Ebola, OMS: via libera ad uso sangue dei sopravvisuti

di Valentina Cervelli Commenta

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato il via libera ufficiale all’utilizzo del sangue dei sopravvissuti all’ebola  come possibile terapia per aiutare i malati a contrastare il virus ed ad evitare il decesso. Fino ad ora questo metodo era stato utilizzato sperimentalmente solo in alcuni casi.

 

Come spiega la direttrice generale aggiunta dell’OMS Marie Paule Kieny, è stato raggiunto un consenso sull’impiego di prodotti a base di sangue e del siero di pazienti sopravvissuti. La decisione è arrivata a margine di una riunione di circa 200 esperti incontratisi a Ginevra.  Per ciò che riguarda i vaccini contro l’ebola, l’ente mondiale ha reso noto che al momento sono due i candidati che sembrano prevalere sugli altri. Se la loro efficacia sarà comprovata, le prime persone ad essere sottoposte alla vaccinazione il prossimo novembre saranno quelle che formano il personale sanitario nei paesi colpiti. Con il numero dei contagiati che continua a crescere esponenzialmente, è importante garantire tutta l‘assistenza medica possibile ai malati e assicurarsi che chi li cura rimanga in buona salute è solamente il primo passo. I numeri infatti continuano a crescere: i contagiati dal virus dell’ebola in tutta l’Africa occidentale sono 3944, mentre le persone decedute solo salite a 2097.

Intanto in zone come la Sierra Leone, uno dei paesi più colpiti, la gente continua a morire e non solo di febbre emorragica. A causa dell’ebola infatti molti pazienti affetti da altre patologie, anche facilmente risolvibili in normali condizioni sanitarie, si rifiutano di farsi curare o di presentarsi nelle strutture ospedaliere. E purtroppo per la paura dei contagi, anche alcuni medici rifiutano di dare la giusta assistenza.  Il sistema sanitario del paese è ormai al tracollo e al momento, per tentare di fermare l’epidemia è stata stabilita, di concerto con il governo della Liberia, una quarantena di 4 giorni nella quale i cittadini dovranno rimanere chiusi nelle case per dare modo agli operatori sanitari di verificare la situazione e comprendere quali siano i principali focolai di contagio.

Photo Credit | Thinkstock

 

 

 

 

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