Dolore cronico: medici di famiglia contro terapia oppiacea

di Valentina Cervelli Commenta

Il dolore cronico è ancora sottovalutato dai medici di famiglia. Per la maggior parte dei sanitari presenti sul territorio la legge 38, che regola l’approccio a questo tipo di disturbo, è ancora una volta una illustre sconosciuta. E sebbene in alcuni casi la terapia oppiacea viene consigliata dalle linee guida, la stessa è considerata erroneamente non adatta e quindi non somministrata.

Lo dimostra una indagine richiesta dal Centro Studi Mundipharma su un campione di 200 medici di medicina generale condotta su tutto il territorio italiano. Sebbene oltre sei medici di famiglia su dieci ritengono che il trattamento per il dolore cronico debba essere appropriato alla manifestazione dello stesso e spiegano di aver cambiato atteggiamento dopo l’entrata in vigore della Legge 38, nella realtà dei fatti solo un medico di famiglia su quattro conosce propriamente la norma e la applica di conseguenza.

Questa  conoscenza limitata delle normativa porta ad un trend specifico anche nell’utilizzo dei farmaci nella terapia: si fa principalmente ricorso ai FANS, gli antinfiammatori non steroidei, rispetto agli oppioidi, più efficaci in questo tipo di patologia. Con il risultato che il paziente non è adeguatamente curato e il problema del dolore cronico ancora una volta sottovalutato.

Oltre 6 medici di famiglia su 10 ritengono fondamentale un trattamento appropriato del dolore, per garantire al paziente una qualità di vita dignitosa, e dichiarano di aver cambiato il proprio atteggiamento, dopo il varo della Legge 38. Alla prova dei fatti, però, solo 1 su 4 conosce bene la normativa che ha sancito per tutti gli italiani il diritto a non soffrire. Sul fronte dei farmaci,lo ripetiamo,  il ricorso agli antinfiammatori non steroidei (FANS) è tuttora frequente, mentre gli oppioidi restano in molti casi un tabù. Nonostante l’aumento della sensibilità nei confronti del tema, il dolore cronico è ancora sottovalutato dal medico di medicina generale o non adeguatamente curato e monitorato. Commenta Francesco Amato, Presidente Nazionale di FederDolore:

Le evidenze scientifiche e la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità riconoscono nei farmaci oppiacei il gold standard per la cura del dolore cronico moderato-severo; spesso, invece, questo viene trattato inappropriatamente con FANS, che andrebbero assunti non oltre i 15 giorni e invece sono impiegati per anni. Benché gli oppioidi siano molto efficaci, il loro uso protratto può essere correlato al rischio di sviluppare disfunzioni intestinali; una nuova associazione di ossicodone e naloxone a rilascio prolungato si è però dimostrata in grado di coniugare efficacia e tollerabilità, garantendo sollievo dal dolore e, contestualmente, prevenendo l’insorgenza della costipazione oppioide indotta. Lo confermano i risultati emersi dalle esperienze cliniche condotte su  migliaia di pazienti in tutta Europa.

La ricerca quindi, a quanto pare non ferma il suo interesse nei confronti del dolore cronico: perché i medici di famiglia non fanno altrettanto per il bene del paziente?

Centro Studi Mundipharma

Photo Credit | Thinkstock

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