Prevenire l’infarto con il viagra

di Paola 1

La pillola blu, miracolo della medicina moderna che ha allungato la vita sessuale di molti anziani, è sin dalla sua comparsa sotto accusa per i pesanti effetti collaterali e le conseguenze a lungo termine sulla salute dell’organismo umano.
Eppure non tutte le ricerche che circolano in ambito scientifico sul viagra mirano a studiarne gli effetti negativi.
Alcune, come quella che sto per proporvi, ne studiano gli usi e i riscontri medici positivi.
Uno studio recente, effettuato dai ricercatori del Queen’s avrebbe infatti individuato una relazione tra il viagra e la prevenzione di infarto e disturbi cardiaci.

Tutto merito di un singolo enzima che potrebbe portare alla sperimentazione di nuove terapie farmacologiche per scongiurare il rischio di attacchi di cuore ed ictus.
Guidato dal professore ordinario di Farmacologia e Tossicologia Donald Maurice, lo studio si concentra sugli effetti del viagra, usato comunemente contro il disturbo sessuale della disfunzione erettile, che viene anche usato per trattare l’ipertensione polmonare.

Come scienziati, siamo entusiasti di questa scoperta perché fondamentalmente si tratta di un nuovo approccio alla regolamentazione dell’azione degli enzimi sulle cellule.
Il fatto che i nostri studi ci abbiano suggerito anche un potenziale e diverso uso di un farmaco già ampiamente utilizzato per altre applicazioni è stato una sorpresa piacevole ed inaspettata.

L’enzima bersaglio individuato dai ricercatori del Queen’s è noto per la regolamentazione dell’attività delle piastrine: piccole cellule del sangue necessarie per garantire la normale coagulazione del flusso sanguigno.

Farmaci come il viagra riescono ad inibire l’attività di questo enzima, denominato PDE5, che talvolta può provocare un eccesso di piastrine che bloccano il flusso sanguigno provocando attacchi cardiaci e ictus.
L’idea dei ricercatori del Queen’s è quella di utilizzare un inibitore del PDE5 come il viagra per inibire selettivamente la funzione piastrinica.

La ricerca è stata pubblicata on-line sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences.

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