Coronavirus, pericoloso per fertilità maschile?

di Valentina Cervelli Commenta

Il coronavirus pericoloso per la fertilità maschile? E’ una domanda che si sono posti in molti, aizzati dalla fake news che vorrebbe gli uomini più suscettibili a questo agente patogeno sia nel contagio che nella mortalità e non aiutati dalla poca chiarezza che vi è in merito agli effetti collaterali della patologia anche una volta guariti.

Mortalità in Italia più alta negli uomini

Qualche settimana fa ha infatti iniziato a diffondersi la notizia che la maggiore letalità nella categoria maschile sarebbe da collegare al fatto che sia possibile riscontrare il coronavirus all’interno dei testicoli. Le statistiche, almeno in Italia, confutano come spiegato in un report dell’Istituto Superiore della Sanità l’assunto che a essere più colpii sarebbero gli uomini. I numeri mostrano infatti che a essere contagiato è  il 51,2% delle donne rispetto al 48,8% degli uomini. Differenti sono i dati sulla mortalità, pari al 16,4% per la compagine maschile contro l’8,7% di quella femminile.

Scientificamente parlando è vero che è stato riscontrato all’interno dei testicoli il recettore per Covid-19, ma allo stesso tempo questo non significa affatto che la fertilità degli uomini guariti dalla malattia sia in pericolo. Non si può negare allo stesso tempo che la comunità scientifica si stia interrogando sulla questione: basti pensare allo studio pubblicato lo scorso 21 aprile sulla rivista di settore World Journal of Urology dal titolo “Covid-19 influenza la fertilità maschile?“. Il punto della situazione è che di questo nuovo coronavirus ancora non si sa abbastanza e la casistica non è sufficiente a dare una risposta certa.

La questione principale è se Covid-19 sia in grado di provocare danni ai testicoli e alla fertilità nei maschi. Non c’è una risposta definitiva e servirà un follow up dei pazienti maschi.

Tenendo conto del fatto che una possibile influenza sulla fertilità potrebbe essere dettata dalla risposta immunologica e infiammatoria dell’organismo affetto e non dalla presenza del virus all’interno dei testicoli.

Allarmismo o bisogna davvero preoccuparsi

Il fatto che il nuovo coronavirus possa avere ripercussioni sulla fertilità maschile preoccupa gli esperti ma allo stesso tempo li spinge a invitare alla prudenza e a non cedere a facili allarmismi. Tra i medici che hanno spiegato che bisogna mantenere la calma vi è Carlo Foresta, direttore dell’unità di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’azienda Università di Padova.

Secondo il luminare sono diversi i segni che ci dovrebbero far prendere tale preoccupazione, almeno per il momento, come un atto di allarmismo evitabile. E spiega:

E’ stato detto che la proteina ACE2, presente a livello polmonare e bersaglio del virus Sars-Cov2, è espressa anche a livello testicolare, dove interviene nel processo di produzione di spermatozoi e di ormoni sessuali maschili, pertanto è possibile ipotizzare che il virus possa riconoscere il testicolo come organo bersaglio. Le evidenze che abbiamo finora non sembrano però supportare questa ipotesi, perché su uomini positivi il virus non è stato trovato nel liquido seminale e neppure nel testicolo.

Non solo: ai testicoli il virus dovrebbe arrivare attraverso il sangue e fino a questo momento  soltanto un ricercatore è riuscito a isolare al suo interno. Tra l’altro nel testicolo manca il ricettore della proteina che darebbe modo al virus di attaccarlo.

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