Psicologia, superare il lutto: la storia di Joaquin Cortes

di Valentina Cervelli 2

La perdita di un famigliare o di una persona cara creano nelle persone una sensazione di tristezza e sofferenza. Una condizione psicologica non di rado difficile da superare. C’è chi per superare uno stato di questa tipologia ci mette mesi: c’è chi al contrario impiega anni, con o senza il supporto dell’analista. La storia di Joaquin Cortes, riportata su Ok Salute ne  è un valido esempio.

Circa due anni fa, il famoso ballerino ha perso la madre, a seguito di un male incurabile che l’aveva tenuta stretta nella sua morsa per diversi anni e che negli ultimi 8 mesi prima del decesso l’aveva costretta in un letto di ospedale. Al suo trapasso Joaquin ha spiegato di aver provato un “dolore assurdo, inaccettabile, di quelli che ti paralizzano e ti fanno credere che non ti riprenderai mai più”.

Questo atteggiamento è tipico di un lutto, specialmente nella condizione rapportuale madre-figlio-padre. CI si sente svuotati, privi di ogni energia. E’ come se i legacci che tengono ancorati la persona al mondo cadesserro di botto, recisi.

Cortes racconta di due anni passati nell’oblio più profondo, senza sosta.

Nei due anni successivi non ho praticamente vissuto: passavo intere giornate senza fare assolutamente niente, con la testa persa nel vuoto oppure fissa su di lei, quasi sempre in quella grande casa di famiglia dove viveva e dove, nonostante il viavai di parenti e amici che tentavano invano di aiutarmi, mi isolavo sempre di più. Dormivo perfino nel suo letto.

Tutto ciò nonostante l’amore di sorelle e nipoti. Un incapacità di reagire inimmaginabile fino al giorno in cui, guardandosi allo specchio, Joaquin Cortes non si è riconosciuto più. Ed ha capito che lasciandosi andare alla disperazione, le cose non sarebbero migliorate ma peggiorate. Si tratta di quel momento nel quale la persona capisce di essere arrivata in fondo al proprio baratro. E proprio da lì decide di ripartire.

Lo specchio mi ha rimandato l’immagine di una specie di naufrago, con la barba lunga, i capelli arruffati e il volto scavato. In quei due lunghissimi anni vuoti non mi era neppure passato per la testa di prendermi cura di me e del mio aspetto. Ed è stato come se mi fossi risvegliato da un torpore infinito.

L’analista non è mai entrato nei pensieri del ballerino. Sostiene di aver avuto bisogno del tempo necessario per elaborare il proprio dolore.

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Fonte: Ok Salute

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