RU486. Da Marzo anche in Italia la pillola abortiva

di Salvina 4

E’ di questi giorni (Ansa, 5 Gennaio 2008) la notizia che entro Marzo sarà disponibile anche negli ospedali italiani la pillola abortiva RU486 (mifepristone). La richiesta di autorizzazione alla vendita è stata inoltrata nel Novembre 2007 dall’Agenzia italiana del farmaco, ma ci vorranno quattro mesi per l’immissione sul mercato.

Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano ritiene che questo sia un atto dovuto dal momento che l’uso del farmaco è autorizzato nella gran parte dei paesi dell’Unione Europea.
La pillola abortiva non confusa con la pillola del giorno dopo, un metodo contraccettivo che ha lo scopo di prevenire la gravidanza, bloccando l’ovulazione o impedendo l’impianto dell’ovulo già fecondato, in seguito a rapporti a rischio perchè non protetti o per il mancato funzionamento del metodo anticoncezionale prescelto.

La RU486 è stata elaborata da Emile E. Beaulieu nel 1980 presso la casa farmaceutica Roussel-Uclaf ed adottata per la prima volta in Francia nel 1988. Da oltre dieci anni l’uso del mefipristone è diffuso nella gran parte dei paesi in cui l’aborto è legale. In Italia l’uso del farmaco è stato introdotto per la prima volta in via sperimentale, in base alla legge 194 del 22 maggio 1978, nel 2005 all’Ospedale Sant’Anna di Torino su un campione di 400 donne. In seguito la sperimentazione è partita anche in Liguria, Toscana e, dal 2006, Puglia.


L’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica consiste nell’assunzione di due pillole a distanza di due giorni l’una dall’altra: il mifepristone e il misoprostol (una prostaglandina). L’assunzione della RU 486 inibisce l’azione del progesterone (ormone che permette l’avanzamento della gravidanza), l’associazione della prostaglandina misoprostol induce poi la contrazione dell’utero e favorisce l’espulsione dei tessuti embrionali.

Può essere usata sin dalle prime settimane di gravidanza (a differenza dell’aborto per aspirazione possibile solo intorno alla sesta settimana di gestazione) fino al limite della settima settimana. Si tratta di un metodo non invasivo che riduce i rischi di lesioni all’utero e quelli legati all’anestesia.
La somministrazione deve avvenire ambulatorialmente e sotto stretto controllo medico e non richiede nè interventi invasivi, nè ospedalizzazione. Per questo motivo si ritiene sia meno traumatico per la donna dal punto di vista fisico e psichico.
E’ efficace, se correttamente impiegata, nel 95% dei casi, mentre in una piccola percentuale di essi (2-5%) è necessario ricorrere a un intervento simile a quello praticato nell’aborto chirurgico entro i primi novanta giorni di gravidanza.

Tuttavia è ancora da dimostrare l’assenza di effetti collaterali a lungo termine ed esistono alcune controindicazioni rappresentate da: gravidanza extra-uterina, gestazione oltre le sette settimane, allergia al mefipristone, controindicazioni alle prostaglandine.

Gli effetti collaterali possono includere emorragie vaginali, nausea, vomito, febbre, dolori addominali.