Salute, perché il cervello è pigro al risveglio

di Paola 2

Lo studio che identifica la causa del cervello pigro al risveglio è tutto italiano, per la precisione condotto da ricercatori afferenti a diversi atenei ed istituti di ricerca della penisola, dal dipartimento di psicologia della Sapienza all’Associazione Fatebenefratelli per la Ricerca (AFaR) alle Università dell’Aquila e Bologna.

Gli autori hanno scoperto, nella ricerca pubblicata dalla prestigiosa rivista di divulgazione scientifica Neuroscience, che al mattino, se non riusciamo a bofonchiare che due frasi sconnesse e ci sentiamo la mente ottenebrata, la colpa è rintracciabile in un fenomeno che interessa la corteccia cerebrale, identificabile come inerzia del sonno.

Al mattino dovremmo essere riposati e lucidi ma nei primi cinque minuti dal risveglio avviene una diminuzione dell’attività elettrica a elevata frequenza (attività beta da 15 a 25 Hz), ovvero di quello stato cerebrale che è associato alla veglia.
In parole povere, si verifica una vera e propria dissociazione tra la percezione di essere svegli e le capacità sensoriali che restano quelle tipiche del sonno, ecco perché si parla di inerzia del sonno.

Spiega Luigi De Gennaro, a capo del gruppo di ricerca, che il loro studio è iniziato molti anni fa studiando la fase di addormentamento e quella di risveglio per capire se

le diverse aree cerebrali non si addormentassero e svegliassero tutte allo stesso tempo. La persistenza di un funzionamento cerebrale in specifiche regioni ancora tipica di un individuo sveglio (durante l’addormentamento) o quella ancora tipica di un individuo che dorme (al risveglio), avrebbe spiegato tutta una serie di fenomeni comunemente sperimentati (per esempio le allucinazioni ipnagogiche o ipnopompiche, rispettivamente in addormentamento o al risveglio).

Questa scoperta, all’apparenza astrusa, in realtà è molto importante per chi svolge professioni che richiedono di essere operativi al 100% già appena svegli, pensiamo ai vigili del fuoco piuttosto che agli operatori del 118 o ancora ai militari.

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[Fonte: Agi]

Commenti (2)

  1. Il cervello emette onde che, nello stato di veglia, funzionano all’incirca tra 13 e 33 Hz (onde Beta), o che durante lo stato di sonno variano fra 3 e 7 Hz (onde Teta). La realtà muta, pertanto, in base all’antenna ricevente. Ecco perché appena svegli i movimenti e il cervello sembrano scoordinati: è più che normale, dobbiamo attendere che si innestino almeno le onde a 10 Hz.
    Dalla nostra mente si sprigionano, d’altro canto, le onde alfa (α, 7-12 Hz), quando siamo nel dormiveglia (immediatamente dopo esserci svegliati) o in una condizione meditativa leggera, mentre s’inseriscono quelle beta (β, 13-33 Hz), allorché ci troviamo nello stato d’attenzione o siamo impegnati nella risoluzione di problemi e attività cognitive.
    Infine vi sono le onde gamma (γ, 34-60 Hz). Queste sono preposte a collegare tempo e spazio a livello neuronale e ad interrelare, su più livelli di senso, la realtà in quanto interpretazione complessiva (memoria e coscienza).
    Ciò che non bisogna mai dimenticare, negli studi sulle relazioni fra la Risonanza Schumann (R. S.) e le funzioni cerebrali è che il Cervello umano è un complicatissimo congegno ricetrasmittente. Esso lavora sulle bande frequenziali della R. S. che funziona come Suono di Riferimento, nei confronti della quale si sviluppa una sorta di serie di Fibonacci Vibrazionale che funge da valore intermedio delle onde elettromagnetiche terrestri.
    1 – 2 – 3 Hz (Onde Delta)
    3 – 5 – (7) – 8 (Onde Teta)
    (7) – 8 – 13 (Onde Alfa)
    13 – 21 – 34 (Onde Beta)
    34 – 55 … (Onde Gamma)

    Da: All’origine fu la vibrazione. Nuove e antiche conoscenze tra fisica, esoterismo e musica
    NEXUS EDZIONI

    1. Grazie Alessio, molto interessante 😉

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