Febbre suina, salgono i morti, ma il mondo è pronto ad affrontarla

di Marco Mancini Commenta

La febbre c’è, l’emergenza pure, ma a differenza delle altre crisi simili, il mondo non si fa trovare impreparato. E’ questa la sensazione che si ha guardando i provvedimenti che in tutto il pianeta si stanno attuando per fermare una possibile pandemia. I dati che arrivano dal Messico fanno paura, 103 morti e oltre 1.600 i ricoverati in pochi giorni destano preoccupazione, ma l’allerta è alta e non ci dovrebbero essere casi in Italia ed in Europa.

Già i provvedimenti presi nello stesso Messico hanno cominciato a dare i loro frutti. Le metropoli sono quasi interamente bloccate, e così si è riuscito ad arginare il contagio, anche se in un solo giorno ci sono state altre 22 morti. I primi contagi si notano anche nei vicini Stati Uniti, con 20 casi sospetti, ma anche 6 in Canada, 9 in Colombia e uno in Brasile.

In Europa per parlare di epidemia bisognerà ancora aspettare. Fino a questo momento i casi sospetti sono stati solo 8, di cui 6 in Spagna e due in Francia, ma ancora non sono direttamente collegabili al virus A-H1N1. Intanto l’Unione Europea ha chiesto una riunione d’emergenza dei ministri della sanità dei 27 Paesi per concertare un’azione comune. L’Italia per adesso si può dire salva. Non importiamo suini dal Messico e l’infezione da uomo a uomo è ancora abbastanza lontana. C’è da dire inoltre che non c’è pericolo a mangiare carne suina, in quanto, se cotta o stagionata, non contiene alcun pericolo di contagio.

In ogni caso è stato attivata l’unità di crisi, in cui si monitora costantemente la situazione in Italia e nelle immediate vicinanze per capire se l’emergenza ha varcato il confine e tentare di isolarla, magari come hanno fatto in Giappone, adottando la quarantena e i controlli alla frontiera. L’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) comunque tranquillizza tutti, ed afferma che:

Il mondo non è mai stato così pronto ad affrontare una potenziale pandemia, grazie agli enormi sforzi compiuti negli ultimi cinque anni.

E’ stata soprattutto l’influenza aviaria a far mettere sull’attenti le organizzazioni sanitarie mondiali, e per questo motivo non siamo scoperti in caso di pandemia.

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