Escherichia Coli in Puglia, 18 i casi accertati

di Valentina Cervelli Commenta

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Sono saliti a diciotto i casi di contagio da Escherichia Coli registrati in Puglia. E se in un primo momento la colpa era stata data alle angurie, a quanto pare la realtà sembra puntare su un caseificio di Monopoli, ora chiuso dai Nas, dove il ceppo relativo ai ricoverati è stato riscontrato qualche giorno fa.

In particolare questa variante di Escherichia  Coli viene considerata pericolosa perché capace di provocare nelle persone che vi son venute a contatto la Sindrome emolitico uremica, una patologia che colpisce i reni e gli intestini e che nei casi più gravi (non è questa fortunatamente l’occasione, N.d.R.) può rivelarsi mortale. Pur senza creare allarmismi ora le autorità iniziano a parlare di emergenza. Al momento sono circa 8 le tonnellate di alimenti che sono stati sequestrati. Sedici delle persone colpite sono dei bambini di età compresa tra gli 1 ed i 6 anni e diversi di loro sono ancora ricoverati in ospedale.

A quanto pare sarebbe stata l’assunzione, da ciò che è stato possibile ricostruire, di prodotti caseari di diversa tipologia provenienti dall’azienda in questione. Ciò che ha lasciato sconvolti nel corso delle indagini è stata la generale condizione di conservazione dei cibi. Nel corso delle ispezioni infatti i militari dei Nas hanno riscontrato delle condizioni igienico-sanitarie pessime,accompagnate da quelle strutturali del caseificio che sembrava cadere a pezzi: pavimenti rovinati, intonaco sfarinato a causa delle infiltrazioni di acqua, infissi privi di zanzariere. Ed ancora le celle frigo ed i macchinari impiegati nella lavorazione dei formaggi pieni di ruggine e di sporco.

Sono stati disposti nuovi controlli a campione sulla cagliata e sul resto del materiale deperibile per comprendere meglio la fonte dell’infezione. Ciò che è successo in Puglia è un fatto molto grave. Le conseguenze di una simile infezione da Escherichia Coli su dei bambini possono davvero essere gravi e pesanti e tutto questo per via del consumo di prodotti caseari che avrebbero dovuto essere privi di qualsiasi minaccia.

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