Menopausa aumenta rischio infarto ed ictus

di Marco Mancini 1

Donne in menopausa a rischio infarto ed ictus come, se non addirittura in misura maggiore degli uomini. Senza la protezione garantita al gentil sesso dagli estrogeni, varcata la soglia dei cinquanta, le malattie che incidono su vasi sanguigni ed arterie diventano il primo big killer per la popolazione femminile. Con la fine dell’età fertile, il cuore delle donne è evidentemente più fragile. Le cifre narrano di una vera e propria strage: centoventimila le vittime registrate ogni anno in Italia, altrettanti sono i casi che non conducono al decesso, ma risultano molto spesso invalidanti.

Per prevenire infarto ed ictus in menopausa è consigliabile praticare un’attività fisica moderata e costante, utile anche per contrastare il calo del desiderio sessuale femminile. Pensate che 10 mila passi al giorno sarebbero già sufficienti ad arginare il pericolo usando l’arma più efficace: il restare in forma. Anche la dieta, stando al parere degli esperti, è fondamentale.

Per quanto riguarda i farmaci, il professor Giuseppe Rosano, cardiologo direttore del Dipartimento di Scienze internistiche dell’Irccs San Raffaele di Roma, spiega la validità in efficacia del drospirenone, un progestinico che, unico nel suo genere, è capace di ridurre la pressione.

La fine dell’età fertile coincide infatti con l’aumento della pressione arteriosa e se si pensa che un’italiana su due over cinquanta è ipertesa, è chiaro come l’ipertensione sia un fattore di rischio affatto trascurabile. Rosano ne parla in occasione del 13esimo Congresso mondiale sulle Controversie in ostetricia, ginecologia e infertilità (Cogi), della durata di tre giorni, che prende il via oggi a Berlino. L’esperto illustra i risultati incoraggianti ottenuti nella riduzione della formazione di cellule adipose e di aterosclerosi, dalla terapia ormonale sostitutiva (Tos) Angeliq a base di drospirenone:

Dopo soli sei mesi di trattamento la terapia si è rivelata efficace nel diminuire significativamente lo spessore intima media dell’arteria carotide in pazienti con valori normali. Si tratta di un parametro molto importante perché è direttamente correlato alla progressione di aterosclerosi e possibilmente a infarto miocardico e stroke. Un beneficio aggiuntivo esclusivo di questa terapia, che già si era dimostrata la prima e l’unica efficace per abbassare la pressione arteriosa.

Nessun altro tipo di Tos aveva mai provato questa efficacia: la terapia con Angeliq ottiene una riduzione fino a 9 mmHg in pazienti ipertese già trattate, in quelle border-line (intorno a 140mmHg) la riporta a valori normali.
Nelle normotese non ha effetti ma potrebbe comportare una diminuzione dei nuovi casi di ipertensione nel tempo, effetto che si mantiene anche due anni dopo la sospensione. Abbassare la pressione arteriosa diastolica (la minima) di 5 mmHg si associa a un calo del 40% di stroke e del 25% di eventi cardiovascolari.

[Fonte: AGI Salute]