Bambini, un robot li aiuterà a camminare

di Valentina Cervelli 2

 Dare la possibilità ai bambini di recuperare la possibilità di camminare dopo aver perso l’uso delle gambe a causa di lesioni del midollo spinale. Fino ad ora la sperimentazione di questo apparecchio, dal nome esplicativo “ReWalk” era disponibile solo per pazienti adulti. Adesso, per la prima volta al mondo, è utilizzato, presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, su pazienti pediatrici.

Questo strumento è in realtà un esoscheletro che i pazienti possono indossare, collegato ad uno zainetto che devono portare sulle spalle, il quale opportunamente programmato consente agli stessi di effettuare l’attività da loro desiderata grazie ad un controllo computerizzato di sistema. Si tratta di una macchina messa a punto da un ingegnere israeliano rimasto paralizzato in seguito ad un incidente. Un apparecchio quindi ideato ed assemblato da una persona con cognizione della patologia e dei problemi.

L’esoscheletro di attiva attraverso un sensore di inclinazione posto sulla parte alta del torace. Il nosocomio romano sta provando l’apparecchio presso il nuovo Laboratorio di robotica e del movimento inaugurato qualche giorno fa a Santa Marinella. Al suo interno non verranno solamente applicate le tecnologie già esistenti ma si studieranno sempre di più mezzi attraverso i quali riportare coloro costretti all’immobilità ad una situazione di vita più “comoda” ed indipendente.

Questa attività verrà svolta dai ricercatori di Roma con la collaborazione dei colleghi del Dipartimento di Meccanica e Aeronautica dell’Università “La Sapienza” e del Massachusetts Institute of Technology di Boston.

Come spiega il responsabile della riabilitazione pediatrica dell’’ospedale pediatrico Enrico Castelli:

La riabilitazione con dispositivi robotici costituisce una nuova opportunità di trattamento che, con un approccio simile a un video-game, aumenta la motivazione al trattamento dei bambini e appare in grado di attivare la plasticità cerebrale alla base del recupero funzionale.

Questo perché, nei bambini vi è la necessità di insegnare loro “per la prima volta” come utilizzare i propri arti.

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Fonte: Q.S.

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