Lo stirene rischia di essere messo al bando come sostanza cancerogena. Ma cos’è?

di Marco Mancini Commenta

Sulla scia dell’introduzione del fumo di marijuana nella lista delle sostanze cancerogene, l’Ufficio del California Environmental Health Hazard Assessment ora comincia anche la battaglia contro l’industria dello “stirene” (noto anche come stirolo, feniletilene o vinilbenzene). La California ha indicato lo stirene come cancerogeno e, in base ad una legge interna, ha chiesto di fermare la sua produzione.

La potenzialità che bassi livelli di sostanze chimiche possano migrare nel polistirolo, perché rilevate come sostanze insapore, è da tempo stabilito. Questi prodotti chimici comprendono sia stirene (monomero) che l’etilbenzene, un altro agente cancerogeno individuato sin dal 2004. Il suo utilizzo si concentra sugli imballaggi per alimenti, ed è già stato individuato come causa di alcune malattie respiratorie per l’irritazione delle mucose.

Lo stirene è stato inserito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) nel 1987 come gruppo 2B, cioè un “possibile cancerogeno per l’uomo“. Lo IARC ha classificato lo stirene sulla base di studi sulla salute delle persone che hanno lavorato in fabbriche in cui tale sostanza era fortemente utilizzata. I dati risalgono ad un’epoca di vecchie misure d’ingegneria nella protezione della salute dei lavoratori. Nelle moderne attività produttive, i lavoratori sono molto meno esposti e il legame tra un prodotto chimico e una malattia non è più evidente. Ciò significa che i lavoratori non possono attualmente avere il cancro ad un tasso più elevato rispetto alla popolazione generale, ma lo IARC vuole ulteriori prove prima di inserire lo stirene nell’elenco delle sostanze cancerogene.

Lo stirene in ogni caso si degrada rapidamente. Non si attacca in giro per l’ambiente e non entra nella catena alimentare. Così c’è poca probabilità di raggiungere l’uomo senza alti livelli di esposizione. Le sostanze chimiche in prodotti di uso quotidiano riguardano in larga parte il polistirolo. Il polistirene è un gruppo di monomeri di stirene legati insieme in lunghe catene. Queste catene sono troppo grandi per provocare nel corpo meccanismi responsabili di provocare tumori. Il polistirene è dunque una plastica molto sicura, è riciclabile, anche se è antieconomico riutilizzarlo.

In conclusione possiamo affermare che lo stirene ha un basso rischio di provocare il cancro. Il problema è che usa petrolio e materie prime per la produzione di energia, non conviene riciclarlo e non è un buon metodo di conservazione per i prodotti alimentari. Dunque se si vuole eliminare questa sostanza, probabilmente sarebbe meglio farlo per la sua inutilità e difficoltà d’uso, piuttosto che per il rischio di comportare il cancro. Su questo non ci sono prove certe che abbia qualche responsabilità.

[Fonte: Treehugger]