Cefalosporine: ridurre uso su animali per non creare resistenza nell’uomo

di Valentina Cervelli Commenta

 Il problema della resistenza umana agli antibiotici si sta man mano con il tempo approfondendo sempre di più. Molto spesso si tratta di un problema derivante da un uso scorretto di questi medicinali, a tal punto da rendere il nostro organismo poco reagente e i batteri “refrattari” al suo potere. La Food and Drug Administration statunitense ha sancito la restrizione di utilizzo delle cefalosporine negli animali da cortile.

In poche parole ha chiesto una limitazione di questo particolare antibiotico nei confronti di maiali, galline, tacchini sostenendo che un uso esagerato di queste sostanze per il controllo della salute degli animali abbia portato ad un inasprimento del lavoro dei batteri, dando vita a delle infezioni “da contatto” negli umani resistenti ai trattamenti antibiotici.

Le cefalosporine rientrano in questa casistica perché sono utilizzate comunemente sia dagli animali che dalle persone. Esse vengono comunemente prescritte per curare problemi di gola, polmonite, infezioni urinarie e della pelle. Vengono utilizzate anche nel decorso post operatorio e per la loro “blanda” pericolosità, anche dai pediatri.

Il problema consta nel fatto che l’uso nella cura degli animali, sta man mano dando vita a delle culture di batteri resistenti agli antibiotici, con il rischio di pagare un costo molto alto in quanto a vite umane.  Fino al 1970 non sono servite  particolari prescrizioni per acquistare questo tipo di medicinale per animali negli Stati Uniti, ed i contadini non di rado lo hanno somministrato senza effettivo bisogno.

Ora le leggi sono più severe: non altrettanto sensato è però l’utilizzo che viene fatto delle cefalosporine ( o in alternativa delle penicilline), spesso utilizzate per gli animali anche se di prescrizione umana. La FDA ha deciso di agire, mettendo a punto una vera e propria normativa che stronca l’utilizzo in diversi settori non solo privati ma anche aziendali dell’agricoltura:

Pensiamo sia uno passo necessario da intraprendere per preservare l’efficacia di questa classe di antibiotici necessaria sia alla cura umana che a quella animale.

Si tratta di un piccolo passo al quale, fanno sapere, ne seguiranno altri.

Photo Credit | Thinkstock

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Fonte: NyTimes

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