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Attacchi di panico: come riconoscerli

Pubblicato da liulai, in Psicologia | 14 gennaio 2010 | 10:00

attacchi di panico

Sono sempre di più gli italiani che ne soffrono, circa il  10% secondo le stime più recenti, con un’incidenza doppia per le donne rispetto agli uomini. Stiamo parlando dei di­sturbi da panico, comunemente noti come attacchi di panico. Un attacco di panico è definibile come un momento, di durata va­riabile (in media dai 2 ai 30 mi­nuti), di paura e disagio intenso, con sintomi improvvisi quali: su­dorazione, tremore, nausea, vertigini, iperventilazione, tachicardia e senso di soffocamento. Apparentemente, l’attacco di pa­nico non è scatenato da alcun fat­tore, ma si verifica in maniera improvvisa, spesso in luoghi troppo aperti o troppo chiusi, lon­tano dagli ambienti familiari, nel traffico o in luoghi affollati, il che ha fatto presupporre un’associa­zione con altri disturbi, quali ago­rafobia, claustrofobia, ipocondria e fobie sociali.

Ma non sempre è così. Una caratteristica da non sottova­lutare in questi casi è che ci tro­viamo di fronte ad un circolo vizioso: i sintomi fisici sono in­sieme causa ed effetto di quelli psichici. Spesso chi sperimenta un attacco di panico è soggetto a subirne altri in seguito o comunque a soffrire di disturbi d’ansia per la paura di an­dare incontro ad altri episodi simili in futuro.

La maggior parte delle persone che soffrono di tali disturbi mani­festa una forte paura di morire o impazzire, o comunque perdere lucidità e controllo delle proprie azioni. A causa dell’ansia gene­rata da tali attacchi, si tende ad evitare situazioni e luoghi in cui essi si sono verificati in prece­denza, secondo ciò che viene de­finito con il nome di “paura anticipatoria“. Nei casi più gravi è possibile che gli attacchi di panico si croniciz­zino, e questo a volte porta, da parte di chi ne soffre, a condurre una vita di totale isolamento per evitare situazioni potenzialmente pericolose.

Un attacco di panico si svolge, ge­neralmente, come segue: improv­visamente e senza causa apparente arriva una sensazione di paura che causa il rilascio di adrenalina l’ormone neurotra­smettitore principale del sistema nervoso, che agisce anche sul si­stema vascolare e respiratorio: in questo modo il battito cardiaco e la respirazione aumentano, scatenando tutti i sintomi precedente­mente elencati e causando uno stato di enorme stress emotivo.

Recentemente sono state avan­zate delle teorie sulle possibili cause, una delle quali è la man­cata ricaptazione della serotonina (neurotrasmettitore agente a li­vello delle sinapsi chimiche, re­sponsabile anche del nostro umore). Secondo un’altra scuola di pen­siero, invece, gli attacchi potreb­bero essere ricondotti a traumi psicologici sperimentati in pas­sato, soprattutto nell’infanzia e re­lativi alle figure genitoriali. Per altri ancora la causa sarebbe da rintracciare nelle variazioni fi­siologiche sperimentate dal nostro corpo, come un cambiamento re­pentino di temperatura o di illumi­nazione (per esempio nel passaggio da un ambiente aperto a uno chiuso).

Una teoria psicologica attribuisce questo disturbo ad una scarsa au­tonomia e dunque ad una sorta di debolezza nell’autoaffer­mazione che scatena un conflitto tra il bisogno di integrazione so­ciale e quello di opposizione e individualità.

Anche l’ipoglicemia è stata indi­cata come possibile responsabile degli attacchi di panico. Qualunque sia la causa, resta co­munque il fatto che diagnosticare prontamente e correttamente un disturbo da panico è il primo passo verso la guarigione.

Il trattamento dei disturbi da pa­nico può essere affrontato in vari modi, quindi affidarsi ad un pro­fessionista esperto può essere la soluzione adeguata. Con sedute di psicoterapia ade­guate è stato dimostrato che il 70-90% dei casi possono risol­versi anche dopo poche setti­mane di terapia. In alcuni casi il disturbo da pa­nico, però, si accompagna ad altri problemi, quali depressione, esaurimento nervoso, alcolismo e abuso di altre sostanze per al­leviare lo stato di ansia provo­cato dagli attacchi. Tutto ciò va eventualmente chiarito durante il proprio percorso terapeutico e superato con l’aiuto dello specia­lista.

Spesso chi soffre di questo tipo di disturbo tende a nasconderlo anche e soprattutto alle persone care che lo circondano. Niente di più sbagliato. Infatti l’isolamento non farà che peg­giorare le condizioni e la pre­senza di un nucleo familiare o di amici informati sui fatti è di fon­damentale importanza in questi casi. Per quanto riguarda l’uso di far­maci, associati alla psicoterapia, sarà fatta una valutazione caso per caso. Ancora una volta, sarà il medico, tenuto conto delle caratteristiche e della volontà del paziente, a decidere un eventuale tratta­mento farmacologico.

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