Dipendenza dal web? Altera il cervello come quella da alcol

di Valentina Cervelli 2

Internet non è un toccasana per il cervello, specialmente se in qualche modo sviluppiamo dipendenza nei suoi confronti.  Anche chi vi lavora a lungo dovrebbe fare attenzione a non cadere nel vizio della “navigata continua”: stare troppe ore davanti al pc non è salutare. Ed ora uno studio cinese pubblicato sulla rivista di settore Plos One ci spiega quanto davvero  crei problemi, al pari della dipendenza da alcol.

Ora, bisogna suddividere l’uso lavorativo del mezzo dalla dipendenza cronica da navigazione. Ciò non toglie però che un uso sregolato di internet possa modificare il cervello in modo duraturo. Il  nome con il quale viene riconosciuta la patologia è “Internet Addiction Disorder”, conosciuta anche sotto l’acronimo di “IAD” e si tratta di un disturbo di dipendenza dalla rete.

Il gruppo di ricercatori cinese guidati da Hao Lei dell’Accademia cinese delle scienze di Wuhan ha analizzato, tramite la risonanza magnetica per immagini, il cervello di diciassette adolescenti tra  i quattordici ed i ventuno anni con diagnosi di IAD. Alla base della stessa vi è stata la sottomissione ad un questionario specifico riguardante l’utilizzo che i ragazzi facevano del computer e della rete nei quali si analizzava non solo la frequenza dell’utilizzo del mezzo, ma quante volte e senza successo i giovani avessero tentato di tenersi lontani dal computer.

I risultati preliminari ottenuti dagli scienziati purtroppo non sono positivi. La scansione tramite risonanza ha infatti rivelato una alterazione della struttura del cervello, in particolare concernente  la sostanza bianca, quella parte del nostro encefalo che contiene le fibre nervose.

Modificazioni di questo tratto sono associate ai disturbi nel comportamento come quelli derivanti dall’alcol o da altre sostante stupefacenti. Non solo, in mancanza della “dose”, anche in questo caso vengono sviluppati i sintomi tipici dell’astinenza come tremori, ansia, pensieri ossessivi e movimenti involontari.

Questo studio è il primo che si focalizza sull’impatto della dipendenza sul corpo: e potrebbe rappresentare il punto di partenza per trovare una soluzione a questa patologia.

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Fonte: Plos One

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