Prima eutanasia su minore in Belgio

di Valentina Cervelli Commenta

Eutanasia su minore in Belgio. La prima nello stato europeo e nel mondo. E’ giusto che sia stata accettata una simile richiesta dalla commissione chiamata a decidere sulla procedura? Il ragazzo era troppo giovane per poter esprimere un volere simile?

Come era normale che accadesse sono tante le polemiche sorte attorno a questa decisione. In molti casi dettate dall’ignoranza del funzionamento del sistema. L’eutanasia non viene concessa con leggerezza. La legge vigente in Belgio a riguardo è una delle più avanzate attualmente esistenti se confrontate con quelle di altri paesi che concedono la stessa possibilità: il malato deve essere terminale e con poco tempo da vivere, le sue condizioni fisiche e psicologiche vengono valutate con attenzione. Se il malato mostra di non essere nel pieno delle sue facoltà mentali, il via libera non viene dato.

E la possibilità di chiedere l’eutanasia per i minori (attiva dal 2014) non è prevista per coloro che hanno meno di 13 anni, dando comunque, fino al raggiungimento dei 18 anni l’ultima parola ai genitori sulla richiesta, che deve essere inviata alla commissione preposta tramite il medico curante. Non si può quindi parlare di scandalo per una simile decisione, se ogni parte della legge è stata rispettata. Del caso nello specifico si sa che il minore (non è stato rivelato se fosse un ragazzo o una ragazza, N.d.R), soffriva di dolori fisici insopportabili ed aveva ancora poco tempo da vivere. E come sottolinea Wim Distelmans, direttore del Centro di controllo dell’eutanasia belga, i dottori hanno usato dei sedativi per indurre il coma come parte del processo.

Non bisogna dimenticare che è diritto del malato, a qualsiasi età, decidere della propria vita e dare il consenso per ciò che riguarda le procedure ospedaliere al quale venire sottoposto, accanimento terapeutico compreso. E l’etica spesso è “macchiata” dalla morale religiosa che si insinua in decisioni materiali dove il credo non ha spazio per esistere. Come d’altronde il potere decisionale di una società che non conosce e non vive la malattia della quale la persona è affetta. Non ha diritto un individuo con pochi giorni ancora davanti a sé di smettere di soffrire? E semplicemente perché si è minori di 18 anni questo assunto non è valido?

Photo Credit | Thinkstock

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