa. Il chip che Gasson si era impiantato gli ha permesso di diventare tracciabile e permettere ad altri di ricostruire i suoi movimenti ed il suo profilo a distanza. Ma una volta “infettato”, il chip ha inceppato il buon funzionamento del sistema mainframe con il quale era stata possibile la comunicazione, e avrebbe fatto lo stesso con qualunque altro dispositivo che fosse stato collegato allo stesso modo alla rete.

Infettando il mio impianto con un virus informatico, abbiamo dimostrato quanto stiano diventando avanzate queste tecnologie e quale attenzione dobbiamo rivolgere ai problemi di domani. Molte persone con protesi mediche, dopo un anno dall’impianto, pensano che esso sia parte del proprio corpo. Mentre è eccitante essere la prima persona ad essere infettata da un virus informatico in questo modo, l’ho trovata una sorprendente violazione perché l’impianto è così intimamente connesso a me, che la situazione è potenzialmente fuori dal mio controllo

ha concluso Gasson. Chissà se inventeranno a questo punto l’antivirale informatico o, per ovviare a quest’inconveniente già noto, il medico dovrà installare nel corpo del paziente anche un antivirus.

[Fonte: Health24]

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