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Individuati enzimi allunga-vita

Pubblicato da Marco Mancini, in Alimentazione e prevenzione, La Salute degli Anziani | 25 giugno 2009 | 11:42

longevita

Partendo dal dato di fatto che le popolazioni giapponesi vivono più a lungo, da anni si cerca di capire come questo sia possibile, e ci si è sempre concentrati sulla dieta, ben diversa da quella italiana o americana. Analizzando le abitudini alimentari, ci si è resi conto che nelle isole più “longeve”, quelle di Amami e Okinawa, dove arrivare a 100 anni non è una cosa rara, si seguono diete ipocaloriche, con circa 1800 calorie al giorno, contro le 2500 italiane e le 3000 statunitensi.

Ma attenzione, non significa che una dieta con poche calorie si può ottenere non mangiando, ma semplimente mangiando cibi che contengono poche calorie che attivano dei particolari enzimi, i quali sono in grado di spazzare via meglio i grassi e far rimanere più in salute il corpo ospitante.

I primi esperimenti, effettuati al Salk Institute for Biological Studies, in California, effettuati sui vermi e sui topi hanno confermato questa teoria. In particolare sono stati individuati due enzimi, il Wwp-1 e l’Ubc-18, i quali nelle diete ipocaloriche interagiscono, aumentando una sorta di “restrizione calorica“. Negli esperimenti su due gruppi di nematodi, dei vermi cilindrici, quelli che seguivano una dieta ipocalorica riuscivano a vivere mediamente il 20% in più degli altri, anche se la quantità di cibo ingerita era anche superiore.

Per quanto riguarda gli esperimenti sui topi la percentuale di “sopravvivenza” sale al 30%, mentre finora i riscontri sugli uomini non sono ancora certi perché la scoperta degli enzimi è piuttosto recente, mentre le osservazioni sulle diete ipocaloriche è stato possibile farle soltanto sul piano della dieta spontanea di determinate popolazioni, come appunto quelle giapponesi, rispetto a quelle Occidentali, in cui i benefici sulla longevità sono noti.

Secondo Andrew Dillin, uno degli autori dello studio, una volta individuato il meccanismo di invecchiamento dovuto all’azione di questi enzimi, i ricercatori potrebbero essere in grado anche di individuare dei possibili trattamenti, in maniera tale da “combattere” la vecchiaia, o perlomeno prevenirla.

[Fonte: Repubblica]

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