Curare l’ipertensione senza utilizzare farmaci: le tecniche

di Valentina Cervelli 3

Talvolta, per far scendere la pressione alta, la terapia non è sufficiente. Quando si scatena questa condizione, la patologia prende il nome di ipertensione resistente. Una situazione che mette a dura prova la resistenza del cuore e quindi le condizioni di salute di chi ne viene colpito. Una cura è però possibile, attraverso due tecniche particolari: la denervazione renale e la tecnica di attivazione del baroriflesso.

Dietro a queste parole che sembrano nascondere dietro di loro un intero trattato di medicina vi sono due tecniche in realtà meno complicate di quello che si crede. Parliamo di interventi, più o meno invasivi, che puntano ad una normalizzazione diversa della pressione arteriosa. Ma che si rivelano essere funzionali, partendo prima di tutto però da una diagnosi certa. Come spiega Alberto Morganti, presidente della Società italiana della Ipertensione Arteriosa:

Per ipertensione resistente si intende una pressione alta che non è secondaria ad altre patologie, come ipertiroidismo o irrigidimento delle arterie renali, e che non risponde a una terapia assunta regolarmente per settimane o mesi, che abbia incluso almeno tre farmaci fra cui un diuretico.

E’ proprio per questo tipo di pazienti che gli interventi sopra accennati possono rendersi efficaci, ma bisogna fare attenzione:

Considerando però che entrambe sono cure arrivate da pochissimo in clinica, per cui la selezione dei pazienti deve essere svolta in modo rigoroso.

E se la denervazione renale consiste nell’agire attraverso un intervento mininvasivo sulle fibre nervose ipereccitate del sistema simpatico legate alle arterie renali abbattendo di fatto tale “eccitazione” e riportando la situazione alla normalità, differente è il processo di attivazione del baroriflesso. In questo caso infatti viene inerito nelle carotidi un piccolo elettrodo che chiamato a stimolare i barorecettori favorendo una vasodilatazione di tipo periferico.

In questo caso però il problema consta nella tipologia di operazione da effettuare: un vero e proprio intervento chirurgico tradizionale in anestesia generale.  Al momento, sebbene funzionanti, è bene approcciarsi alle pratiche con cautela essendo considerabili ancora sperimentali.

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Fonte: Corriere della Sera

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