Pericolo antimonio nei succhi di frutta

di Piera Commenta

Le notizie sulla contraffazione dei prodotti alimentari ricorrono purtroppo a intervalli regolari e sempre più spesso capita di sentire di sostanza tossiche o proibite che vengono impiegate dalle aziende produttrici e che possono causare svariati problemi per la salute. L’ultimo allarme, lanciato dagli studiosi dell’ Università di Copenhagen riguarda i succhi di frutta, bevande preferite anche come merenda dei più piccoli, che contengono elevati livelli di antimonio, un semimetallo che può causare tumori, problemi all’apparato cardiovascolare ed ai polmoni.

Tante le marche che sono finite sotto accusa dopo l’analisi condotta su ben 42 tipi di succhi prodotti da 16 aziende, vi sono alcune aziende europee. L’antimonio è presente anche nell’acqua e proprio per la sua presunta tossicità l’ Unione Europea ha fissato dei limiti a questa sostanza che vengono invece superati di gran lunga dalle bevande alla frutta. La ricerca, pubblicata anche dall’ auterovole Journal of Environment Monitoring, ha subito destato l’attenzione degli esperti.

In realtà, però, poichè non sono previsti dalle normative europee dei limiti di riferimento per l’antimonio, fissati esclusivamente per l’acqua, a circa 0,005 milligrammi per litro, le aziende produttrici non hanno violato nessuna legge e non possono essere formalmente incriminate. La situazione, però, non è assolutamente rosea perchè ad allarmare ancora di più i ricercatori è il sospetto che l’antimonio non sia direttamente immesso nei succhi di frutta, ma che provenga invece dagli imballaggi. Nel mirino vi sono specialmente quelli in Pet, come la plastica delle bottiglie d’acqua, e Tetra pak. Inoltre gli studi hanno evidenziato che i livelli più alti di antimonio sono stati registrati nei succhi più ricchi di carboidrati che, quindi, potrebbero svolgere un ruolo importante incrementando i livelli della sostanza proibita.

Si tratta ancora di ipotesi che devono essere confermate e per ora l’allarme vale solo per alcuni succhi di frutta e bevande commercializzate in Danimarca, Grecia e Spagna e devono essere condotti ulteriori studi.

[Fonte: Corriere.it ]

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