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Sindrome di Down, bimbo cacciato dal centro estivo

Cacciato dal centro estivo perché affetto dalla sindrome di Down. Purtroppo non è la prima volta che ci troviamo davanti a questo tipo di discriminazioni, ma questo ci indica che dobbiamo darci da fare perché non accadano più. Quella di oggi è la storia di Danilo.

 

Il bambino ha nove anni e sa nuotare, anche nell’acqua alta senza timore, come raccontano i genitori. E’ un tifoso della Roma ed ama Peter Pan ed i pompieri. E’ un ragazzino pieno di vita, dolce, che è in grado di legare con tutti anche quando, semplicemente, va al supermercato con la mamma. L’essere affetto dalla sindrome di Down gli sta però precludendo la permanenza al centro estivo “Ottavia” della Capitale. Il padre di Danilo, Andrea Mantovani, si è sentito rispondere, dopo esserlo andato a prendere qualche giorno fa nel suo primo giorno di attività che “potrebbe creare problemi” e per questo non sarebbe più gradito all’interno del centro.

Un comportamento inaccettabile, lasciatecelo dire. In quale modo un bambino come Danilo può risultare pericoloso? Da quando la sindrome di Down rappresenta un problema in tal senso? Fortunatamente per il bambino, nessuna malattia cardiaca o motoria lo affligge: perché far gravare su di lui il peso di un esclusione sociale che non ha assolutamente basi mediche? Son domande che viene spontaneo porsi data la ricostruzione dei fatti giunta fino alla stampa. Anche perché il fulcro dell’intera questione, secondo il padre di Danilo, è che agli educatori non è andato bene che il piccolo abbia iniziato a correre per il giardino senza fermarsi mentre gli stessi lo chiamavano. Andrea ha spiegato di essere disposto a pagare una figura ulteriore per far si che suo figlio possa divertirsi con gli altri bambini: la risposta è stata comunque negativa.

Dal centro i responsabili spiegano che non si tratta di discriminazione nei confronti della disabilità o della sindrome di Down, ma semplicemente che la struttura non è attrezzata per questo tipo di assistenza. Il comune di Roma sta ora trovando una soluzione alternativa per Danilo, ma non sarebbe più adeguato pretendere per legge che ogni struttura del genere preveda assistenza e sia anche a misura di bambini con disabilità?

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