L’infarto miete meno vittime rispetto agli anni passati

di Valentina Cervelli 2

L’infarto è divenuto meno letale. Grazie alla  prevenzione ed alle  nuove scoperte tecnologiche scendono sensibilmente le morti dovute ad ischemia cardiaca. Un dimezzamento avvenuto nel nostro paese negli ultimi dieci anni, ed anche in Gren Bretagna, dove il cambiamento viene illustrato da un interessante studio dedicato.

La ricerca, condotta dalla Oxford University e pubblicata sul British Medical Journal, dimostra come  unendo alla prevenzione altri fattori di “buona condotta”, sia possibile tenere sotto controllo la patologia, evitare recidive ed quindi decessi per via delle stesse. Va fatta una sottolineatura: dimezzare la mortalità non è la stessa cosa che dimezzare l’incidenza. Motivazione per la quale è necessario continuare su questa strada e fare meglio, correggendo la dieta ed evitando, ad esempio, di fumare. I dati ci mostrano infatti che l’incidenza di ischemia cardiaca è pari a 300 casi ogni centomila abitanti.

Entrando nello specifico dello studio, i ricercatori hanno analizzato oltre 800.000 uomini e donne colpiti da  infarto tra il 2002 e il 2010 e ha verificato, comparando i dati,  come la mortalità sia calata del 50% per la fascia d’età dai 65 ai 74 anni. Le motivazioni vengono espresse in questo modo dai ricercatori:

Miglioramenti nel National health service, il servizio sanitario nazionale britannico, la scoperta di farmaci curativi e preventivi, utili cambiamenti negli stili di vita. Come la riduzione dei grassi animali e l’aumento di consumo di pesce e di vegetali, ma soprattutto la diminuzione del fumo di sigaretta.

Lo stesso calo di mortalità non è stato però riscontrato nella fascia di persone più giovani, quelle appartenenti ad una età compresa tra i 35 ed i 54 anni. A causa delle abitudini di vita totalmente sballate. Ad influire, ad ogni modo, anche la fase “post infarto”. In alcuni casi infatti vi è difficoltà nel riparare la zona di cuore colpita. Motivazione per la quale la ricerca è focalizzata anche su un adeguato uso della medicina cellulare grazie alle cellule staminali.

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Fonte: British Medical Journal

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