Problemi urologici neonatali: italiani mettono a punto nuova tecnica

di Valentina Cervelli Commenta

 Quando si prendono in considerazione neonati  e minori in tenera età, per quanto le patologie o i “difetti” da sistemare possono essere piccoli, la necessità è sempre quella di agire velocemente, senza ricorrere ad anestesie troppo forti e con la minima invasività. I ricercatori dell’Ospedale Bambin Gesù hanno messo a punto in tal senso una tecnica mininvasiva per curare il problema del megauretere.

Lo studio relativo a quest’ultima è stato pubblicato sulla rivista di settore Journal of Endourolgy, e sebbene non goda di eccessiva risonanza, si tratta di un ottimo traguardo raggiunto in merito alla salute neonatale. Questo intervento dura infatti pochissimi minuti e può essere messa in atto su bambini molto piccoli, addirittura al di sotto di un anno di età.

Prima di tutto partiamo con lo spiegare in cosa consiste il megauretere. Si tratta di una patologia che colpisce circa l’1,3% dei neonati italiani e consiste nella “dilatazione del condotto (uretere) che collega il rene con la vescica a causa del restringimento della giunzione vescico-ureterale, cioè del tratto dell’uretere che entra nella muscolatura della vescica”.

Nei casi più importanti l’urina non defluisce correttamente verso l’esterno e l’uretere che la contiene si dilata in maniera abnorme, mettendo così a rischio la funzionalità del rene, con conseguente disastrose per la salute del bambino. Questa nuova tecnica consente di risolvere il problema senza mettere in discussione il benessere psicofisico del  bambino.

L’operazione avviene infatti senza incisioni chirurgiche di nessun tipo, una degenza ospedaliera brevissima e una ripresa immediata.  Essa consiste nell’inserimento per via  endoscopica di un catetere molti piccolo con l’estremità a palloncino nell’uretere. Quest’ultimo viene poi gonfiato fino a raggiungere una pressione “di 12-15 atmosfere per 5-10 minuti”, giusto il tempo necessario per rendere permanente la disostruzione.

La tecnica è già stata utilizzata, come si può leggere nello studio, in “esclusiva” proprio presso il nosocomio romano su 9 bambini affetti da megauretere ostruttivo di alto grado di età inferiore ad un anno.

Photo Credit | Thinkstock

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