Influenza suina: previsti 2 miliardi di contagi in un anno e il Tamiflu comincia a non funzionare più

di Marco Mancini Commenta

Fino a qualche mese fa, i contagi della nuova influenza A aumentavano di giorno in giorno. Ormai bisogna aggiornare i dati di minuto in minuto. Nella sola giornata di ieri in tutto il mondo sono stati rilevati 5395 casi, più di tre al minuto, la maggior parte dei quali al di fuori dell’Europa. Naturalmente, aumentando il numero di casi, aumentano anche le vittime. Nelle ultime 24 ore sono state 96 le persone che hanno perso la vita, per un totale di 1.362 dall’inizio del contagio.

Ma purtroppo i dati che arrivano dall’Oms non sono confortanti. Pare infatti che, nonostante per adesso gli ammalati siano “soltanto” 193.574 in tutto il pianeta, si prevede che con l’arrivo dell’inverno i contagi possano aumentare a dismisura, arrivando a toccare quota due miliardi. Ma il dato che fa ancora più paura oggi è che si cominciano a registrare alcuni casi di fallimento della cura con il Tamiflu, l’antivirale che fino ad oggi ha fatto guarire migliaia di ammalati di influenza suina.

La notizia arriva come al solito dall’America. Più precisamente da un ospedale del Texas e uno a El Paso (Messico), i quali hanno riferito che alcuni pazienti, che fino a questo momento a causa della continua esposizione al virus assumevano il medicinale come forma di automedicazione, non hanno risposto alla terapia e sono deceduti. Altri casi simili sono stati registrati nelle scorse settimane anche in Giappone, Canada e Danimarca e ad Hong Kong.

Questo fenomeno è stato spiegato, sulle pagine di Repubblica, dal virologo dell’Università di Milano, Fabrizio Pregliasco:

Attenzione, perchè usando troppo e male gli antivirali, magari con un impiego fai da te, rischiamo di ritrovarci, quando servirà, con un’arma spuntata. Sapevamo che si potevano verificare delle resistenze: gli antivirali sono ancor più sensibili al problema rispetto agli antibiotici. Se il Tamiflu non dovesse rivelarsi efficace, c’è sempre il Relenza, un altro antivirale con lo stesso meccanismo d’azione ma con una molecola diversa, già utilizzato contro il virus pandemico.

Fino a questo momento, nonostante i decessi siano tanti, le percentuali rimangono piuttosto basse, con un tasso di mortalità dello 0,70% in America e dello 0,14% in Europa, mentre è ancora più basso in Africa e in Asia.

[Fonte: Repubblica]

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