Sclerosi multipla, confermata efficacia prolungata alemtuzumab

di Valentina Cervelli Commenta

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Dopo quattro anni è possibile affermare che l’efficacia di alemtuzumab nel trattamento dei sintomi della sclerosi multipla è durevole anche sul lungo periodo. Nel corso degli studi clinici risultati positivi sono stati registrati su oltre due terzi dei pazienti coinvolti.

Questo significa che in oltre il 70% delle persone trattate con alemtuzumab la disabilità è migliorata o i suoi livelli sono rimasti stabili. I dati sono quello relativi al secondo anno di estensione dello studio relativo al farmaco per il trattamento della sclerosi multipla attraverso due cicli annuali: le recidive ed il progredire della disabilità rimangono bassi. Senza contare che non sono emerse nuove problematiche sulla sicurezza del farmaco nonostante il prolungamento dell’assunzione. Commenta il dott. Alasdair Coles, professore presso il Dipartimento di Neuroscienze Cliniche dell’Università di Cambridge che ha avuto modo di lavorare sui risultati:

La maggior parte dei pazienti ha continuato a manifestare una riduzione dell’attività della malattia, nonostante l’ultimo trattamento farmacologico risalisse a tre anni prima. I risultati dello studio di estensione forniscono ulteriori evidenze dell’efficacia prolungata di alemtuzumab sia sulle recidive che sulla disabilità.

Il trattamento a base di alemtuzumab è stato comparato negli studi di fase III con il trattamento classico a base di interferone  nei pazienti affetti da forma recidivante-remittente di sclerosi multipla. Questa patologia è di tipo neurodegenerativo-demielinizzante, ovvero causa delle lesioni a carico del sistema nervoso centrale caratterizzate da perdita di mielina in più aree dello stesso. E’ da questo che deriva la sua definizione a placche.

La progressività della malattia presuppone la necessità di una ricerca costante di terapie efficaci in grado se non di guarire, almeno di rallentare la malattia e l’alemtuzumab sta mostrando di avere le caratteristiche necessarie per diventare uno dei farmaci di elezione in tal senso. Gli effetti collaterali riscontrati nei due anni aggiuntivi di studio sono gli stessi del periodo di osservazione principale e legati principalmente all’infusione. Per ciò che concerne la possibile comparsa di malattie autoimmuni in seguito alla somministrazione è stato predisposto un esauriente programma di gestione del rischio che comprende iniziative di formazione ed il monitoraggio periodico dei pazienti.

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