Infermiera affetta da tbc: ma come avviene il contagio della tubercolosi?

di Valentina Cervelli 4

Proseguono gli esami sui bambini potenzialmente venuti in contatto con l’infermiera del Policlinico Gemelli  infettata dal batterio della tubercolosi. In merito la magistratura ha aperto un fascicolo per lesioni colpose, in modo tale da poter permettere maggiori e più approfondite investigazioni d’ufficio sul fatto. Sia sulla necessità di rivedere la legge sul vaccino contro questa malattia, sia sulla sua efficacia. Nel frattempo vediamo di fare luce su come avviene il contagio relativo alla patologia.

La tubercolosi è  una malattia molto contagiosa che avviene per diffusione aerea del Mycobacterium Tubercolosis. Basta un colpo di tosse, od uno starnuto, od addirittura un bacio, insomma uno scambio di saliva per avvenire il contagio. Ciò che è importante da sapere è che sebbene bastino pochi bacilli per far partire il contagio, una persona può mantenere addirittura per anni il batterio nel proprio organismo prima che la malattia si sviluppi. Questo perché il sistema immunitario è in grado di far fronte all’infezione senza manifestazioni per molto tempo.

Per dare un quadro della situazione, l’ISS spiega che solo il 10-15% delle persone che vengono infettate sviluppano poi la malattia. E si stima inoltre che una persona non sottoposta a cure adeguate sia in grado di infettare in media tra le 10 e le 15 persone.

Tornando al caso dell’infermiera del policlinico, nel quadro della situazione, che fa decisamente riflettere sulla necessità di reinserire il vaccino come obbligatorio (lo era fino al 2001, n.d.r), si inserisce anche la problematica sulla sua efficacia e soprattutto durata visto che l’infermiera ammalatasi era una di quelle che la vaccinazione prima dell’assunzione l’aveva effettuata.

Una volta questa vaccinazione era obbligatoria sia per medici  e infermieri, che per gli studenti di medicina, che sarebbero potuti venire in contatto con il batterio nel corso dei propri studi. Ora viene effettuata solo all’interno di strutture ad alto rischio come i nosocomi specializzati nelle malattie infettive.

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Fonte: Iss

 

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