Vampirismo, è allarme mania tra i giovanissimi

di Valentina Cervelli Commenta

La psicologia adolescenziale è un campo minato complicato e pieno di sfaccettature. Tra di esse vi è anche il vampirismo, questa nuova moda che sta man mano preoccupando gli esperti per la velocità con la quale si sta diffondendo tra i giovanissimi.

Per vampirismo si intende effettivamente l’azione di bere sangue umano. I pediatri e gli psicologi sono preoccupati: esiste una reale suddivisione tra ragazzi donatori e bevitori. Tutto in segreto e senza che le necessarie norme igieniche relative allo scambio di materiale ematico siano rispettate. In questo caso entra poi in campo la particolarità del gesto stesso del bere il sangue. Si tratta di una azione così “particolare” che necessita di uno studio approfondito della casistica per comprendere quale sia la molla che fa scattare nei ragazzi il bisogno di “bere”. Come ha sottolineato il dott. Federico Bianchi presso l’XI corso interdisciplinare di aggiornamento in “Adolescentologia” in corso a Genova in questi giorni:

C’è proprio un’emulazione dei vampiri ed esiste addirittura una categoria di giovani donatori e una di giovani bevitori. Il tutto avviene in fortissimo segreto. L’unica cosa che si possa realmente fare per fronteggiare queste problematiche è realizzare attività di informazione rivolte ai ragazzi. È l’unico modo per ottenere risultati veri e immediati, evitando soluzioni fittizie.

La cosa che lascia perplessi è che le diagnosi di vampirismo sono in netta crescita tra bambini ed adolescenti. Spesso vengono catalogati come semplici malati da curare quando in realtà bisognerebbe tentare di arrivate alla base di una “moda” che sta dilagando: molti neovampiri bevono infatti sangue umano per emulare i propri coetanei. E non vi è nessun modo di mettere fine a questo “trend” se non fare un’informazione chiara ed esaustiva sui rischi che si corrono: epatite C ed HIV sono solo due delle tante patologie il cui rischio di contagio sale esponenzialmente.

Un problema di non accettazione? Di sicuro una patologia psicologica da curare.

Photo Credit | Thinkstock

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