Tumore al seno: la radioterapia danneggia il cuore?

di Valentina Cervelli Commenta

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La radioterapia può causare problemi al cuore. Ovviamente non bisogna partire con allarmismi ingiustificati: ciò che la ricerca pubblicata recentemente sulla rivista di settore New England Journal of Medicine vuole suggerire è che le donne affette da tumore al seno e trattate con questo strumento sono più a rischio di sviluppare malattie cardiache sul lungo periodo.

Il pericolo , anche se molto piccolo esiste, e deve essere riconosciuto sebbene la lotta contro il cancro al seno debba rimanere la priorità per tutte le pazienti.  Lo studio, condotto dalla dott.ssa Sarah Darby dell’Università di Oxford ha preso in considerazione un campione di 2.168 donne che avevano ricevuto una diagnosi di tumore al seno provenienti da Svezia e Danimarca sottoposte a radioterapia.

Nel corso del periodo di follow up della ricerca, 963 donne hanno subito un attacco di cuore di differente gravità. Di loro alcune sono state sottoposte ad angioplastica, altre sono decedute per problemi cardiaci o di circolazione diversi anni dopo essere subito questo particolare approccio terapeutico contro il tumore. Le rimanenti 1.205 non hanno sviluppato alcun problema cardiaco. Gli scienziati, per comprendere meglio cosa accadesse, hanno utilizzato la “scala di grigi” per comprendere l’entità dell’esposizione alle radiazioni ed il grado di assorbimento di cuore ed arterie.

I dati hanno mostrato che i media le donne hanno assorbito da 1 a 5 unità di grigio, con aumenti in caso di tumore al seno sinistro. Il rischio di malattia e mortalità cardiaca aumentava del 7% per ogni unità di grigio assorbita. Un fattore che si è presentato in ogni caso dopo 5 anni dal trattamento e ed è persistito per almeno venti anni.

Ma si può rinunciare a guarire dal tumore al seno per proteggere il cuore e le arterie? I medici sostengono che la patologia tumorale a dover avere la priorità. Ciò non toglie che debbano essere messi a punto dei metodi di protezione funzionanti dell’apparato cardiocircolatorio.

Fonte| NEJM

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