Ansia: chi ne prova di più, prova meno paura

di Valentina Cervelli 2

Se siete convinti che coloro che soffrono d’ansia siano anche coloro più impressionabili e paurosi, siete davvero fuori strada, almeno stando allo studio condotto dagli scienziati della School of Psychological Sciences dell’Università di Tel Aviv (Israele) e dell’Adler Center for Research in Child Developmental and Psychopathology, e pubblicato su Biological Psychology, i quali sostengono al contrario che più una persona è ansiosa, meno avrà paura.

E’ come se in loro si instaurasse un deficit di sensibilità di percezione. Una ricerca che viene a sfatare un luogo comune. E’ innegabile infatti che si pensi nella maggior parte dei casi che chi soffre di ansia sia anche “più debole” a livello di sopportazione della paura. La realtà ancora una volta supera le fantasie, visto che è stato rivelato che l’ansia rende meno sensibili alle situazioni di pericolo reale.

I coordinatori della ricerca Yair Bar-Haim e Tahl Frenkel per provare le loro ipotesi hanno reclutato dei volontari, suddividendoli in due gruppi: uno di ansiosi ed uno di non ansiosi. L’intero campione è stato poi sottoposto alla visione di immagini scelte per provocare intenzionalmente stati di paura ed ansia. Ogni persona è stata collegata ad un EEG per misurarne l’attività elettrica cerebrale.

Ed è qui che si è rilevata la sopresa: coloro che appartenevano al gruppo degli ansiosi venivano stimolati meno dalla visione delle immagini rispetto a coloro che facevano parte della schiera dei non ansiosi. Spiegando meglio: gli ansiosi sono fisiologicamente meno sensibili ai cambiamenti, anche impercettibili dell’ambiente, al contrario di coloro non ansiosi, i quali si trovavano in uno stato di maggiore attenzione al particolare.

Spiega il dott. Frenkel

I risultati dell’EEG ci dicono che quella che appare come ipersensibilità a livello comportamentale, è infatti il tentativo della persona ansiosa di compensare un deficit di sensibilità nella propria percezione.

I dati rivelati, come abbiamo anticipato, deriverebbero da un deficit nella capacità dio valutazione della minaccia, il quale porta ad una minore reazione inconscia.

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Fonte: Biological Psychology

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