Nuovo modo per combattere le influenze del futuro

di Marco Mancini Commenta

Che cosa accadrà se la prossima mutazione del virus dell’influenza dimostrerà di essere resistente ai farmaci antivirali? La questione è stata presa in considerazione in questi giorni dagli scienziati e funzionari sanitari all’Assemblea mondiale della sanità di Ginevra, in Svizzera. Questo quesito sarà quello fondamentale nella lotta al virus A H1N1, la cosiddetta influenza suina, e per preparare il prossimo vaccino.

Una nuova e promettente ricerca è stata annunciata dal Rensselaer Polytechnic Institute. La scoperta è una lotta contro la malattia su due fronti che evitino un ulteriore passo in avanti nella mutazione che possa renderla resistente ai farmaci.

Siamo stati fortunati con l’H1N1 perché è ha risposto ai nostri farmaci. Ma se il virus muta sostanzialmente, attualmente non sono disponibili medicinali adatti. Prendendo di mira le due parti del virus, l’H e la N, è possibile interferire sulla cellula prima che si infetti e rilasci il virus

ha spiegato Robert Linhardt, Professore Ordinario di Ingegneria Metabolica presso l’Ann and John H. Broadbent Jr. ’59 Senior Constellation. Il virus influenzale A è classificato sulla base del modulo di due delle sue proteine estreme, emoagglutinina (H) e neuraminidasi (N). Ogni classificazione, per esempio H5N1 (influenza aviaria) o H1N1 (influenza suina), rappresenta una diversa mutazione delle due proteine.

I farmaci influenzali attualmente sul mercato hanno come obiettivo la proteina neuraminidasi, la quale blocca la capacità del virus di sfuggire e infettare altre cellule sane. Il nuovo processo sviluppato da Linhardt potenzia l’attacco alla emoagglutinina, che si lega all’acido sialico sulla superficie di una cellula sana.

Al momento però, nonostante i buoni risultati sulle sperimentazioni, nessun farmaco è stato immesso sul mercato. Nelle prossime tappe della sua ricerca, Linhardt esaminerà in che modo i composti si legano all’emoagglutinina, e metterà alla prova la capacità di bloccare i virus prima in colture cellulari e quindi in cavie animali infette. Conclude così Linhardt la sua relazione:

Siamo ancora all’inizio del processo. Ci sono molti passi per creare un nuovo farmaco, ma questa tecnica ci permette di muoverci molto rapidamente nella creazione di questi composti.

Fonte: [Sciencedaily]

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