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E’ morto Renato Dulbecco: premio Nobel per la medicina

 E’ morto Renato Dulbecco, premio Nobel per la medicina nel 1975. Aveva 98 anni ed è lo scienziato che per primo ha cambiato la storia della lotta contro i tumori. E’ stato lui ad intuire e cominciare ad approfondire le ricerca genetiche in ambito oncologico. Aveva la cittadinanza americana dal 1953, un ufficio centrale in Svizzera, ma ha sempre mantenuto un forte legame con l’Italia, a cui, con la sua scienza ha donato un prestigio internazionale: è lui il padre italiano sulla mappatura del DNA cominciata presso l’Istituto di tecnologie Biomediche del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) di Milano.

Ed è proprio l’attuale presidente del CNR il prof. Luigi Nicolais a confermare la notizia del decesso dello “scienziato gentiluomo”, con parole molto toccanti in un comunicato appena diramato che riportiamo in integrale:

“la comunità scientifica mondiale perde uno dei suoi più autorevoli testimoni. Curioso, rigoroso, ottimista, aperto ai giovani e all’integrazione fra saperi diversi, era riuscito, soprattutto attraverso il Progetto Genoma, ad avvicinare e a chiarire alla gente il ruolo e la funzione sociale del lavoro dello scienziato. Voglio ricordare con orgoglio e commozione che la sua avventura, professionale e umana, ha vissuto al CNR una tappa fondamentale. Per Dulbecco la ricerca scientifica è stata una testimonianza d’amore verso l’umanità, una delle più alte forme di solidarietà.

Non si è mai sottratto alle polemiche, neanche a quelle per le possibili strumentalizzazioni del suo operare lungo i delicati e fragili confini di quella che oggi conosciamo come bioetica. È andato coerentemente avanti, portando la sua testimonianza anche in contesti molto diversi da quelli consueti per uno scienziato del suo livello, senza imbarazzo alcuno ma anzi con la semplicità e l’autoironia che contraddistinguono i grandi.

 Dobbiamo impegnarci, ciascuno per la propria parte, nelle nostre istituzioni, affinché questa sua lezione non vada dispersa. La sua attenzione verso i giovani e il senso che ha saputo dare al suo lavoro di scienziato devono trovare la loro continuità in tutti noi ricercatori”.

 

Fonte: Cnr