Speranza per i malati di diabete di tipo 2: per i casi lievi la chirurgia potrebbe non essere necessaria

di Marco Mancini Commenta

Le prospettive di guarigione per le persone con diabete di tipo 2 e malattia coronarica non sono più così cupe come inizialmente si credeva, secondo la nuova ricerca della Saint Louis University pubblicata su Circulation, il giornale dell’American Heart Association.

La nostra ricerca ha scoperto che le persone con diabete di tipo 2 e malattia cardiaca hanno una prognosi più favorevole, con una adeguata terapia medica e la gestione dei fattori di rischio, incluso il colesterolo, pressione sanguigna, alti livelli di zucchero nel sangue e il fumo, di quanto si pensasse. Questo va contro le convinzioni comuni tra molti medici che questi pazienti muoiono più frequentemente per cause cardiache e ci dà molta speranza

ha affermato Bernard R. Chaitman, professore di medicina e cardiologo presso la Saint Louis University School of Medicine, autore principale dello studio.

L’obiettivo del Bypass Angioplasty Revasularization Investigation 2 Diabetes è provare ad esaminare quanto le malattie cardiache fossero mortali in individui con diabete di tipo 2, e ha provato ad individuare le migliori opzioni di terapia per questi pazienti, anche se la rivascolarizzazione dell’arteria attraverso una procedura di angioplastica o bypass è necessaria.

2.368 partecipanti allo studio sono stati seguiti per cinque anni. Tutti i partecipanti hanno ricevuto il trattamento consigliato dal proprio medico, così come una terapia medica intensiva, compresi i farmaci per il colesterolo, pressione arteriosa, il diabete, e cambiamenti nello stile di vita, quali la gestione del peso ed il counseling per smettere di fumare.

La ricerca ha rilevato che gli individui con lieve o moderata malattia coronarica, che sono stati curati con la sola terapia medica intensiva, non avevano più probabilità di morire per un problema cardiaco dopo cinque anni rispetto a quelli che avevano anche una procedura di angioplastica, che elimina il blocco delle arterie con l’inserimento di un palloncino nell’arteria. Dopo cinque anni, dal 4 al 5% di questi pazienti è deceduto per un attacco cardiaco o malattia cardiaca connessa.

Per gli individui con malattie cardiache più ampie, tuttavia, la chirurgia di bypass coronarico, in aggiunta alla terapia medica intensiva, riduce sensibilmente il rischio di infarto cardiaco e di decessi correlati. Il 16% dei pazienti che hanno ricevuto un intervento di bypass o è morto o ha avuto un attacco di cuore, entro cinque anni, rispetto al 22% dei pazienti che hanno ricevuto solo la terapia medica intensiva.

Secondo Chaitman, gli individui con più grave ed esteso blocco delle coronarie hanno più probabilità di avere un attacco di cuore senza intervento chirurgico di bypass. Gli attacchi cardiaci aumentano il rischio di morte 5-8 volte più che in individui senza un attacco di cuore.

Il nostro obiettivo primario è sempre quello di prevenire il verificarsi di attacchi di cuore, tuttavia, la nostra ricerca ha scoperto che l’angioplastica non è sempre necessaria per impedire un decesso correlato ad un attacco di cuore, solo perché un’arteria è bloccata. I pazienti con diabete di tipo 2 e malattia cardiaca necessitano di avere un confronto con il proprio medico circa le loro opzioni di trattamento per decidere cosa è meglio per il loro singolo caso

ha concluso Chaitman.

[Fonte: Sciencedaily]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>