Paralimpiadi Sochi 2014 al via il 7 marzo

di Valentina Cervelli 0

Tra due giorni prenderanno il via le Paralimpiadi di Sochi 2014. Un’occasione importante per vivere lo sport nel suo rapporto con la disabilità. La riprova che tutto è possibile e che abilità, dedizione ed impegno possono aiutare ad ovviare a problemi fisici che sembrano rappresentare un ostacolo.

Le paralimpiadi non sono solamente un evento sportivo importante da celebrare per ciò che concerne l’agonismo. Esse rappresentano indubbiamente una possibilità di integrazione sociale non indifferente. Gli atleti, che nulla hanno da invidiare a quelli normodotati che hanno già lasciato il Villaggio Olimpico, si confronteranno nelle diverse categorie dimostrando, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che la disabilità non deve essere vissuta come una condanna ma come uno stimolo a superare i propri limiti.

Non possiamo fare a meno di pensare ad Oscar Pistorius che, tralasciando gli ultimi avvenimenti personali che lo hanno riguardato, ha rappresentato l’eccellenza nella sua specialità alle paralimpiadi ed è stato in grado di gareggiare anche tra i normodotati pur indossando delle protesi ad entrambe le gambe. Forse i nostri atleti non arriveranno a tanto, ma lo sport paralimpico deve essere supportato e godere degli stessi “privilegi” di quello canonico. In Veneto hanno dato vita ad una simpatica iniziativa, chiamata “Mi piace di cuore” che ha coinvolto diverse società di atleti affetti da disabilità chiamate a presentare progetti per la promozione della loro attività, mettendo a disposizione 20mila euro per le 4 che avrebbero raccolto più consensi. Immaginate quanto sarebbe bello promuovere tale iniziativa su livello nazionale assicurando ai nostri atleti paralimpici attrezzi nuovi, attrezzature, carrozzine e tutto ciò che si necessita per l’esecuzione agonistica della propria specialità?

Mai cadere nell’errore di considerare tali categorie di serie B rispetto a quelle normodotate. Ed i nostri atleti ancora una volta, a Sochi 2014, dimostreranno quanto la disabilità nello sport non rappresenta un limite invalicabile dalla volontà di vincere.

 

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