Giornata Europea dell’Epilessia l’11 febbraio

di Valentina Cervelli Commenta

Il prossimo 11 febbraio si celebrerà la Giornata Europea dell’Epilessia. E mai come ora, nonostante questa malattia sia conosciuta e studiata, vi è bisogno di puntare i riflettori sull’informazione ad essa relativa.

L’epilessia è una malattia neurologica che può essere di diversa intensità ed importanza. Essa è una disfunzione del sistema nervoso centrale caratterizzata da “scariche elettriche” anormale rispetto al classico flusso della stessa con il quale le nostre cellule celebrali comunicano tra loro. In una persona sana gli scambi tra neuroni avvengono grazi a piccole variazioni di elettricità regolari e continue. In caso di epilessia l’equilibrio viene alterato ed alcune cellule, più eccitabili, generano una scarica elettrica incontrollata che può portare a diverse manifestazioni fisiche come convulsioni e contrazioni muscolari involontarie.

Ma quel che non bisogna ignorare è che si tratta di una malattia che si può tenere sotto controllo farmacologicamente a patto che venga fatta una diagnosi corretta a monte. E’ un concetto che va sottolineato, visto che gli scienziati ritengono che i numeri ufficiali siano frutto di una sottostima data dalla vergogna che le persone provano a soffrire di epilessia. Per paura di essere discriminati dalla società molte persone malate tengono nascosto il loro stato, peggiorando ancor di più la propria posizione sia dal punto di vista fisico che psicologico.

E ‘per questo motivo che le varie iniziative promosse sul territorio devono essere viste come un’occasione per imparare e capire che l’epilessia, a meno di casi particolarmente gravi, non rappresenta per forza una disabilità se si riesce a tenere sotto controllo la malattia attraverso farmaci dedicati. Un’informazione necessaria sia per chi non conosce la patologia ma soprattutto importante per chi è effettivamente affetto dalla stessa a causa della comprensibile paura di essere giudicati dagli altri. Un consiglio? Chiedete aiuto se siete malati al vostro specialista: può eventualmente indicarvi un ottimo psicologo capace di insegnarvi come reagire alla patologia.

Photo Credits | kentoh / Shutterstock.com

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