Stamina: per il giudice è una truffa scientifica

di Valentina Cervelli Commenta

Stamina: per il giudice è una truffa scientifica. Il metodo tanto acclamato per curare malattie genetiche a base di cellule staminali è stato semplicemente un mezzo per gli ideatori per guadagnare sopra la salute dei malati.

E’ questo che emerge dalle motivazioni di condanna emesse dal gup Torinese Giorgio Potito nei confronti di Carlo Tomino dell’Aifa (condannato a 6 mesi di reclusione, N.d.R.) e di Marcello De Rosa (2 anni), l’ex socio di Davide Vannoni, condannato in un processo parallelo a rito abbreviato ad un anno e dieci mesi dopo un patteggiamento. Questo perché l’inoculazione delle cellule staminali coltivate con il metodo stamina è avvenuto fuorilegge. Ecco cosa si legge nella sentenza del giudice:

Emerge chiaramente come l’attività del gruppo Vannoni, per tutto il periodo in cui si è protratta (ossia tra il 2007 e il 2014) ed in tutte le sedi in cui si è dislocata, si sia sempre svolta del tutto al di fuori della normativa vigente, presentando peraltro aspetti di segretezza incompatibili con le più elementari regole deontologiche che dovrebbero disciplinare l’attività medica.

Il tribunale è giunto alla sentenza verificando con attenzione tutte le consulenze richieste ed i dati raccolti sul metodo Stamina. Sembrano lontani anni i mesi nei quali il gruppo di Vannoni e il Ministero lottavano anche a colpi di stampa per rendere possibile uno studio su questa tecnica di coltivazione di cellule. Ora che il metodo Stamina è stato bollato come una truffa medica e che non vi è alcun fondamento scientifico sulla sua validità, cosa faranno i pazienti?

Non dobbiamo infatti dimenticare che mentre interlocutori come Nature ne sottolineavano la pericolosità, nel nostro paese grazie alle cure compassionevoli ed alle sentenze dei giudici diversi malati venivano sottoposti al trattamento a base di cellule staminali. Alcuni sembravano sperimentare miglioramenti, altri arrivarono a presentare denuncia per gli effetti collaterali sperimentati.

Con questa sentenza, non vi sono dubbi, si chiude una pagina davvero triste della storia medica italiana.

Photo Credits | Elena Pavlovich / Shutterstock.com

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