Sla, traumi possibili fattori di rischio

di Valentina Cervelli Commenta

Sclerosi laterale amiotrofica: i traumi subiti dall’organismo possono rappresentare fattori di rischio. Tale motivazione spiegherebbe l’alta incidenza di questa patologia riscontrabile in molti ex calciatori.

Lo rivela uno studio dell’Istituto Mario Negri di Milano. Secondo la ricerca condotta dal dott. Ettore Beghi, del laboratorio di Malattie Neurologiche del dipartimento di Neuroscienze del nosocomio milanese,  basterebbe aver subito tre o più traumi per vedere triplicate le possibilità di insorgenza della malattia.

La Sla è una patologia del sistema nervoso caratterizzata dalla progressiva degenerazione delle cellule nervose che controllano i muscoli e che man mano portano ad un indebolimento degli stessi ed alla loro atrofia. Solitamente si tratta di un iter molto rapido: in molti casi la morte sopravviene a circa 5 anni dal suo esordio.

Si parla di una patologia spesso scambiata, nei primi stadi del suo manifestarsi, per un problema tipicamente ortopedico: solo il prolungarsi dei sintomi porta ad una diagnosi corretta. L’incidenza è pari a 3 persone ogni 100mila. Attualmente i malati di Sla nel nostro paese sono 4mila.

Tornando all’esperimento, quest’ultimo è stato condotto su 377 pazienti affetti da Sla, dei quali è stata analizzata con dovizia la storia clinica  e confrontata con quella di 800 persone affette da altre malattie. Ciò che è emerso è che il gruppo affetto da Sla presentava nella quasi totalità una storia pregressa di traumi che avevano necessitato un intervento di tipo medico od addirittura il ricovero.

Spiega il dott. Beghi:

Si può concludere che l’evento  “trauma” sia un fattore di rischio per la Sla, soprattutto se ripetuto e causa di disabilità. Tale associazione è statisticamente significativa soprattutto tra i maschi e nel gruppo di pazienti ad esordio spinale. Non sembra invece esserci alcuna correlazione tra il sito di insorgenza della malattia e la sede dei traumi.

Nonostante la ricerca sia al lavoro con impegno su tale patologia, ancora non è stata scoperta una terapia efficace per combatterla. Diversi studi hanno dimostrato in passato che si tratta di una malattia “multifattoriale”, ovvero scatenata dall’incontro di diverse cause.

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Fonte: Il sole 24 ore

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