No kid: Quaranta ragioni per non avere figli

di Paola 2

Avete mai sentito dei genitori pentirsi di aver avuto un figlio? A parte quando sono arrabbiati (non fa testo), è abbastanza raro.
Una scrittrice e psicanalista francese, madre di due figli, delle ragioni per non procreare ne ha addirittura fatto un libro, individuandone quaranta. Si chiama Corinne Maier e aveva gia fatto molto discutere con il suo precedente libro “Buongiorno pigrizia. Come sopravvivere in azienda lavorando il meno possibile”.
E ora eccola tornare alla ribalta con No kid, Quaranta ragioni per non avere figli, pamphlet contro la retorica dell’essere genitori è bello.

In Francia il libro è uscito un anno fa, suscitando non poche polemiche. Adesso è arrivato anche in Italia (No kid: Quaranta ragioni per non avere figli, edizioni Bompiani, 156 pp, 13,50 euro).
Le reazioni non si sono lasciate attendere nemmeno nel nostro Paese, dove si è subito formato il comitato Si kid, promosso da Quimamme.it, forum profigli.


Quello che ha fatto più discutere è il fatto che la Maier abbia ammesso di aver rimpianto l’aver avuto figli. Solo un modo per far parlare di sè e vendere più copie, o lo pensa davvero? Chissà come l’avranno presa i suoi, di figli. Ecco come la Maier si rivolge agli aspiranti futuri genitori:

Nel 2006 la Francia è diventata campione d’Europa della fecondità, Come se questo fosse il solo podio a cui potesse aspirare, questo primato è stato accolto con grande entusiasmo. Francesi, ci si fa beffa di voi. Più la vostra fecondità aumenta, più siete infelici. Un bambino costa tanto e appesantisce la vostra esistenza. Per lui, dovrete rinunciare alla vostra vita di coppia, ai divertimenti, agli hobbies, agli amici, al sesso a anche alla vostra realizzazione professionale, se siete donna. E dopo venti anni, il vostro bambino sarà diventato un disoccupato, un giovane senza avvenire, un perdente, o nel migliore dei casi una semplice risorsa umana. E tutto questo per cosa? Siate decisi: dite di no. Un’unica soluzione: la contraccezione.

Parole molto forti queste, senza dubbio. La Maier aggiunge anche che credeva di riempire la sua solitudine con i figli, ma che non è stato così. Una cosa sola, mi sembra chiara. La scrittrice francese pentita della maternità, in fondo, dovrebbe ringraziare proprio i suoi figli per questo libro.
Pensate anche voi che l’essere genitori sia sinonimo di infelicità e sacrifici?

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