Infezioni ospedaliere, più vittime degli incidenti

di Marco Mancini 4

Non solo malasanità, verrebbe da dire. Di solito la causa delle morti in ospedale si tende ad attribuirla ad errori medici o del personale della struttura, ma la gran parte dei decessi è dovuto ad una semplice infezione. Secondo l’ultimo studio presentato al Congresso annuale della Società italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) i decessi causati da un’infezione presa in ospedale ammontano a 7.500 l’anno, quasi 50 volte più dei casi di malasanità.

Si tratta di problemi comuni agli ospedali di tutto il mondo perché, essendo posti di solito affollati in cui ci sono tante persone malate, virus e batteri si possono diffondere con sorprendente rapidità. Tra il 5 e l’8% degli italiani che entrano in ospedale vanno incontro alla cosiddetta “infezione associata alle patologie assistenziali”, cioè un’infezione ospedaliera, che in termini assoluti colpisce circa 700 mila persone l’anno, l’1% delle quali non riesce più a guarire.

Questo numero è costante negli ultimi anni, al Sud come al Nord ma potrebbe essere ridotto del 30% con un piccolo investimento. Purtroppo le infezioni ospedaliere fanno più vittime degli incidenti stradali

spiega Giuseppe Ippolito, presidente del congresso e direttore scientifico dell’Istituto Malattie Infettive Spallanzani di Roma. Gli investimenti a cui il dottor Ippolito fa riferimento dovrebbero essere l’eliminazione dei cateteri, la riduzione del ricorso agli antibiotici, la monosomministrazione, la depilazione pre-operatoria ed un aumento dell’igiene.

I rischi sono più seri di una semplice infezione, dato che all’interno delle strutture ospedaliere si va incontro a

polmoniti nosocomiali e patologie multirestistenti

come aggiunge Evangelista Sagnelli, presidente Simit, il quale sottolinea che queste patologie sono causate da germi molto più resistenti di quelli normalmente presenti in natura perché trovano terreno fertile in questi ambienti caldi e umidi, in particolar modo nei reparti di degenza degli anziani ed in rianimazione.

I medici si lavano le mani solo nel 20% dei casi in cui dovrebbero e questo è un veicolo importante per i batteri. Poi servirebbe del personale specializzato in grado di gestire e coordinare all’interno dell’ospedale il problema di queste infezioni: un infermiere ogni 250-300 pazienti e un medico ad hoc ogni 400 pazienti

conclude Ippolito, e forse è proprio da qui che bisogna partire per risolvere un problema annoso ma di cui forse la soluzione esiste.

[Fonte: Corriere della Sera]

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