Nanotubi per super-cervelli, un’invenzione tutta italiana

di Marco Mancini 1

Non saremo dei Robocop, ma ci stiamo avvicinando sempre di più al modello di “uomo bionico“. Prima c’erano le protesi per gli arti, poi si è passati agli organi interni, ed ora anche l’ultima barriera è crollata: il cervello. Quell’organo misterioso che da sempre divide il mondo scientifico sulle scoperte e sul suo funzionamento sta per essere “violato”, grazie a dei ricercatori italiani.

In particolare si tratta di Michele Giugliano, Laura Ballerini e Maurizio Prato, rispettivamente ricercatori nelle Università di Anversa (il primo) e di Trieste (gli altri due). Questi scienziati hanno inventato dei nanotubi, cioè condotti molto piccoli in carbonio, in grado di far passare gli impulsi elettrici nel cervello in maniera più veloce, ma soprattutto in maniera tale da risolvere numerosi problemi cerebrali.

Ad esempio adesso se c’è un ictus, un trauma o una lesione qualsiasi, quando l’impulso arriva nel punto lesionato, si ferma, rendendo la vita degli ammalati impossibile. Con questi nanotubi invece ci sarà la possibilità di “aggirare” la parte rovinata, in maniera tale da far funzionare tutto in maniera perfetta. Ispirandosi un pò a come funzionano ora i by-pass cardiaci, anche nel cervello ci sarà la possibilità di guarire da particolari condizioni.

La velocità è dovuta al fatto che l’incrocio della nanorete porta gli impulsi cerebrali a trovare delle “scorciatoie” per far arrivare il messaggio da una parte all’altra del cervello, come ad esempio accade nella rete internet. I campi di utilizzo sono davvero tanti. Infatti non ci si può limitare a chi ha un ictus o un trauma cranico per le funzioni normali del cervello, ma anche per chi ha problemi muscolari, in quanto un canale di comunicazione interrotto verrebbe immediatamente by-passato con i nanotubi, ma soprattutto in maniera più naturale di quello che avviene oggi, con gli elettrodi di metallo. Altro genere di impieghi potrebbe essere la ricostruzione delle sinapsi distrutte, fino anche, magari in futuro e con tecnologie più avanzate, a creare dei super-cervelli, talmente veloci da scambiare informazioni più rapidamente rispetto al normale, aumentando anche l’intelligenza.

[Fonte: corriere della sera]

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