Escherichia coli, divieto di balneazione a Ravenna

di Valentina Cervelli Commenta

 Il batterio dell’Escherichia coli è divenuto protagonista della nostra estate in più modi di quanto pensavamo fosse possibile. Dopo la sua presenza all’interno di alimenti come la carne o come il fieno greco e diversi tipi di germogli, in Italia è stato trovato in concentrazioni pericolose a Ravenna,  creando di fatto la necessità di mettere un freno alle balneazioni.

Si tratta di una sorta di “mini-epidemia” che si sta espandendo a macchia d’olio e che rende pericoloso il tuffarsi in alcune zone di mare pericolose quanto l’ingestione di cibo infetto. Il batterio in questione infatti è a trasmissione oro-fecale. Immaginate di tuffarvi in acqua, bagnarvi ed ingerire anche una sola goccia di acqua non batteriologicamente adatta, ovvero superanti  i limiti consentiti per mantenersi in buona salute.

Il contagio sarebbe assicurato. Così come una infezione. La prima cittadina a decidere per il divieto di balneazione, come anticipato è stata Ravenna, per volontà di un ordinanza del primo cittadino Fabrizio Matteucci. Nei pressi della spiaggia di Lido Savio infatti sono stati riscontrati livelli di escherichia coli pari quasi al doppio del livello accettabile per una balneazione umana senza rischi.

I controlli, effettuati lo scorso lunedì hanno infatti riferito di una concentrazione batterica pari a 970 unità ogni 100 millilitri, contro una presenza limite, accettabile a livello igienico sanitario pari a 500. Nuovi controlli verranno effettuati ogni 24 ore: in base agli stessi si deciderà poi quando rendere nuovamente libero l’accesso delle persone alla spiaggia ed al mare.

Si tratta di un evento davvero straordinario nella zona, che non ha mai sofferto questo particolare problema. Proprio per tal motivo, ha spiegato il sindaco, sono in corso delle misure che accertino le cause di questo problema.

Ravenna non è l’unica città a soffrire di questo problema. Ulteriori indagini sono in corso in tal senso anche in buona parte della costa ligure.

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Fonte: Corriere della Sera

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