Fertilità e clima: il global warming influisce su quella maschile

di Daniele Pace Commenta

I ricercatori hanno ormai provato il legame tra riduzione della fertilità ed esposizione professionale alle alte temperature, e individuato alcune categorie a rischio come i camionisti, i saldatori e i cuochi.

Il famoso riscaldamento climatico influisce sulla fertilità maschile secondo i ricercatori che sono intervenuti al Congresso nazionale ‘Natura Ambiente Alimentazione Uomo’ della Società Italiana di Andrologia (SIA), a Frascati.

La modernità sta facendo abbassare la fertilità maschile. Il clima caldo influirebbe assieme a inquinamento, agenti chimici e radiazioni. L’Italia è un paese in declino da tempo, e l’anno scorso si è avuto l’ennesimo record negativo, con poco meno di 440mila neonati, che rappresenta il numero più basso dall’unità d’Italia.

Gli andrologi avvertono

A lanciare l’allarme sono gli andrologi, che puntano il dito sulla modernità e la sua industria, che sta cambiando l’atmosfera e il clima. L’andamento economico non c’entra, secondo gli esperti, perché loro hanno misurato il numero medio degli spermatozoi. Quarantanni fa erano il doppio, e le persone non fertili, tra i maschi italiani, aumentano, e oggi sono il 10% della popolazione.

Secondo gli scienziati il riscaldamento globale sarebbe responsabile dell’abbassamento della fertilità maschile, così come osservato anche in altre numerose specie animali.

Anche in questo caso si è osservato un brusco calo della produzione di spermatozoi, con soli pochi gradi di differenza.

Alcune ricerche sono state fatte su farfalle e coleotteri, che rischiano l’estinzione proprio per la grande sensibilità degli organi riproduttivi maschili. E non è questo il solo rischio, come sottolinea il presidente della SIA, Alessandro Palmieri:

“Gli effetti negativi si tramandano anche sulla prole eventualmente generata che risulta meno fertile, con un 25% di riduzione delle capacità riproduttive”.

Quanto osservato nelle altre specie animali, è vero anche per gli uomini, anche se, precisa l’esperto, l’essere umano ha più difese rispetto alle altre specie.

Ma il sospetto per i ricercatori sta diventando certezza, perché secondo le loro analisi, anche la differenza di +0,1 C° nello scroto, riduce la fertilità. Per il presidente Palmieri dunque, non si deve puntare il dito solo contro i soliti fattori:

“L’involuzione della fertilità maschile pare ormai un dato di fatto ma incolpare solo il fumo, la chimica o le infezioni sessuali sembra ormai riduttivo: l’ambiente incide non poco e non solamente per i lavoratori a rischio”.

I ricercatori hanno ormai provato il legame tra riduzione della fertilità ed esposizione professionale alle alte temperature, e individuato alcune categorie a rischio come i camionisti, i saldatori e i cuochi.

Un accorgimento potrebbe essere quello di usare indumenti che permettano di disperdere il calore ed evitare la sedentarietà.

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